venerdì 19 maggio 2017

Prònoia

E’ la prònoia che uccide a quest'età. Non so perché ma la parola viene comunemente tradotta col termine “provvidenza”, cosicché l'impressione è che ci si trovi in presenza di una sorta di angelo custode che interviene tempestivamente nei casi disperati un po’ a capocchia, secondo il ghiribizzo del momento. In realtà la prònoia dovrebbe essere per gli stoici la produzione necessaria del mondo secondo logos e ragione: tutto accade secondo il giusto e nel migliore dei modi, il che non significa che sia giusto e meglio per noi, significa che è giusto e meglio per il logos, il quale, da vero stronzo, risponde solamente a se stesso. Eccoti spiegato il senso di quel “Ducunt volentem fata, nolentem trahunt” che mi piace tanto, il fato che guida i volenti e i nolenti li trascina: nell'impossibilità di vincere l'ineluttabile, la salvezza sta nell'adeguarsi alla logica degli eventi, più ti adeguerai e meno ti cruccerai, perché proprio allora sarai in sintonia con l'universo. (Tutto questo, parrebbe, in aperto contrasto con la mentalità scientifica, la quale invece si pone come obiettivo il continuo dislocamento della soglia dell'ineluttabile, azione benemerita, è nel suo logos). (altro caso è la pronoia in psicologia, termine che qui si oppone a paranoia: la pronoia è la sensazione che esista una cospirazione, sì, ma a nostro favore, vallo a spiegare agli sballati delle scie chimiche).