lunedì 26 giugno 2017

La volta che incontrai Berlusconi

Ora posso dirlo senza timore di turbare il silenzio elettorale: ebbi l'occasione di incontrare Berlusconi dopo l'operazione e siccome non sono Travaglio gli feci i miei più sinceri auguri per la sua salute e gli dissi che pur non essendo mai stato un suo elettore lo ammiravo per la sua tenacia e per le straordinarie doti di resilienza, “sa cos'è?”, dissi, “lei mi ricorda quei fuoriclasse che pur non potendo correre in lungo e in largo per il campo appena gli danno la possibilità di tirare una punizione sono ancora letali”, lui scoppiò in una grande risata e mi guardò con quei suoi occhietti furbi, due fessurine da cinese, “lei è proprio un caro ragazzo”, disse, dopodiché chiamò un inserviente e gli bisbigliò qualcosa all'orecchio. Apparve come dal nulla una meravigliosa ragazza, non troppo alta, visetto angelico, occhi languidi, bella patata, mi chiese se volevo seguirla nel salottino, io dissi di sì ma solo per non offenderla, perché si sa che sono imbranato con le donne, e ci sedemmo su un bel divano di pelle color panna a sorseggiare un tè freddo alla pesca. Sentii subito come una mano posata sulla gamba, vidi i suoi bei capelli biondi avvicinarsi come in sogno mentre già mi si appannava la vista, "non è possibile!", mi ripetevo, mi parve di udire un suono celestiale di campanelli e… era la sveglia, era lunedì mattina e io ero già in un ritardo mostruoso.

sabato 24 giugno 2017

Sub specie aeternitatis

Ci ha fregato tutti, a tutti ci ha fregato. Si era fatto fotografare con gli agnellini, lui, che di avicoltura si era occupato, sì, ma in senso lato, era diventato pure vegetariano, si era messo a parlare coi cani, i merli e gli uccellini, lo davamo tutti per spacciato, e lui che fa? Zac, ti piazza la zampata alle comunali e tutto d'un tratto risorge come la fenice che dalle ceneri cresce (ogni volta). Puoi distruggerla come vuoi, ti rinasce da dentro (cit.). E quei gioppini di Renzi, Grillo e Salvini lasciati con un palmo di naso, l'onestah-tah-tah, l'immigra-toh-toh. Dico, non è genio questo? Ci vuole un'innata e notevole capacità di immedesimazione col carattere e la natura propria dell'homo italicus per resistere e persistere con tanta insistenza, tanto di cappello. E' ammirazione la mia, forse mi sono lasciato ammaliare dal fascino della ribalderia? E' una presa d'atto. Quando per troppo tempo girano solo contraffazioni senza ne arte ne parte a qualcuno poi viene la tentazione di riappropriarsi del cliché originale, è umano.

giovedì 22 giugno 2017

Mi hai tolto un peso

"Più sopra ho usato gli per loro: «Stupirebbero gli amatori... se qualcuno gli dicesse... ». Eguale scambio lo fa anche il Manzoni: «Chi si cura di costoro a Milano? Chi gli darebbe retta?» (Pr. Sp., II). L'accordo dei pronomi coi nomi al plurale è uno dei pesi più grossi che ostacolano i movimenti della nostra lingua. Se non ci abituiamo a sbagliare questo e altri accordi, non toglieremo mai l'italiano dalla sua aulica rigidità, ne faremo mai di esso una lingua duttile alle pieghe e ai ripieghi del nostro pensiero."

(Alberto Savinio, Nuova Enciclopedia).

martedì 20 giugno 2017

Resa incondizionata

E io che pensavo di avere trovato l'argomento definitivo contro il Piano Kalergi, ma pensa te che ingenuo, il piano è un atto di fede, se ci vuoi credere non c'è ragione che tenga. Mi sento come Schopenhauer contra Hegel, niente è nelle mie possibilità, la supercazzola vince sulla cruda realtà: ebbene, hai vinto tu, ti meriti la coppa. Ma che sostituzione programmata degli europei! Quelli vengono qui spinti dal bisogno e dal fascino dell'occident... no, come non detto: vinto tu, ti meriti la coppa.

domenica 18 giugno 2017

La marche sur Paris

E noi che eravamo preoccupati che Renzi pigliasse tutto il potere, hai visto cosa ti ha combinato Macron in Franza? La Marcia su Parigi: maggioranza assoluta con la metà della metà degli elettori, gli ultimi volenterosi sopravvissuti a tutta la sfilza di dispositivi elettorali. Nemmeno io andrò al ballottaggio settimana prossima, i due contendenti locali mi sono indifferenti. E poi sprecare due timbri due per un sindaco solo mi pare spropositato, c'è da fare la fila all'ufficio elettorale se finisci il lenzuolino, c'è da prendere il numerino, mica ceci. Si pone il problema della rappresentanza. La gente s'è disaffezionata, posto che noi si comprenda realmente quello che è nelle possibilità della politica e quello che non, ne dubito fortemente.

Occidentali's dharma

Voi lo sapete, io non sono per lo ius soli automatico, prima ci vuole un esamino, se sei fan di Ariana Grande, se segui Vacchi su Instagram, se guardi Uomini e donne, allora sì che puoi ritenerti un vero italiano, altrimenti tornatene a casa.

mercoledì 14 giugno 2017

Il piano Kalergi

E' arrivato Kalergi, dice che te saluta. "Kalergi lo sapeva: stanno sostituendo i popoli europei coi migranti. Il Capitale importa dall'Africa schiavi senza coscienza di classe per disfarsi dei cittadini radicati e protetti dai diritti. Mentre l'ideologia gender e il nuovo mito omosessualista distruggono la nostra procreazione" (l'ultimo marxista). Non è dunque che siamo fin troppi al mondo e tutti in cerca di qualcosa di cui vivere, no, c'è un piano ben congegnato del Capitale per togliere i diritti ai cittadini delle polis attraverso l'introduzione di schiavi numidi senza coscienza di classe. C'entrano pure i maricones, che, li vuoi lasciare fuori? Gli utili idioti del Capitale, i corruttori degli umori vitali dell'occidente che ci condurranno tosto all'estinzione. Ora, non è mia intenzione entrare nel merito dell'affaire Kalergi, cosa sia, cosa non sia e via dicendo (qui ve la vedrete voi, se ne avrete voglia), io dico solo che la questione è molto più semplice di come la dipinge il filosofo ribelle: siamo in tanti su questa terra, le crescenti necessità di ciascuno creano per eterogenesi dei fini tutto l'intricato plesso di problematiche ascritte al famigerato piano Kalergi, del quale non v'è alcun bisogno per spiegare le fantasmagoriche vicende della realtà (applicazione pratica del rasoio di Occam). Poi se ti piace infiorettare i fatti per renderli più romanticamente rivoluzionari fai pure, ma non ti aspettare che venga a stenderti ponti d'oro.

martedì 13 giugno 2017

Diefenbach

Dietro al motto "Omnia vincit ars" c'è un personaggio curioso, Karl Wilhelm Diefenbach, appartenente alla tribù teosofica e frequentatore del Monte Verità, di cui, pare, fu il primo ispiratore. Utopista, nudista, pacifista, poligamo e vegetariano, probabilmente omeopatista, sicuramente no-vac, intimamente legato al ricordo della madre che gli apparirà più volte in forma di visione nei frequenti momenti di crisi, non stupisce che gli vennero tolti i figli. Ne soffrì e cominciò a vagare a piedi nudi in cerca di se stesso, si cibò di bacche, si sdraiò frequentamente sull'erba, finché trovò conforto nella pittura, genere simbolista: paesaggi marini, cieli notturni e tempestosi afferenti al concetto di sublime kantiano, esotismi ed esoterismi vari, figure femminili di luce e via dicendo. La scarsa documentazione fotografica ce lo mostra barbuto e con lo sguardo da matto, avvolto in una tunichetta da Jedi, una via di mezzo fra Rasputin e Gustav Klimt. Altro motto celebre: "Meglio morire che rinnegare i miei ideali!". Dopo il crack finanziario della sua comunità si trasferì a Capri, dove morì nel 1913 all'età di sessantadue anni senza aver rinnegato i suoi ideali e dove sessant'anni dopo gli verrà dedicato un museo ospitato presso la locale Certosa di San Giacomo (l'amore per il Grand Tour e per le rovine del passato, il richiamo della macchia mediterranea abitata dalla pittoresca fauna meridionale che resiste tutt'ora e riverbera nei soggiorni ischitani della cancelliera). Poi un giorno ne diremo due sulla teosofia.

lunedì 12 giugno 2017

Omnia vincit ars

Noi pensatori d'alta quota, frequentatori del bello, iperborei habitué del sublime, abbiamo sviluppato un metodo infallibile per reagire alle contumelie della vita quotidiana: manca il denaro, i conti non tornano già al principiar del mese? Niente paura: tosto un pregiatissimo libro sotto il braccio e via a rinchiuderci dentro il bagno, là sul trono in ceramica dove ogni clamore cessa. Intendo il clamore del mondo che irrompe dall'esterno in melodiosa antitesi al borboglio dello stomaco che erompe dall'interno. L'arte vince ogni cosa, omnia vincit ars.

