domenica 23 aprile 2017

Esegesi

Ammetto che della supercazzola di Grillo sul fine vita e sui radicali ci ho capito poco, scrive male come pensa, Grillo, ma qualcosa si è capito aldilà delle perifrasi e delle circonlocuzioni abborracciate: i radicali hanno troppe certezze sulla morte, sfoggiano una superiorità morale e un sicumera tale sull'argomento che si meritano la fine che hanno fatto, i radicali sono dei becchini che menano sfiga, dove c'è morte c'è radicale, i radicali sono sciacalli che speculano sulle disgrazie per raccattare un po' di voti fra i disabili, gli omosessuali, i divorziati e le coppie di fatto, disgraziati e minus habentes di vario genere e natura. Loro invece non hanno certezze perché "c'è una libertà di pensiero assoluta nel movimento" (e qui giù a ridere o a piangere, ad libitum). Me lo sono letto tutto il pezzo, che non si dica che come nel caso di Report facciamo polemica senza nemmeno aver guardato la puntata, di questi tempi occorre essere puntigliosi. Di più, l'articolo, a firma Beppe Grillo, me lo sono pure salvato e stampato ad imperitura memoria. Vi risparmio la parte sul medico che crede di sapere e invece non sa nulla sulla morte perché ha troppe certezze (non ci ho capito nulla), il finale recita così:

Gettare un mistero in mano a gente di quella fatta e gettare perle ai porci non è tanto diffferente, ne quella gente, nei i porci, sanno fare di meglio, con quelle perle, che guarnire una versione kitsch e nazionalpopolare di una questione che riguarda il nostro intimo più di qualsiasi altra. Una questione che, però, intima non può restare dal momento che è regolamentata e gestita dallo stato. Così non abbiamo permesso che il non poter definire la morte in se si sia trasformato in un caos alla radicale maniera; oggi così simile al modo in cui trattano le questioni moltissimi parlamentari che si sono nascosti dietro improbabili atteggiamenti morali in cerca di un autore politico a cui asservirsi.

(Ma come cazzo scrive? Va be', soprassediamo). Riassumendo: noi non siamo come i radicali che della morte ne fanno un carnevale (il riferimento al kitsch, per il "nazionalpopolare" non comprendo), i radicali sono un po' come dei porci a cui non si possono gettare le perle del mistero della morte (per quello ci sono gli amici di Avvenire), i radicali che si nascondono dietro improbabili atteggiamenti morali (improbabili?) in cerca di un posto nelle liste del PD, ho capito bene? Quella di strumentalizzare le disgrazie è una vecchia accusa che si muove ai radicali, per conto mio penso a chi, come Welby e Antoniani, ha scelto deliberatamente di farsi strumento politico per testimoniare alla luce del sole la propria libertà negata, e il resto sono cazzate. 

mercoledì 19 aprile 2017

Amorosi sensi

Oggi teneva banco la corrispondenza di amorosi sensi fra cattolici e grillini su un tema in cui sono evidenti le convergenze, il tema dell'apertura degli esercizi commerciali la domenica. La domenica si va a messa, dicono i cattolici, la domenica non si lavora, dicono i grillini, in spregio al capitalista cattivo che vuole appropriarsi della vita dei lavoratori privandoli finanche delle gioie familiari. La famiglia. Bravi i grillini che si dimostrano sensibili al tema, tana per il lupetto Renzi che fa tanto il baciapile poi però indica la via del lavoro invece del reddito universale (sarà esteso anche agli extraterrestri). Il povero Cerasa c'è rimasto male: anni di battaglie culturali in comune, l'aborto, l'eutanasia, l'olocausto demografico e quelli non ti fanno la fuitina, i nuovi Patti Lateranensi? Ingenuo d'un Cerasa, a loro basta passare all'incasso, mica si domandano da dove arriva la questua, son tutti figli di Dio, son tutte creature del Signore.

martedì 18 aprile 2017

Asilo

Cara Maestra, oggi ce l'avevano tutti con Report, soprattutto per via dei vaccini, ma anche per via di Benigni perché è amico di Renzi e allora bisogna inventare qualcosa, che i suoi amici gli avevano dato dei soldi e che adesso è fallito e allora chiede un prestito alla Banca Etruria, dove c'è il papà della Boschi, tanto per fare un po' di spirito di patata e far pensare che sotto sotto c'è della mafia, che anche lì ci sono delle cose losche. Sui vaccini dicono che fanno venire l'autismo e i più studiati che fanno venire anche l'omosessualità, ma ieri si parlava del vaccino contro il papilloma, che non so cos'è ma dicono che è un'invenzione delle cause farmaceutiche, come la lebbra, che invece è stata inventata dagli storici. Io chiedo scusa se non sono bravo a spiegare ma la mia mamma dice che con il tempo tutto si aggiusta, anche se io non credo.

