lunedì 29 maggio 2017

Baggio

Le suore tiravano le mele, e fanno male le mele, se ti arrivano in testa e sulle braccia o peggio in mezzo alle gambe, le tiravano veloci e prendevano la mira. Erano suore incattivite e acide, indurite dalla vita, niente di più lontano dai precetti francescani o dal giuramento di Ippocrate, del resto i loro degenti avevano perlopiù l'attitudine delle bestie in gabbia nutrite a film di Alvaro Vitali e da quegli animali in qualche modo dovevano pur difendersi, le poverette. "Sorella, che me la può dare adesso la mela che io in cambio le do la banana?", e via che partiva la mela con traiettoria tesa diretta al basso ventre prontamente parata con gli avambracci dal provocatore. L'Ospedale Militare di Baggio era una via di mezzo fra una caserma e un carcere, finii nelle sue grinfie per un prolasso della valvola mitrale e per una diagnosi di depressione, ne uscii dopo un andirivieni durato circa due anni in cui prima mi fecero rivedibile e poi mi riformarono definitivamente. Del resto a Baggio, come in ogni ospedale militare, era praticamente impossibile distinguere l'imboscato dal malato vero, vigeva la presunzione di colpevolezza (la fermata della metro era Inganni), così che con un prolasso si finiva in fureria, con la depressione era già una scommessa più rischiosa (pensarono bene di non rischiare, soprattutto dopo Full Metal Jacket). Difficile descrivere un posto più squallido di quello, forse nemmeno Céline avrebbe potuto, fatto sta che ad iter concluso caddi ancor più nello sconforto, talmente mi svuotarono di ogni residua energia psichica e nervosa che solo adesso riesco a parlarne a cuor leggero, ho ancora i bozzi delle mele prese di rimbalzo.