L'analisi

Renzi talmente era concentrato su Grillo che da dietro gli è spuntato Berlusconi e oplà, Sotomayor! Grazie zio Silvio, a buon rendere. "Pazzo, che dici? Berlusconi il corrotto e il corruttore, l'emblema del disastro antropologico italiano1!1!!!". Hai ragione: che rabbia. Più indignato: diamine, che sciagura! Seguono geremiadi sull'italiota coprofago a cui piace prenderlo in culo, ecc. ecc. (comunque io non darei per spacciato il grullismo, il tempo è galantuomo). (adesso che il centrodestra è risorto possiamo fare a meno anche di Renzi: addìos, come dice Cannavacciuolo).

domenica 11 giugno 2017

Hebdomeros

Che bello l'Hebdomeros di Giorgio De Chirico, lo scrivo pensando ai quei due o tre appassionati dei dioscuri che per ipotesi passassero di qua. Colgo l'obiezione: eh ma non è un romanzo, non ha una trama, un luogo, un tempo ben definito, non ha personaggi. "Ebben, che vuol dire? Basta con queste ubbie grette e piccine!" (citazione del Gianni Schicchi di Puccini su libretto di Giovacchino Forzano, nonno di Luca Giurato). L'Hebdomeros è un campionario di visioni e umori direttamente tratti dalla produzione pittorica del Maestro, ne è l'immaginario svelato e messo nero su bianco, è come leggerne i quadri invece che guardarli. E come scrive bene, il maledetto, maestro della rêverie, gran cuciniere della madeleine, di gran lunga più raffinato dei colleghi surrealisti che finirono pure per prenderlo a schiaffi, letteralmente. A tratti più carognetta del fratello Savinio, che al confronto ci fa la figura del galantuomo. Ottimo sarebbe poterne assorbire lo stile per poi riproporlo sulle pagine del blog, ci stiamo lavorando. (Hebdomeros da "hébdomos" e "ēmera", cioè “del settimo giorno”, con riferimento ad Apollo, nato nel settimo giorno del mese e Dio della bella armonia e delle arti in generale).

sabato 10 giugno 2017

L'ordoliberalismo

L'ordoliberalismo (od ordoliberismo che dir si voglia) sulle prime può sembrare addirittura una parolaccia e invece è un concetto che ha la sua importanza e conviene farsene un'idea se si vuole stare al passo con il pensiero antagonista e ribelle che va per la maggiore. Sul web lo si trova abbinato al concetto di economia sociale di mercato, come suo precursore, può venire indicato anche come Scuola di Friburgo. L'ordoliberismo approva e sostiene il liberismo e l'iniziativa privata ritenendole fondamentali per lo sviluppo economico, tuttavia con alcune restrizioni, riservando cioè allo Stato e ai governi il compito di intervenire là dove il liberismo viene meno alla sua funzione sociale. L'ordoliberismo non crede dunque all'azione autoregolatrice della mano invisibile, il concetto per cui la somma degli interessi particolari gioverebbe provvidenzialmente all'interesse collettivo, cardine del pensiero liberista classico, l'ordoliberismo fa da balia ai mercati e ne corregge le storture garantendo per quando possibile uno sviluppo economico il più armonioso possibile. Perché dunque tanta avversione nei suoi confronti da parte del pensiero antagonista e ribelle? Perché viene per forza di cose identificato con le vicende della grande finanza mondiale, con i giochi di potere delle banche centrali, con la tecnocrazia tedesca che si arroga il diritto di porsi al comando della comunità europea con la sua sovrapproduzione di leggi e di normative, e non ultimo con il complotto mondialista plutomassonico (nei casi più conclamati di paranoia trova il modo di agganciarsi anche alla teoria del gender e al venir meno dei valori giudaico-cristiani). Voi non date retta ai ciarlatani e maître à penser dell'ovvio e della grulleria imperante, prendete l'ordoliberalismo per quello che è, una vicenda seria e importante che ha contribuito non poco allo sviluppo economico europeo del secondo dopoguerra, grazie a quello oggidì anche i dissidenti possono permettersi il lusso di vestire Prada e sfoggiare orologi di marca. 

Ricerca

Mi scuso se non ho toccato palla in questi giorni di grandi fatti di cronaca e di sconvolgimenti interplanetari ma bisognava darsi da fare per la pagnotta. Com'è avere i soldi? Mi piacerebbe tanto saperlo, perché devo condurre uno studio, devo fare delle ricerche, avrei bisogno di immedesimarmi in quello che il suo stipendio ce l'ha di sicuro alla scadenza pattuita ed estrarne il profilo psicologico, per vedere cosa s'inventa per trovare comunque qualcosa da lamentarsi.

domenica 4 giugno 2017

Tifosotti

Ora, non voglio offendere nessuno che mi ci metto dentro anch’io, ma se pensi a quanto sia idiota in sé tifare per una squadra di calcio, proiettare le proprie frustrazioni sui colori di una maglia, fare gruppo per sentirsi massa (Canetti, ecc.), in un bisogno quasi patologico di ritrovare nell’altro le tue stesse passioni, così da esserne confortato, rinfrancato al punto da coltivare l’ebrezza della violenza nei casi più conclamati, be’, solo allora ti rendi conto quanto l’idiozia sia un fardello che ci portiamo appresso come un gemello parassita impossibile da estirpare. Detto questo, Juve merda (scherzo, su). 

La resistenza è inutile

Ora il Renzi me lo ritrovo anche su Medium, mi arrivano le notifiche anche se non lo seguo. Un pezzullo sui fatti di Londra, non dobbiamo permettere che cambino il nostro stile di vita, ecc. Presidiano il web per non perdere la battaglia delle news, diffondono meme, tampinano i grillini, vanno a scovare quello che "io non sono razzista però i negri puzzano", giustissimo, solo che poi "orgogliosi di questa generazione, due grandi capitani!", vale a dire il Renzi e il Totti, testé arruolato per i sacri valori sportivi che rappresenta. Inutile resistere, ogni epoca ha le sue tecniche di propaganda commisurate ai mezzi a disposizione, e anche se ti prende un qual certo imbarazzo e ti sembra a volte di doverti vergognare per loro, attivisti del web grillini e renziani in toto, sappi che quello superato sei tu che stai ancora ai dischi di Little Tony.

(la grillina razzista poi non era vero che era razzista, una fake news segnalata da Renzi in persona a bella posta per farci la figura del signore).