lunedì 17 aprile 2017

Giuda

Altra questione interessante: Giuda tradisce ma il suo tradimento, per paradosso, dà il la al Cristianesimo, come a dire che senza Giuda niente crocifisso e nemmen la Pasqua. I cristiani dovrebbero solo ringraziarlo e invece Giuda diventa il traditore par excellence, anche se i fini teologi ci ricordano che la sua più grave colpa rimane pur sempre il suicidio (sul quale le fonti ad ogni buon conto discordano), avvenuto in ragione di quel pentimento che pur lo redime dalla precedente colpa. Povero Giuda, rimasto intrappolato negli ingranaggi del suo destino, serviva qualcuno che si immolasse, eccolo qui: Giuda Iscariota. Ora, vi diranno, qui c'è in ballo il libero arbitrio, Giuda poteva anche decidere di non tradire e a maggior ragione di non suicidarsi. Posto che una qualsiasi storia fatta oggetto di atto di fede la si deve prendere così com'è, a scatola chiusa (i passaggi più ostici sono misteri di fede e come tali vanno creduti), sarebbe più congruente pensare Pilato, l'Impero Romano, Caifa, il Sinedrio e tutto il popolo di quella parte del mondo come marionette o figuranti necessari alla buona riuscita del piano, e in effetti qualcuno qua e là l'ipotesi l'ha pure adombrata con conseguenti discussioni sull'effettiva colpevolezza di un strumento che è in mano al destino. Io da filosofo dico che quel "Giuda poteva anche decidere di non tradire" è un atto di fede non meno degli altri, che la libertà non si mostra e il povero Giuda, da grandissimo fesso, è entrato incolpevolmente in un gioco più grande di lui e quella del traditore è la sua sorte. Questo sempre a credere a quel che dicono.

Perché non credo

Perché non credo? Bisogna domandarselo. "Perché è dimostrato scientificamente che Dio non esiste" non è una risposta valida, l'esperimento non dimostra nulla, anzi, alcuni pensano addirittura che Dio si mostri attraverso l'armonia dei numeri e le leggi della fisica. A tal proposito citiamo Kant (su Wikipedia alla voce Deismo):

«Colui che ammette solo una teologia trascendentale vien detto deista, e teista invece colui che ammette anche una teologia naturale. Il primo concede che noi possiamo conoscere, con la nostra pura ragione, l’esistenza di un essere originario, ma ritiene che il concetto che ne abbiamo sia puramente trascendentale: che sia cioè soltanto di un essere, la cui realtà è totale, ma non ulteriormente determinabile. Il secondo sostiene che la ragione è in grado di determinare ulteriormente tale suo oggetto in base all’analogia con la natura: e cioè di determinarlo come un essere, che in forza di intelletto e di libertà contiene in sé il principio originario di tutte le altre cose.» (Critica della ragion pura).

Personalmente su Dio non so decidermi, piuttosto io non credo nella religione per una mia difficoltà tutta caratteriale di riconoscere l'autorità morale dei chierici. Io per esempio mi cresimai per non sentirmi il solito escluso, non perché credessi che attraverso la cresima avrei acquistato dei superpoteri, piuttosto per scendere a patti con la mia naturale asocialità. Checché ne dica il prevosto massimo, essere cristiani è perlopiù una questione di conformismo, di "piatta adesione e deferenza nei confronti delle opinioni e dei gusti" del cosiddetto "senso comune" (con tutta la problematica connessa alla sua evoluzione storica), questioni di ritualità da strapaese che su di me non fanno alcuna presa, tutto qui.

sabato 15 aprile 2017

La maledizione di Monterone

Non voglio concentrarmi sulla minutaglia e perdere di vista il quadro generale, non farò la fine degli americani che per fare gli schizzinosi sulla Clinton si sono ritrovati Trump, sono disposto a votare Pd pur di fermare l'onda lunga populista, e questo pur essendo ben coscio del personaggio Renzi con tutte le sue magagne. Uno spaccone, il Renzi, un banditore da televendite e tutto quello che volete, lui, il su' babbo e le sue Marie Elene Boschi sciabadabadà. Voi fate pure gli schizzinosi ma poi non venite a piangere quando vi troverete al governo quelli che definite i "fascio-grillini", anzi, vi riterrò corresponsabili e sarà allora che tutta la mia ira si riverserà su di voi come pioggia di fuoco e lapilli (tremate, gente, tremate). (Monterone, il personaggio di Rigoletto attorno alla cui maledizione ruota tutto il melodramma, specifico per gli ignoranti).

