giovedì 23 febbraio 2017

Zio Pasquale

Zio Pasquale veniva da Milano con la Mini Cooper, quella di Mr. Bean, e lì dentro ci stava tutta la famiglia, lui, la zia e la cugina, scarrozzate per duecento chilometri in quella scatola di sardine verde mesto coi parafanghi sporgenti e le ruotine da Apecar. Dello zio al volante si vedeva giusto il cappello e un paio d'occhi che emergevano a quota periscopica sopra la linea dei finestrini, ma tanto gli bastava. A forza di vivere a Milano lo zio aveva preso abitudini cittadine, come quella di andare a comprarsi il giornale di buon ora per leggere di politica, e quindi indignarsi strascicando con voce belante e carica di biasimo un lombardo-veneto "Ma robb de mati!". "Robb de mati" poteva essere la linea della metro lasciata a metà, il caso di nepotismo, quello di corruzione, ma anche le cineserie di Andreotti o le smargiassate di Craxi, che tuttavia pure era stimato in quanto quasi dirimpettaio, non so se proprio lui o qualcun altro della sua gloriosa schiatta. Lo zio, come il nonno, faceva il ciabattino, e questo era sufficiente per mantenerci la famiglia e abitare in un vecchio appartamento dalle parti di Piazza Tal dei Tali, raggiungibile attraverso un ascensore inizio secolo con la gabbia in ferro battuto e le porticine in legno con chiusura a chiavistello e campanello d'allarme in ottone. Grande fu la sorpresa quando si presentò a bordo di una Fiat Uno causa furto della Mini Cooper, al nostro paese cose simili erano inconcepibili, e allora Milano ci appariva come un'unica grande fabbricona piena di macchine e di operai, ma anche di ladri e di disonesti di ogni sorta, il prezzo (salato) da pagare al progresso. Fu anche rapinato, mio zio, in negozio e per strada e forse anche sul portone di casa, tuttavia non perse mai il buon umore, me lo ricordo sorridente con quei suoi occhietti astuti e un neo o una voglia di perestrojka sulla pelata, come il Gorbaciov. L'ultima volta che lo vidi mi salutò dalla macchina suggerendomi con una strizzatina d'occhio di dare un bel pizzicotto sul sedere alla mia ballerina (perché a quel tempo bisogna sapere che andavo a scuola di liscio), e invero la mia ballerina un bel sedere ce l'aveva proprio, ma era un sedere, se così si può dire, altolocato, trattandosi della figlia di un sindaco e perciò praticamente inviolabile per quel sacro rispetto che ho sempre nutrito nei confronti delle istituzioni. Mi manca lo zio Pasquale.

(a mscaini).

(credo che farò una serie di piccoli racconti del paesino, una specie di mio testamento spirituale, se così si può dire).

5 commenti:

  1. mscaini gradisce assai la dedica e ti ringrazia di cuore. Suonerebbe bene "Majakovski della Comasina" o del "Giambellino" se non percepissi quegli echi nordestini tipici della zona Lambrate. Ma tu sei "Forma" e puoi "dare di pù", specie con brevi, piccoli racconti. Ché Carver ti fa un baffo, a te.

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    1. Carver in effetti lo trovo squalliduccio, a me piace l'umorismo.

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  2. io invece gradisco il racconto. (come del resto gli altri articoli ... più impegnati)
    Se ce ne saranno altri gradirò anche quelli !
    Grazie!
    ettoregonzaga

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  3. spero anche io in più racconti autobiografici, che la politica ha stufato
    Matteo Z.

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