Riabilitazione

Un apologeta è un apologeta, fa il suo mestiere. Così quando di tanto in tanto mi capita di spiluccare "Storia dell'Inquisizione" (Il Sapere, 100 pagine 1500 lire, Tascabili Economici Newton, 1997) non mi sorprendo più di tanto delle tesi ivi esposte. "Dove più s'incupisce il nero della leggenda è a proposito della tortura", scrive l'autore. Primo: la tortura la praticavano tutti (e va be'), veniva anche usata nei tribunali laici per estorcere confessioni (i laici medievali te li raccomando). Secondo: L'inquisizione non irrorava direttamente le pene, quello spettava al braccio secolare (cambia tutto). L'eretico pertinace, in quanto tale, veniva condannato subito al rogo e basta (mi hai tolto un peso). Terzo: esistevano particolari confraternite che avevano il compito di proteggere i condannati condotti al patibolo dalle intemperanze della folla inferocita (ma quale tortura?). Mi hai convinto: l'Inquisizione non era poi così brutta come la dipingono i moderni.

mercoledì 31 maggio 2017

Conditio sine qua non

Dicevo: Il sistema elettorale tedesco con scappellamento al cinque è un ottimo sistema, a condizione di trovarsi in Germania. Io in Germania ci sono stato per lavoro qualche anno fa, fu il mio primo viaggio all'estero se escludiamo il Ticino e la Calabria, ho visitato Amburgo, la regina, passando per Ochtrup, il paese delle fiabe, poi ridiscendendo sono passato per Düsseldorf, che ho trovato brutta, quindi per la Westfalia, che ho trovato bella, e infine per la Baviera, che ho trovato media. Che dirvi? Germania mia patria d'elezione, l'ultima Thule, la sensazione di un paese governato col maggioritario. L'unica vera vocazione dell'Italia è invece la cazzimma.

lunedì 29 maggio 2017

Imperturbabilità

Una volta che hai equiparato le passioni politiche a quelle calcistiche è come se ti si aprisse un mondo, avrai trovato la chiave di volta dell'universo. Non lo vedi quello che augura la morte all'avversario, lo "sparati!", il "lascialo lì che concima!" che ho sentito quella volta che sono stato a San Siro? Sette anni son passati dalla caduta in disgrazia di Fini e Storace era ancora lì seduto sulla riva per infierire sul cadavere (mi viene in mente Lercio: "Aspetta in riva al fiume il cadavere del suo nemico ma lui passa su uno yacht pieno di figa"). E non c'è pure quello che augura un cancro a Renzi, uno sturbo a Grillo, quello che spera che il Salvini se lo inculi il negro? La politica è pure peggio del pallone, tutto è livore, acrimonia, risentimento, e ad inseguire l'acrimonia farai la fine di quelli dell'Mdp, cioè darsi arie di capire tutto per non combinare niente. Il giorno che guarderai tutto con distacco e comprenderai che l'unico vero modo per smontarli è non prenderli nemmeno in considerazione acquisirai una tale imperturbabilità che al confronto Seneca diventerà l'incredibile Hulk, e in più conserverai intatte le tue camicie. 

Baggio

Le suore tiravano le mele, e fanno male le mele, se ti arrivano in testa e sulle braccia o peggio in mezzo alle gambe, le tiravano veloci e prendevano la mira. Erano suore incattivite e acide, indurite dalla vita, niente di più lontano dai precetti francescani o dal giuramento di Ippocrate, del resto i loro degenti avevano perlopiù l'attitudine delle bestie in gabbia nutrite a film di Alvaro Vitali e da quegli animali in qualche modo dovevano pur difendersi, le poverette. "Sorella, che me la può dare adesso la mela che io in cambio le do la banana?", e via che partiva la mela con traiettoria tesa diretta al basso ventre prontamente parata con gli avambracci dal provocatore. L'Ospedale Militare di Baggio era una via di mezzo fra una caserma e un carcere, finii nelle sue grinfie per un prolasso della valvola mitrale e per una diagnosi di depressione, ne uscii dopo un andirivieni durato circa due anni in cui prima mi fecero rivedibile e poi mi riformarono definitivamente. Del resto a Baggio, come in ogni ospedale militare, era praticamente impossibile distinguere l'imboscato dal malato vero, vigeva la presunzione di colpevolezza (la fermata della metro era Inganni), così che con un prolasso si finiva in fureria, con la depressione era già una scommessa più rischiosa (pensarono bene di non rischiare, soprattutto dopo Full Metal Jacket). Difficile descrivere un posto più squallido di quello, forse nemmeno Céline avrebbe potuto, fatto sta che ad iter concluso caddi ancor più nello sconforto, talmente mi svuotarono di ogni residua energia psichica e nervosa che solo adesso riesco a parlarne a cuor leggero, ho ancora i bozzi delle mele prese di rimbalzo.

domenica 28 maggio 2017

Commodo

[l'addio di Totti mi ha fatto venir in mente l'antica Roma, ecco qui una storiella dei bei tempi andati]

Anche al grande Marco Aurelio toccò in sorte di generare un figlio scemo, Commodo, il padre se n'era pur accorto ma in ossequio al precetto stoico si era come rassegnato al destino ben conscio che tutto accade secondo volontà del logos, sperava forse che le responsabilità dell'impero avrebbero fatto rinsavire il giovane ma si sbagliava. Commodo era appassionato di giochi gladiatori e tanta era la passione che scendeva egli stesso nell'arena vestito da Ercole con la testa di lupo sul capo, come l'Uomo Tigre o quel tal figlio di Gheddafi che credendosi Messi si era fatto scritturare dal Perugia. Tronfio e megalomane, aveva cominciato a rinominare le istituzioni dell'impero con nomi fantasiosi seguiti dall'aggettivo "commodiano", talmente era unfit che in mancanza di moderne procedure di impeachment il Senato cominciò a tramare contro di lui, una prima congiura finì male per i congiurati, la seconda riuscì nell'intento. I principali registi e promotori furono il prefetto del Pretorio e il cubicularius Ecletto (praticamente il responsabile della camera da letto), i quali, temendo rappresaglie per essersi opposti alle ennesime stravaganze dell'imperatore, con l'appoggio di alcuni senatori assoldarono la concubina Marcia, favorita dell'imperatore, per avvelenarlo. Come nel caso di Rasputin l'avvelenamento non sortì effetto alcuno perché l'imperatore, sentendosi appesantito, chiese ai servitori di aiutarlo a vomitare praticandogli così una rudimentale lavanda gastrica. Disperati, i congiurati si rivolsero allora al maestro dei gladiatori Narcisso (praticamente il suo personal trainer), il quale, sotto la promessa di una lauta ricompensa, raggiunse l'imperatore nella spa e finalmente lo strangolò. Dopo la morte si ordinò la damnatio memoriae, finché Settimio Severo, per motivi di opportunità politica, ne decretò la riabilitazione e la beatificazione, con apposito culto a lui dedicato. Fin qui la narrazione ufficiale, quella scritta dai vincitori, ma che ne possiamo sapere, noi, della verità storica, noi che di Craxi abbiamo fatto un ladro e di Berlusconi un erotomane? Diciamo allora che Commodo era un po' come Trump, solo più imbecille.

sabato 27 maggio 2017

Disbrigo

E' stata una settimana difficile: il caso Insinna scoppiato come un fulmin a ciel sereno, le sentenze del Tar, Long John scambiato per un santo. Da esperto di pacchi posso dirvi che Insinna si vedeva lontano un miglio che è un falsone, tutta quell'allegria ciarliera, ti avevamo sgamato. Sulla sentenza del Tar certo che Franceschini ci poteva stare un po' attento, non è tanto il "prima gli italiani", è che non si fanno le cose a cazzo di cane (il Tar del Lazio comunque è da abolire e da sostituire con un patronato della UIL). En passant posso segnalare che il sovrintendente della Scala di Milano è austriaco e questo non è bello nel paese del Va' pensiero. Un solo capitano, una sola maglia: Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia! E con questo passo e chiudo e ritorno nel mio mondo (funzioni fisiologiche espletate nel tempo di valore europeo di sei secondi netti).

lunedì 22 maggio 2017

Disgelo

Ogni anno la stessa storia: noi che al nord passiamo nove mesi al buio imbacuccati nelle pelli d'orso a intagliare ruspe di cedro per i nostri piccini ai primi caldi veniamo come abbacinati dal bagliore delle gambe delle nostre squaw, come se per tutto quel tempo si fossero conservate in frigo fra il grasso di foca e le costine di maiale e si portassero appresso ancora un poco di quel rigore da disciogliere come rugiada sotto i tiepidi raggi del sole. La donna che d'inverno è tutta più segreta e sola, tutta più morbida e pelosa, e bianca, afgana, algebrica e pensosa, d'estate è più pubblica e impegnata, tutta più tonica e depilata, e afro, americana, euristica e facilona, è una geometria non euclidea che sconvolge i piani ben congegnati dell'uomo parallelepipedo, e tutto questo per un brevissimo arco di tempo, poi la finestra temporale si richiude e arrivederci all'anno successivo. Morale della favola: buonanotte.

domenica 21 maggio 2017

Trova le differenze/2

La differenza principale fra Grillo e Briatore è che Grillo fa i soldi con lo storytelling della povertà, Briatore con quello della ricchezza, per il resto stessi yacht, stesse scarpe da barca (stessi belli capelli!). Sia detto questo senza alcuna invidia sociale, anzi, ad avere i mezzi anch'io passerei le mie giornate sugli yacht (ci sarà la wifi sugli yacht?), solo l'innocente vi dirà che Grillo è antropologicamente superiore, eticamente irreprensibile, grande senso morale, perché lui, a differenza di me e Briatore, è sinceramente interessato e compartecipe delle miserie dei poveri e degli esclusi: una volta i montati si credevano Napoleone, oggi si credono San Francesco.