martedì 11 aprile 2017

Il dubbio

Stamattina ero più garantista, poi, verso sera, mano a mano che il crepuscolo allungava le sue ombre sulla vastità della terra, mi prendeva come un moto di ripulsa verso i garantiti, tanto che attorno alle 22.00 mi sembrava anche auspicabile che qualcosina dovessero pur pagare per tutta la loro albagia, e allora ben venga la manomissione degli atti purché sia fatta a fin di bene, mi dicevo, che la giustizia più giusta è quella che non tentenna. Scherzo. Tuttavia, come scrive la Pravda, se cade un'accusa resteranno pur in piedi le altre, impossibile pretendere da individui così abietti che possano tenere a posto le mani, un ditino nella torta ce l'avranno pure infilato, foss'anche per sfizio. Lasciamo fare agli inquirenti, piena fiducia nella magistratura. Un'allusione oggi, una domani, hai visto mai che un giorno... Piena fiducia nella magistratura. Nel dubbio condannarli tutti che non si fa mai peccato.

sabato 8 aprile 2017

Accorato appello

[stile baldanzoso, con venature nichiliste e retrogusto di luppolo] Come diceva il Malthus: fate meno figli, dio caro, diceva proprio così. L'accorato appello non andrebbe tanto rivolto all'occidente, il quale provvede da sé, quanto al resto del mondo. Il lavoro di diecimila travet lo fa una cinquantina di server, tutto finito. Sì, mi direte, ma "l'innovazione tecnologica che crea nuovo lavoro" dove la metti? Ma quella è una variabile imprevedibile, l'innovazione si può anche arrestare, non è detto che abbia andamento esponenziale, mentre vai a frenare, te, il tasso di natalità, un'operazione immane. Io, che sono cinico, dico che il miglior fattore di rallentamento della natalità è l'emancipazione femminile, più una donna è consapevole e libera nelle sue scelte e meno si presta a fare da macchina sfornafigli, con annessi cornucopianesimi e poetiche dei figli belli a mamma soja. La ricchezza di una nazione non si fonda sulla quantità di figli che riesce a sfornare, mica dobbiamo lavorare i campi, per quello ci pensano le macchine (e il caporalato in Puglia? Medioevo).

martedì 4 aprile 2017

Arrestate il desiderio

Intervista apparsa sul giornale dei vescovi all'economista e filosofo Hervé Juvin: «Siamo schiavi del desiderio infinito». In buona sostanza: era molto meglio quando le culture limitavano e guidavano il desiderio mentre oggi il desiderio è liberato e moltiplicato all'infinito, se una volta il mondo apparteneva a Dio, ora la convinzione e che ci appartenga per diritto, e questo non è un bene. E chi sobilla questo desiderio? La pubblicità, cioè il libero mercato, il neoliberismo planetario, la globalizzazione. Il governo del desiderio, dice, una volta spettava alla morale, ora, ahimè, comanda il denaro, vera misura di tutte le cose. Chi ci libererà dunque dalle liberazioni? Ne usciremo solo "ritrovando la sicurezza morale, spirituale e fisica che una forte identità fornisce." Non lo si distingue da un Diego Fusaro (aiuto! Arrestate il desiderio, ha esorbitato dalle sue funzioni, è uscito dai limiti, si crede onnipotente ed è giunta l'ora di dargli una lezione!).

Pragmatismo (2)

William James (1842-1910): il significato di un concetto è la conseguenza che esso produce. Anni fa, quando entrai in depressione, il significato delle mie azioni mi sfuggiva e per risolvere il problema nel senso più pratico decisi di non badare tanto alle intenzioni che si nascondevano dietro all'atto quanto ai suoi possibili effetti, in modo da misurarne il valore nel concreto e non fare sciocchezze, non passare per matto: giudicare le azioni per quel che fanno e non per quel che sono. Ero un pragmatico ante litteram, mi ero dato un'etica. Non è un'idea tanto peregrina. Sempre James: le dottrina metafisiche devono essere giudicate per le conseguenze che implicano. Se parliamo di dottrine metafisiche che intendono fare da guida agli uomini e da balia alla società, allora sì, più che d'accordo, quando le metafisiche rimangono invece racchiuse entro il discorso astratto, così da poterle rimirare in controluce e come pietre iridescenti, allora vale tutto. Io stesso non vado a proporre il non volere al mondo come panacea di tutti i mali, e questo perché? Perché sono un pragmatico e comprendo bene che non è una ricetta per tutti, solo per i casi più disperati.

