giovedì 30 marzo 2017

La parola fine

Il discorso del merito certificato da un curriculum come cartina di tornasole del destino lavorativo non mi ha mai convinto fino in fondo (il merito emerge in ogni caso sotto il ricatto dell'utile, e chi non serve alla causa tanti saluti, pure se è titolato), certo, il ministro che viene dalle cooperative con l'aria del maneggione gaudente non fa molta simpatia (anche perché di meriti, nelle vesti di ministro del lavoro, non è che abbondi), ma fermatevi un attimo a riflettere che cos'è un curriculum e ditemi se non è una cosa ridicola nella sua pretesa di elencare le abilità in forma di sommario, per esempio il curriculum del muratore: ha tirato su un muro, sa condurre la carriola, ha installato un water, ha testato un bidè. Posso capire un dottore o uno scienziato le cui capacità si possono più facilmente quantificare, ma dell'agente di commercio, per esempio, se non frequenta gli stessi alberghi dei clienti e non li invita pure a cena, se non ci gioca eventualmente a golf, che rimane? "La rete di contatti aiuta nel lavoro e/o a trovare lavoro, una verità sconvolgente alla quale gli italiani non sono ancora pronti. Partire dal presupposto che la rete di contatti sia di per sé moralmente sbagliata è una puttanata fotonica" (i virgolettati sono di un vecchia conoscenza internettiana, di certo non un filogovernativo, anzi, piuttosto indipendentista veneto). Lauree, stage, titoli di studio, se sei un cretino rimani sempre un cretino, lasciate che ve lo dica un dilettante professionista.