Cartesio e l'eresia capitalista

Hanno cominciato con Cartesio, colpevole, lui, di aver ricondotto il mondo sensibile alla fredda logica della res extensa: il mondo è una sofisticata macchina popolata da automi, conoscendone a fondo i meccanismi si potrà ben replicarne le forme viventi. Certo, rimane il problema di infondere vera coscienza nelle macchine, che per Cartesio la rex cogitans è storia a sé e giunge nel mondo provenendo dall'esterno (Dio, ecc.), ma è pur sempre qualcosa. Proprio da qui, infatti, inizia l'eresia, quel modo di sfidare la natura sul proprio campo con l'inconfessata (?) intenzione di dominarla, eresia che allargandosi a macchia d'olio darà poi la stura alla produzione industriale di massa e al vile mercantilismo moderno (il capitalismo, nientemeno). Ah, quanto erano invece più giusti i greci delle polis che sapevano rimanere entro i propri limiti senza alcun danno per l'umanità! Dimenticandosi en passant tutte le miserie del passato, perché il tempo che non è stato vissuto è sempre più eroico e favoloso, pronto per essere idealizzato rispetto al magmatico presente e all'imperscrutabile futuro. Guarire dal passatismo filosofico, giudicare più obiettivamente i grandi processi storici, questo il mio umile consiglio.

sabato 20 maggio 2017

Dichiarazione di guerra

Nota musicale: Il repertorio barocco è stato una scoperta, tale l’eleganza, la leggerezza e la vita che vi scorre dentro che l’opera ottocentesca, al confronto, sembra il brutto sogno di un giannizzero che ha mangiato pesante, per non dire delle nevrosi novecentesche, il Karlheinz Stockhausen, che già dal nome è una dichiarazione di guerra alle orecchie.

venerdì 19 maggio 2017

Ferita

L'argomento dei filosofi à la page: l'individualismo come malattia della volontà infinita e tracotante che tutto brama per sé e tutto vuole, non sorprenda che in questo quadro la scienza finisca per essere additata come braccio armato dell'hybris, una sorta di Frankenstein (il Prometeo moderno), il mostro impazzito che si rivolta contro il suo creatore. Lontanissimi i tempi dei Piero Angela e dei Paco Lanciano, oggi si porta il più rassicurante Alberto, che giochi pure all'Indiana Jones alla ricerca del tempio perduto, non fa danni. Lo scienziato, una volta riverito con deferenza tal quale i maestri di scuola, oggi è un servo delle lobbies, vuoi quelle farmaceutiche, vuoi quelle delle armi, e così via. E tutto perché dall'altra parte del mondo un miliardo di cinesi han deciso di darsi al capitalismo facendoci in brevissimo tempo le scarpe (ma pure i jeans e le magliette), questa ritrovata voglia di povertà condita in salsa sovranista è solo la lunga lamentazione dell'occidente ferito nell'orgoglio.

Prònoia

E’ la prònoia che uccide a quest'età. Non so perché ma la parola viene comunemente tradotta col termine “provvidenza”, cosicché l'impressione è che ci si trovi in presenza di una sorta di angelo custode che interviene tempestivamente nei casi disperati un po’ a capocchia, secondo il ghiribizzo del momento. In realtà la prònoia dovrebbe essere per gli stoici la produzione necessaria del mondo secondo logos e ragione: tutto accade secondo il giusto e nel migliore dei modi, il che non significa che sia giusto e meglio per noi, significa che è giusto e meglio per il logos, il quale, da vero stronzo, risponde solamente a se stesso. Eccoti spiegato il senso di quel “Ducunt volentem fata, nolentem trahunt” che mi piace tanto, il fato che guida i volenti e i nolenti li trascina: nell'impossibilità di vincere l'ineluttabile, la salvezza sta nell'adeguarsi alla logica degli eventi, più ti adeguerai e meno ti cruccerai, perché proprio allora sarai in sintonia con l'universo. (Tutto questo, parrebbe, in aperto contrasto con la mentalità scientifica, la quale invece si pone come obiettivo il continuo dislocamento della soglia dell'ineluttabile, azione benemerita, è nel suo logos). (altro caso è la pronoia in psicologia, termine che qui si oppone a paranoia: la pronoia è la sensazione che esista una cospirazione, sì, ma a nostro favore, vallo a spiegare agli sballati delle scie chimiche). 

mercoledì 17 maggio 2017

Ultimo miglio

Sono molto stanco e provato stasera, soprattutto per la situazione lavorativa, tuttavia dicono che il capitalismo sia agli sgoccioli e che questi siano solo gli ultimi singulti del mostro morente: a breve ci attende un futuro di pace e di tranquillità, tutti i bisogni appagati, ogni conflitto finalmente risolto, si tratta solo di portare ancora un po' di pazienza. 

domenica 14 maggio 2017

Sorte dell'Europa

Sorte dell'Europa di Savinio è un librettino agile nel formato ma profondo nel pensiero che andrebbe sempre tenuto nel taschino della giacca se solo gli uomini usassero ancora portarla. Si prenda ad esempio 30 agosto 1943 - Difesa dell'intelligenza, dove partendo da Schopenhauer (Schopenhauer e Leopardi tenuti in massima stima), si fa una difesa appassionata di Giovanni Gentile, del suo diritto di esistere anche dopo la caduta del fascismo come uomo di pensiero, perché l'Italia ne ha bisogno, sappiamo tutti come andò a finire. Mi sento molto affine a Savinio, facendo le debite proporzioni.

Mes félicitations

Non per farmi bello, che non ne ho bisogno, ma tenete presente che sostenevo la candidatura Macron già in tempi non sospetti, quando tutti ancora pensavano che avesse moglie e figli normali. E badate che a fronte di tanto impegno da Soros non ho voluto un euro, ci è bastato uno sguardo e ci siamo intesi immediatamente al volo, da cospiratore a cospiratore. In fondo vi ho solo fatto un piacere, cinque anni di plutocrazia massonica rettilian-finanzaria e la Francia implorerà in ginocchio di ritornare alla civiltà preindustriale, quand'era ancora garantito un lavoro dignitoso a tutti e gli ebrei sapevano starsene al loro posto. Vive la France, Vive la République!

lunedì 8 maggio 2017

Trova le differenze

Tema: è Renzi il Macron italiano oppure è Macron il Renzi francese? Svolgimento: Renzi, si sa, è più personaggio di Age & Scarpelli, Renzi è più Sarkozy (che a sua volta rimanda a Louis de Funes), Macron invece è già più serio, però se ti vai a leggere il cursus honorum del francese ci troverai delle sorprendenti analogie, come se la macchina che produce la realtà si fosse divertita a creare un doppione, nasce il sospetto che uno dei due abbia copiato. Piacerebbe, al Renzi, avere il suo partito personale, che a modellarlo a sua immagine e somiglianza le dodici fatiche di Ercole, senonché la Republique ti conferisce una tale allure e una tale majesté che il Renzi se la può solo sognare, a voglia di accreditarsi come amico personale di questo e di quello, la classe non è in vendita. L'Italia, per tutti, rimane quel paese un po' approssimativo ma pieno di arte e di bel vivere che non va preso troppo sul serio, quel tanto per farsi una bella mangiata in compagnia e tanti saluti alla linea e ai vincoli di bilancio (a Obama testé sceso a Milano consigliamo il Baglioni, che ci fanno una cotoletta da leccarsi i baffi, altro che hot dog).

domenica 7 maggio 2017

Il borghese

Dal borghese piccolo piccolo al borghese meschino meschino, conosco l'argomento, me la prendevo anch'io con i borghesi. Senonché per lavoro sono entrato in contatto con alcuni di loro e lì è stata la fine: cominci a trattarli con umanità, capisci che anche loro hanno dei sentimenti, che ce ne sono perfino di intelligenti, come Thomas Mann. A quel punto è tutto uno scivolare sempre più giù per il piano inclinato, cominci a non detestarli più come prima e addio alle tue residue pulsioni rivoluzionarie. Il vero borghese sarebbe quello che tiene ai suoi soldi e per ipocrisia si attacca alle tradizioni e ai valori morali per fare blocco sociale, come se il proletario non tenesse al denaro, se ne avesse, che il proletario è una specie di santo privo di meschinità e di egoismi: fanfaluche, tutti sgomitano nel proprio piccolo. Imparate a disprezzare la democrazia con rispetto.