lunedì 3 aprile 2017

Il pessimista razionale

Combatterò anch'io questa ennesima guerra persa contro il generale atteggiamento oscurantista e antiscientifico che sempre più si sta allargando a macchia d'olio, come un'epidemia. Io sarò pure uno scettico assoluto ma penso che nel dubbio sia sempre meglio scegliere il punto di vista scientifico contro la moda delle cospirazioni e dei complotti (pessimista sì, ma razionale). Io non so dove ci condurrà questo vento di follia, ho delle brutte sensazioni (son pessimista, no?) ma tant'è, la battaglia è giusta e va combattuta (e devo dire che al momento è l'unica che mi interessi, perché la considero vitale). La possibilità di accedere a una sconfinata mole di informazioni, lungi dal migliorare l'umanità, la sta rincoglionendo, e questo perché, vecchio adagio, non è tanto importante la quantità di nozioni che si riescono ad acquisire, quanto la capacità di metterle in relazione fra loro, sicché è dalla qualità delle relazioni che emerge la qualità del pensiero, e per questo la vedo grigia (non sono uno di quei filosofoni antiscientifici alla Husserl o alla Heidegger, e neppure un'idealista propugnatore della supremazia degli studi umanistici rispetto a quelli scientifici, la vera filosofia sa trascendere la distinzione e rivolgersi al tutto).

domenica 2 aprile 2017

Pragmatismo

Come diceva Kafka, nella guerra fra te e il mondo cerca di assecondare il mondo. Oltrepassata la fase dell'anticapitalismo naïf scoprii l'anima del commercio, non già perché portato per gli affari, ma per motivi più contingenti: la pagnotta. Ha un bel dire il filosofo, l'operatore culturale e sanitario, l'uomo di legge e quello di pubblica sicurezza, loro inseguano pure i propri elevatissimi scopi (se ne hanno), noi, per conto nostro, inseguiremo il vil denaro (ed inseguire è la parola esatta). C'è una frattura antropologica che corre fra l'uomo che si pone come scopo una finalità etica e quello che si pone invece il fine del guadagno, questi, solitamente, è il più disprezzato (e come lo disprezzavo anch'io!). Questa frattura si rispecchia poi nel modo in cui s'intende la politica, i primi ne privilegeranno gli aspetti etici e morali, i secondi si preoccuperanno principalmente del risultato. Io sono ormai fra questi, guadagnato alla causa del pragmatismo, sicché all'ammaestramento morale prediligo il fare, alle giaculatorie tranquillizzanti l'esito concreto, quel che resta è il prodotto, ed ogni giudizio venga espresso in funzione di quello.

sabato 1 aprile 2017

Ce li meritiamo

Il filosofo dice che è tutta colpa del capitalismo che ci ha resi schiavi delle passioni tristi, della rinuncia e dell'apatia, che bisogna ritrovare la forza di volontà per cambiare il mondo e fare la rivoluzione, che come il capitalismo non se n'è mai visti, che nemmeno la schiavitù ai tempi di Roma. Al filosofo non viene il dubbio che anche l'idea della volontà come forza che agisce sul mondo per plasmarlo a piacimento inerisca in qualche modo allo spirito del capitalismo, ma questi sono i tempi e questi sono gli intellettuali che ci meritiamo.

Wille zum leben

La Volontà genera, la Volontà spinge a generare, la Volontà trascende i singoli individui, si pone al di fuori dell'esperienza, è cosa in sé. Costretti entro la nostra particolare Anschauung dalle strutture a priori della percezione, il mondo in sé rimane impenetrabile all'intuizione immediata ma postulabile per mezzo dell'intelletto (Kant, Platone). La Volontà si riflette nella sua interezza sconfinata nell'individuo confinato, il contrasto fra la Volontà che vuole tutto e l'ente destinato al niente genera l'inevitabile sofferenza. Gli uomini reagiscono alla sofferenza perlopiù con la fantasia, generando l'illusione di Dio e della conservazione dell'individuo oltre la morte, oppure saltellando da un piacere all'altro per non ricadere nella malinconia. Alla base di tutto la Volontà agisce come motore del mondo e delle pulsioni, l'uomo crede di essere libero di volere ma in realtà ne è schiavo. Io credo in questo? Innanzitutto o si pensa o si crede, come dice il nostro, io vedo una lettura filosofica del senso delle cose fra le più raffinate, ma per vederne la bellezza bisogna prima fare la fatica di comprendere. Non è più bella la filosofia in pillole? Arriva prima dei lunghi trattati.

La quadruplice radice

Le quattro condizioni di possibilità dell'esperienza secondo schemi kantiani a priori: Il Principium rationis sufficientis fiendi, il divenire, nella forma del principio di causalità, il variegato mutare delle cose tradotto dalla coscienza come concatenazione di cause ed effetti; Principium rationis sufficientis cognoscendi, il dominio della ragione, l'organizzazione logica del mondo (principio di non contraddizione, terzo escluso, principi della matematica, verità empiriche e così via); Principium rationis sufficientis essendi, spazio e tempo come condizione di possibilità degli enti (esse est percipi nello spazio e nel tempo); Principium rationis sufficientis agendi, il necessario riconoscersi del soggetto come entità volente, come nucleo di pulsioni che lo spingono ad agire.