(da oggi formamentis raddoppia su tumblr con in più le donne nude).

Nigredo, albedo e rubedo

Dove la scienza non arriva a consolare ecco il supplemento di consolazione: c'è una cura portentosa contro questa tal malattia ma un complotto delle case farmaceutiche ve la tiene nascosta, a loro conviene prolungare la vostra agonia per guadagnarci. Ci sono medicine alternative che vi riconciliano con l'anima del mondo, le portentose proprietà dei cristalli curativi (ritorno a Giordano Bruno, buonanima): hai visto mai che l'ametista fa il miracolo? E' un po' come il Dio che rimane presente nel mondo come speranza di ultima istanza. Poi, è chiaro, l'ametista non può fare il miracolo perché agisce esclusivamente sull'intuizione, quello che cura veramente è il citrino.

Ressentiment

Per una lettura cinica della storia: la politica come l'arte di gestire il ressentiment di chi non ce la fa e rimane escluso, l'arte di dargli una speranza, fosse anche la suggestione di potersi in qualche modo affrancare. Così fu per il marxismo: tu ora sei un debole e un oppresso ma automatismi economici scientificamente necessari porteranno al dissolvimento del tuo stato di minorità, eccoti servito il sol del'avvenire (anche i movimenti anti-sistema predicano il fallimento del capitalismo come qualcosa che è già in atto, il necessario dissolvimento del grande oppressore). Non a caso ho scritto ressentiment, così come lo intendeva Nietzsche: ci si prefigura come oppressi piuttosto che considerarsi inadeguati tout court, l'amor proprio è salvo (non è da escludere che Nietzsche stesso fosse vittima del meccanismo). Poi c'è la società cosiddetta borghese e liberale con la sua libertà di intrapresa: ciascuno può essere l'artefice delle proprie fortune. La soluzione, al contrario del marxismo, in un certo numero di casi pure ha funzionato. Quando però per qualche ragione l'ascensore sociale non funziona più e si rimane senza prospettive ecco che il ressentiment riemerge anche in ceti sociali non propriamente bassi, ideale terreno di coltura dei populismi (miglior parola non c'è), bravissimi a blandire trasversalmente l'insoddisfazione popolare con promesse tanto mirabolanti quanto campate in aria: dal grado e dalla qualità del lusingamento si evince la qualità della proposta politica.

giovedì 4 maggio 2017

Fine della corsa

Voi direte: manca qualcuno all'appello in questo frangente storico, manca la sinistra, non tanto la sinistra-sinistra (quella dai tempi di Bertinotti e ora fagocitata dal movimentismo anti-sistema, nuovo miraggio e sol dell'avvenire), manca tutta la tradizione ex comunista e pidiessina, dov'è finita? Nel nulla. D'altronde una tradizione, per sopravvivere, deve pur incarnare una suggestione, e che suggestione vuoi che incarnino, oggi come oggi, un D'Alema e un Bersani, abbandonati finanche dalle bocciofile e dai circoli di burraco? Altri sono gli eroi del popolo, altre le suggestioni. Colpa loro, non di Renzi o del perfido caimano che ha cambiato i connotati agli italiani, colpa loro che hanno ancora il passo del novecento e gli operai li hanno studiati sui libri di storia. E' tutto finito, compagni, fine della corsa, fatevene una ragione.

mercoledì 3 maggio 2017

#LeGrandDebat

E' la notte del Grand Debat: la mia opinione è che se ti serve un confronto TV per decidere per chi votare allora non ti meriti nemmeno la democrazia, perché se pensi di informarti affidandoti ai talk poi è naturale che la tua idea di politica si riduce al dissing e al vaudeville, la democrazia comporta uno sforzo più meditato che non sia il semplice battibecco fra comari. Per carità, continuante pure così, facciamoci del male, però poi non dite che non ve l'avevo detto. (Le Pen durissima: “lei, Macron, sta con ‘na vecchia!”. Dibattito bellissimo). 

martedì 2 maggio 2017

Turandot



Mi sono perso dentro un sogno che si chiama Turandot. Se all'orecchio più villano potrà sembrare l'ennesimo esercizio di esotismo pucciniano (e ce ne fossero), be', non ha fatto i conti con l'incanto della musica che lo trascinerà suo malgrado in un mondo meraviglioso da Mille e una notte, fantasmagoria di suoni e di voci celestiali, con in più quel tocco di comicità che nel miglior Puccini non manca mai. Poco importa se Cina e Persia si confondono, anzi, fino al coro funebre di Liu, vero finale dell'opera lasciata incompiuta, tutto si regge proprio in virtù della sua incoerenza e forse è proprio il finale apocrifo la parte meno interessante, lì dove tutto viene ricondotto frettolosamente alla logica del lieto fine da mani meno ispirate, Puccini non ne ha colpa (pare che fino all'ultimo fosse ancora indeciso sul da farsi). E' una fortuna che abbia incrociato l'opera a quest'età, è una compagnia mica da poco, un bel modo per affinare ulteriormente i sensi.

lunedì 1 maggio 2017

Precisazione

Una precisazione. In questo post ("Non c'è diritto che non sia positivo") ripreso dall'amico J. sul suo tumblr sembra quasi che io volessi fare il Salvini, in realtà volevo proporre un concetto che ho incrociato studiando Nietzsche, e cioè il problema della volontà di potenza collegata alla genealogia della morale, ed è un problema vero e non campato in aria: di diritti naturali non ce ne sono, tanto meno umani e men che mai razionali, tutto è diritto positivo fra gli uomini, cioè stabilito dalle convenzioni mediate dai più disparati fattori storici e dai rapporti di forza che via via si vengono a creare fra stati e nazioni. Questa cosa è un vero guaio, perché poi ai Salvini, agli Orban, ai civilissimi svizzeri, non potrai mai opporre altro che argomenti fondati sul sentimento caritatevole e l'empatia verso il prossimo, argomenti, questi, che sono tutto fuorché stabili e duraturi, e infatti si vede come va a finire quando la fratellanza fra i popoli va a ramengo perché è passata di moda e non c'è altro appiglio.

Nota

Mi aspettavo di più da Emiliano, intendo prima che il voto nei circoli indicasse le gerarchie, con quel suo piglio da presa della Bastiglia, per contro mi aspettavo di meno da Orlando, candidato incolore ma evidentemente rassicurante. Bisogna tener conto della natura del popolo del PD, lo avete visto nelle foto, parevano tutti pensionati della PA, gente dal carattere gentile che vuole sentirsi rassicurata, nonni dinamici ma ponderati che oggi organizzano le primarie e domani te li ritrovi a Barcellona o in gita a San Gimignano. Avanti con Renzi, dunque, che avrà il suo bel da fare per connotarsi come il nuovo che avanza, certo fra i suoi spopola, ma fra gli altri? Aggiungi che a questo punto la vittoria del grillismo mi pare cosa talmente scontata che già comincio a convincermi che tutto sommato non sarà poi una gran sciagura (bisognerà pur prepararsi all'ineluttabile).

sabato 29 aprile 2017

Gramsci

Questo è un breve invito a distinguere le vicende personali di Gramsci dal suo effettivo valore politico e filosofico. Sulle vicende personali, per carità, non è bello essere stati prigionieri politici del fascismo e su questo siamo d'accordo, che poi per questo Gramsci sia diventato un'icona di sinistra, come il Che, e soprattutto icona antifascista, quello è pure naturale e nemmeno qui nulla da eccepire, dopodiché cominciano le magagne e la magagna principale sta nel suo essere marxista. Certo il marxista dirà che proprio in quello consisteva la sua grandezza, ma noi che non lo siamo questa grandezza non la cogliamo. Il concetto di egemonia culturale, la sua arguzia sociologica, il suo slancio idealistico, tutto molto bello, ma poi sempre funzionale allo schema marxista della lotta di classe, della rivoluzione più o meno permanente, del feticismo dell'etica inteso come necessità di indottrinamento delle masse popolari incolte (l'indottrinamento capitalista no, quello mai, quello marxista invece sì per qualche ragione legata a una non meglio definita futura felicità del genere umano finalmente liberato dai rapporti di classe: e chi te l'ha detto che saremo più felici?). Quando leggo le battute del "Gramsci che oggi si rivolterebbe nella tomba" riferite all'Unità, il "giornale fondato da Gramsci", io dico: ma per fortuna che l'Unità non è più gramsciana, sarebbe più a sinistra del Manifesto, farebbe campagna per i grillini. Dopodiché comprendo che esista anche una forma di sentimentalismo nell'adorazione del santino, non si può discutere, sarebbe come parlar male di Richard Wagner ai wagneriani o di Giuseppe Verdi ai verdiani, e perciò qui mi fermo perché contro il tifo ragion non vale. (Usi perniciosi del concetto di egemonia culturale in Fusaro: l'egemonia culturale capitalista ci vuole tutti gay e contro natura).

domenica 23 aprile 2017

Esegesi

Ammetto che della supercazzola di Grillo sul fine vita e sui radicali ci ho capito poco, scrive male come pensa, Grillo, ma qualcosa si è capito aldilà delle perifrasi e delle circonlocuzioni abborracciate: i radicali hanno troppe certezze sulla morte, sfoggiano una superiorità morale e un sicumera tale sull'argomento che si meritano la fine che hanno fatto, i radicali sono dei becchini che menano sfiga, dove c'è morte c'è radicale, i radicali sono sciacalli che speculano sulle disgrazie per raccattare un po' di voti fra i disabili, gli omosessuali, i divorziati e le coppie di fatto, disgraziati e minus habentes di vario genere e natura. Loro invece non hanno certezze perché "c'è una libertà di pensiero assoluta nel movimento" (e qui giù a ridere o a piangere, ad libitum). Me lo sono letto tutto il pezzo, che non si dica che come nel caso di Report facciamo polemica senza nemmeno aver guardato la puntata, di questi tempi occorre essere puntigliosi. Di più, l'articolo, a firma Beppe Grillo, me lo sono pure salvato e stampato ad imperitura memoria. Vi risparmio la parte sul medico che crede di sapere e invece non sa nulla sulla morte perché ha troppe certezze (non ci ho capito nulla), il finale recita così:

Gettare un mistero in mano a gente di quella fatta e gettare perle ai porci non è tanto diffferente, ne quella gente, nei i porci, sanno fare di meglio, con quelle perle, che guarnire una versione kitsch e nazionalpopolare di una questione che riguarda il nostro intimo più di qualsiasi altra. Una questione che, però, intima non può restare dal momento che è regolamentata e gestita dallo stato. Così non abbiamo permesso che il non poter definire la morte in se si sia trasformato in un caos alla radicale maniera; oggi così simile al modo in cui trattano le questioni moltissimi parlamentari che si sono nascosti dietro improbabili atteggiamenti morali in cerca di un autore politico a cui asservirsi.

(Ma come cazzo scrive? Va be', soprassediamo). Riassumendo: noi non siamo come i radicali che della morte ne fanno un carnevale (il riferimento al kitsch, per il "nazionalpopolare" non comprendo), i radicali sono un po' come dei porci a cui non si possono gettare le perle del mistero della morte (per quello ci sono gli amici di Avvenire), i radicali che si nascondono dietro improbabili atteggiamenti morali (improbabili?) in cerca di un posto nelle liste del PD, ho capito bene? Quella di strumentalizzare le disgrazie è una vecchia accusa che si muove ai radicali, per conto mio penso a chi, come Welby e Antoniani, ha scelto deliberatamente di farsi strumento politico per testimoniare alla luce del sole la propria libertà negata, e il resto sono cazzate. 

mercoledì 19 aprile 2017

Amorosi sensi

Oggi teneva banco la corrispondenza di amorosi sensi fra cattolici e grillini su un tema in cui sono evidenti le convergenze, il tema dell'apertura degli esercizi commerciali la domenica. La domenica si va a messa, dicono i cattolici, la domenica non si lavora, dicono i grillini, in spregio al capitalista cattivo che vuole appropriarsi della vita dei lavoratori privandoli finanche delle gioie familiari. La famiglia. Bravi i grillini che si dimostrano sensibili al tema, tana per il lupetto Renzi che fa tanto il baciapile poi però indica la via del lavoro invece del reddito universale (sarà esteso anche agli extraterrestri). Il povero Cerasa c'è rimasto male: anni di battaglie culturali in comune, l'aborto, l'eutanasia, l'olocausto demografico e quelli non ti fanno la fuitina, i nuovi Patti Lateranensi? Ingenuo d'un Cerasa, a loro basta passare all'incasso, mica si domandano da dove arriva la questua, son tutti figli di Dio, son tutte creature del Signore.

martedì 18 aprile 2017

Asilo

Cara Maestra, oggi ce l'avevano tutti con Report, soprattutto per via dei vaccini, ma anche per via di Benigni perché è amico di Renzi e allora bisogna inventare qualcosa, che i suoi amici gli avevano dato dei soldi e che adesso è fallito e allora chiede un prestito alla Banca Etruria, dove c'è il papà della Boschi, tanto per fare un po' di spirito di patata e far pensare che sotto sotto c'è della mafia, che anche lì ci sono delle cose losche. Sui vaccini dicono che fanno venire l'autismo e i più studiati che fanno venire anche l'omosessualità, ma ieri si parlava del vaccino contro il papilloma, che non so cos'è ma dicono che è un'invenzione delle cause farmaceutiche, come la lebbra, che invece è stata inventata dagli storici. Io chiedo scusa se non sono bravo a spiegare ma la mia mamma dice che con il tempo tutto si aggiusta, anche se io non credo.

lunedì 17 aprile 2017

Giuda

Altra questione interessante: Giuda tradisce ma il suo tradimento, per paradosso, dà il la al Cristianesimo, come a dire che senza Giuda niente crocifisso e nemmen la Pasqua. I cristiani dovrebbero solo ringraziarlo e invece Giuda diventa il traditore par excellence, anche se i fini teologi ci ricordano che la sua più grave colpa rimane pur sempre il suicidio (sul quale le fonti ad ogni buon conto discordano), avvenuto in ragione di quel pentimento che pur lo redime dalla precedente colpa. Povero Giuda, rimasto intrappolato negli ingranaggi del suo destino, serviva qualcuno che si immolasse, eccolo qui: Giuda Iscariota. Ora, vi diranno, qui c'è in ballo il libero arbitrio, Giuda poteva anche decidere di non tradire e a maggior ragione di non suicidarsi. Posto che una qualsiasi storia fatta oggetto di atto di fede la si deve prendere così com'è, a scatola chiusa (i passaggi più ostici sono misteri di fede e come tali vanno creduti), sarebbe più congruente pensare Pilato, l'Impero Romano, Caifa, il Sinedrio e tutto il popolo di quella parte del mondo come marionette o figuranti necessari alla buona riuscita del piano, e in effetti qualcuno qua e là l'ipotesi l'ha pure adombrata con conseguenti discussioni sull'effettiva colpevolezza di un strumento che è in mano al destino. Io da filosofo dico che quel "Giuda poteva anche decidere di non tradire" è un atto di fede non meno degli altri, che la libertà non si mostra e il povero Giuda, da grandissimo fesso, è entrato incolpevolmente in un gioco più grande di lui e quella del traditore è la sua sorte. Questo sempre a credere a quel che dicono.

Perché non credo

Perché non credo? Bisogna domandarselo. "Perché è dimostrato scientificamente che Dio non esiste" non è una risposta valida, l'esperimento non dimostra nulla, anzi, alcuni pensano addirittura che Dio si mostri attraverso l'armonia dei numeri e le leggi della fisica. A tal proposito citiamo Kant (su Wikipedia alla voce Deismo):

«Colui che ammette solo una teologia trascendentale vien detto deista, e teista invece colui che ammette anche una teologia naturale. Il primo concede che noi possiamo conoscere, con la nostra pura ragione, l’esistenza di un essere originario, ma ritiene che il concetto che ne abbiamo sia puramente trascendentale: che sia cioè soltanto di un essere, la cui realtà è totale, ma non ulteriormente determinabile. Il secondo sostiene che la ragione è in grado di determinare ulteriormente tale suo oggetto in base all’analogia con la natura: e cioè di determinarlo come un essere, che in forza di intelletto e di libertà contiene in sé il principio originario di tutte le altre cose.» (Critica della ragion pura).

Personalmente su Dio non so decidermi, piuttosto io non credo nella religione per una mia difficoltà tutta caratteriale di riconoscere l'autorità morale dei chierici. Io per esempio mi cresimai per non sentirmi il solito escluso, non perché credessi che attraverso la cresima avrei acquistato dei superpoteri, piuttosto per scendere a patti con la mia naturale asocialità. Checché ne dica il prevosto massimo, essere cristiani è perlopiù una questione di conformismo, di "piatta adesione e deferenza nei confronti delle opinioni e dei gusti" del cosiddetto "senso comune" (con tutta la problematica connessa alla sua evoluzione storica), questioni di ritualità da strapaese che su di me non fanno alcuna presa, tutto qui.

sabato 15 aprile 2017

La maledizione di Monterone

Non voglio concentrarmi sulla minutaglia e perdere di vista il quadro generale, non farò la fine degli americani che per fare gli schizzinosi sulla Clinton si sono ritrovati Trump, sono disposto a votare Pd pur di fermare l'onda lunga populista, e questo pur essendo ben coscio del personaggio Renzi con tutte le sue magagne. Uno spaccone, il Renzi, un banditore da televendite e tutto quello che volete, lui, il su' babbo e le sue Marie Elene Boschi sciabadabadà. Voi fate pure gli schizzinosi ma poi non venite a piangere quando vi troverete al governo quelli che definite i "fascio-grillini", anzi, vi riterrò corresponsabili e sarà allora che tutta la mia ira si riverserà su di voi come pioggia di fuoco e lapilli (tremate, gente, tremate). (Monterone, il personaggio di Rigoletto attorno alla cui maledizione ruota tutto il melodramma, specifico per gli ignoranti).

martedì 11 aprile 2017

Il dubbio

Stamattina ero più garantista, poi, verso sera, mano a mano che il crepuscolo allungava le sue ombre sulla vastità della terra, mi prendeva come un moto di ripulsa verso i garantiti, tanto che attorno alle 22.00 mi sembrava anche auspicabile che qualcosina dovessero pur pagare per tutta la loro albagia, e allora ben venga la manomissione degli atti purché sia fatta a fin di bene, mi dicevo, che la giustizia più giusta è quella che non tentenna. Scherzo. Tuttavia, come scrive la Pravda, se cade un'accusa resteranno pur in piedi le altre, impossibile pretendere da individui così abietti che possano tenere a posto le mani, un ditino nella torta ce l'avranno pure infilato, foss'anche per sfizio. Lasciamo fare agli inquirenti, piena fiducia nella magistratura. Un'allusione oggi, una domani, hai visto mai che un giorno... Piena fiducia nella magistratura. Nel dubbio condannarli tutti che non si fa mai peccato.

sabato 8 aprile 2017

Accorato appello

[stile baldanzoso, con venature nichiliste e retrogusto di luppolo] Come diceva il Malthus: fate meno figli, dio caro, diceva proprio così. L'accorato appello non andrebbe tanto rivolto all'occidente, il quale provvede da sé, quanto al resto del mondo. Il lavoro di diecimila travet lo fa una cinquantina di server, tutto finito. Sì, mi direte, ma "l'innovazione tecnologica che crea nuovo lavoro" dove la metti? Ma quella è una variabile imprevedibile, l'innovazione si può anche arrestare, non è detto che abbia andamento esponenziale, mentre vai a frenare, te, il tasso di natalità, un'operazione immane. Io, che sono cinico, dico che il miglior fattore di rallentamento della natalità è l'emancipazione femminile, più una donna è consapevole e libera nelle sue scelte e meno si presta a fare da macchina sfornafigli, con annessi cornucopianesimi e poetiche dei figli belli a mamma soja. La ricchezza di una nazione non si fonda sulla quantità di figli che riesce a sfornare, mica dobbiamo lavorare i campi, per quello ci pensano le macchine (e il caporalato in Puglia? Medioevo).

martedì 4 aprile 2017

Arrestate il desiderio

Intervista apparsa sul giornale dei vescovi all'economista e filosofo Hervé Juvin: «Siamo schiavi del desiderio infinito». In buona sostanza: era molto meglio quando le culture limitavano e guidavano il desiderio mentre oggi il desiderio è liberato e moltiplicato all'infinito, se una volta il mondo apparteneva a Dio, ora la convinzione e che ci appartenga per diritto, e questo non è un bene. E chi sobilla questo desiderio? La pubblicità, cioè il libero mercato, il neoliberismo planetario, la globalizzazione. Il governo del desiderio, dice, una volta spettava alla morale, ora, ahimè, comanda il denaro, vera misura di tutte le cose. Chi ci libererà dunque dalle liberazioni? Ne usciremo solo "ritrovando la sicurezza morale, spirituale e fisica che una forte identità fornisce." Non lo si distingue da un Diego Fusaro (aiuto! Arrestate il desiderio, ha esorbitato dalle sue funzioni, è uscito dai limiti, si crede onnipotente ed è giunta l'ora di dargli una lezione!).

Pragmatismo (2)

William James (1842-1910): il significato di un concetto è la conseguenza che esso produce. Anni fa, quando entrai in depressione, il significato delle mie azioni mi sfuggiva e per risolvere il problema nel senso più pratico decisi di non badare tanto alle intenzioni che si nascondevano dietro all'atto quanto ai suoi possibili effetti, in modo da misurarne il valore nel concreto e non fare sciocchezze, non passare per matto: giudicare le azioni per quel che fanno e non per quel che sono. Ero un pragmatico ante litteram, mi ero dato un'etica. Non è un'idea tanto peregrina. Sempre James: le dottrina metafisiche devono essere giudicate per le conseguenze che implicano. Se parliamo di dottrine metafisiche che intendono fare da guida agli uomini e da balia alla società, allora sì, più che d'accordo, quando le metafisiche rimangono invece racchiuse entro il discorso astratto, così da poterle rimirare in controluce e come pietre iridescenti, allora vale tutto. Io stesso non vado a proporre il non volere al mondo come panacea di tutti i mali, e questo perché? Perché sono un pragmatico e comprendo bene che non è una ricetta per tutti, solo per i casi più disperati.

lunedì 3 aprile 2017

Il pessimista razionale

Combatterò anch'io questa ennesima guerra persa contro il generale atteggiamento oscurantista e antiscientifico che sempre più si sta allargando a macchia d'olio, come un'epidemia. Io sarò pure uno scettico assoluto ma penso che nel dubbio sia sempre meglio scegliere il punto di vista scientifico contro la moda delle cospirazioni e dei complotti (pessimista sì, ma razionale). Io non so dove ci condurrà questo vento di follia, ho delle brutte sensazioni (son pessimista, no?) ma tant'è, la battaglia è giusta e va combattuta (e devo dire che al momento è l'unica che mi interessi, perché la considero vitale). La possibilità di accedere a una sconfinata mole di informazioni, lungi dal migliorare l'umanità, la sta rincoglionendo, e questo perché, vecchio adagio, non è tanto importante la quantità di nozioni che si riescono ad acquisire, quanto la capacità di metterle in relazione fra loro, sicché è dalla qualità delle relazioni che emerge la qualità del pensiero, e per questo la vedo grigia (non sono uno di quei filosofoni antiscientifici alla Husserl o alla Heidegger, e neppure un'idealista propugnatore della supremazia degli studi umanistici rispetto a quelli scientifici, la vera filosofia sa trascendere la distinzione e rivolgersi al tutto).

domenica 2 aprile 2017

Pragmatismo

Come diceva Kafka, nella guerra fra te e il mondo cerca di assecondare il mondo. Oltrepassata la fase dell'anticapitalismo naïf scoprii l'anima del commercio, non già perché portato per gli affari, ma per motivi più contingenti: la pagnotta. Ha un bel dire il filosofo, l'operatore culturale e sanitario, l'uomo di legge e quello di pubblica sicurezza, loro inseguano pure i propri elevatissimi scopi (se ne hanno), noi, per conto nostro, inseguiremo il vil denaro (ed inseguire è la parola esatta). C'è una frattura antropologica che corre fra l'uomo che si pone come scopo una finalità etica e quello che si pone invece il fine del guadagno, questi, solitamente, è il più disprezzato (e come lo disprezzavo anch'io!). Questa frattura si rispecchia poi nel modo in cui s'intende la politica, i primi ne privilegeranno gli aspetti etici e morali, i secondi si preoccuperanno principalmente del risultato. Io sono ormai fra questi, guadagnato alla causa del pragmatismo, sicché all'ammaestramento morale prediligo il fare, alle giaculatorie tranquillizzanti l'esito concreto, quel che resta è il prodotto, ed ogni giudizio venga espresso in funzione di quello.

sabato 1 aprile 2017

Ce li meritiamo

Il filosofo dice che è tutta colpa del capitalismo che ci ha resi schiavi delle passioni tristi, della rinuncia e dell'apatia, che bisogna ritrovare la forza di volontà per cambiare il mondo e fare la rivoluzione, che come il capitalismo non se n'è mai visti, che nemmeno la schiavitù ai tempi di Roma. Al filosofo non viene il dubbio che anche l'idea della volontà come forza che agisce sul mondo per plasmarlo a piacimento inerisca in qualche modo allo spirito del capitalismo, ma questi sono i tempi e questi sono gli intellettuali che ci meritiamo.

Wille zum leben

La Volontà genera, la Volontà spinge a generare, la Volontà trascende i singoli individui, si pone al di fuori dell'esperienza, è cosa in sé. Costretti entro la nostra particolare Anschauung dalle strutture a priori della percezione, il mondo in sé rimane impenetrabile all'intuizione immediata ma postulabile per mezzo dell'intelletto (Kant, Platone). La Volontà si riflette nella sua interezza sconfinata nell'individuo confinato, il contrasto fra la Volontà che vuole tutto e l'ente destinato al niente genera l'inevitabile sofferenza. Gli uomini reagiscono alla sofferenza perlopiù con la fantasia, generando l'illusione di Dio e della conservazione dell'individuo oltre la morte, oppure saltellando da un piacere all'altro per non ricadere nella malinconia. Alla base di tutto la Volontà agisce come motore del mondo e delle pulsioni, l'uomo crede di essere libero di volere ma in realtà ne è schiavo. Io credo in questo? Innanzitutto o si pensa o si crede, come dice il nostro, io vedo una lettura filosofica del senso delle cose fra le più raffinate, ma per vederne la bellezza bisogna prima fare la fatica di comprendere. Non è più bella la filosofia in pillole? Arriva prima dei lunghi trattati.

La quadruplice radice

Le quattro condizioni di possibilità dell'esperienza secondo schemi kantiani a priori: Il Principium rationis sufficientis fiendi, il divenire, nella forma del principio di causalità, il variegato mutare delle cose tradotto dalla coscienza come concatenazione di cause ed effetti; Principium rationis sufficientis cognoscendi, il dominio della ragione, l'organizzazione logica del mondo (principio di non contraddizione, terzo escluso, principi della matematica, verità empiriche e così via); Principium rationis sufficientis essendi, spazio e tempo come condizione di possibilità degli enti (esse est percipi nello spazio e nel tempo); Principium rationis sufficientis agendi, il necessario riconoscersi del soggetto come entità volente, come nucleo di pulsioni che lo spingono ad agire.

venerdì 31 marzo 2017

Vieni a giocare con noi

Nel mondo del commercio è tutto un commercio, o credi che una laurea ti metta al riparo dalle brutte sorprese? Stai fresco. Se nasci bene allora ti puoi concedere il lusso di guardare i gladiatori menarsi nell'arena e spregiare le cattive abitudini del popolo, altrimenti, caro mio, vieni a giocare con noi, mors tua vita mea.

giovedì 30 marzo 2017

Bertrand Russell

Bertrand Russell è stato una delusione per me, mi faceva simpatia, ma tira certi giudizi nella sua Storia della filosofia occidentale che fanno cadere il latte alle ginocchia. Prendi Schopenhauer (guai a chi me lo tocca), per lui si risolve in un caso di pessimismo, tutta la sua filosofia il frutto di una particolare disposizione caratteriale (perché fra ottimismo e pessimismo, dice Russell, non possiamo decidere scientificamente, ma valutare con un po' più di finezza sì, diremmo noi). E poi la sua etica della nolontà, un caso di cattivo razzolamento in quanto al nostro piaceva passare i pomeriggi al club mangiando bistecche: e quindi? E poi ha buttato giù una vecchia dalle scale (aridaje con la vecchia). C'è da dare ragione al Nietzsche quando si metteva a disprezzare gli inglesi con il loro ridicolo senso della morale, un po' più di intelligenza dal Russell la si poteva pure pretendere, pace all'anima sua.

La parola fine

Il discorso del merito certificato da un curriculum come cartina di tornasole del destino lavorativo non mi ha mai convinto fino in fondo (il merito emerge in ogni caso sotto il ricatto dell'utile, e chi non serve alla causa tanti saluti, pure se è titolato), certo, il ministro che viene dalle cooperative con l'aria del maneggione gaudente non fa molta simpatia (anche perché di meriti, nelle vesti di ministro del lavoro, non è che abbondi), ma fermatevi un attimo a riflettere che cos'è un curriculum e ditemi se non è una cosa ridicola nella sua pretesa di elencare le abilità in forma di sommario, per esempio il curriculum del muratore: ha tirato su un muro, sa condurre la carriola, ha installato un water, ha testato un bidè. Posso capire un dottore o uno scienziato le cui capacità si possono più facilmente quantificare, ma dell'agente di commercio, per esempio, se non frequenta gli stessi alberghi dei clienti e non li invita pure a cena, se non ci gioca eventualmente a golf, che rimane? "La rete di contatti aiuta nel lavoro e/o a trovare lavoro, una verità sconvolgente alla quale gli italiani non sono ancora pronti. Partire dal presupposto che la rete di contatti sia di per sé moralmente sbagliata è una puttanata fotonica" (i virgolettati sono di un vecchia conoscenza internettiana, di certo non un filogovernativo, anzi, piuttosto indipendentista veneto). Lauree, stage, titoli di studio, se sei un cretino rimani sempre un cretino, lasciate che ve lo dica un dilettante professionista.

martedì 28 marzo 2017

Attualità

La Russia è sconfinata, praticamente non ha mai conosciuto democrazia, la paura del caos e dell'ingovernabilità sopravanza di gran lunga quella della tirannia (la forza dell'abitudine) e per questo il russo subisce più di ogni altri il fascino dell'uomo forte, il che vuol dire che Putin sta in una botte di ferro. Regge, no? Lascialo giocare il Navalny, lasciagli fare il fustigatore del malcostume, non sarà il primo ne l'ultimo, tutto ha una sua funzione, solo non facciamoci troppe illusioni. E trovarne uno più accorto di Poletti, please. Che c'entra? C'entra perché non ho voglia di scrivere due post, non ne vale la pena, accorpiamo tutto in uno solo così risparmiamo carta.

lunedì 27 marzo 2017

La stazione

Giovedì scorso, uno di quei giorni che esci dal lavoro e viene giù la madonna, una botta d'acqua che col tuo ombrellino da cocktail ci fai una sega, allora hai un'idea (pling!): la stazione. Lì dentro almeno non ci piove e poi è locale pubblico, aperto di giorno anche se incustodito, abitato dalla sola biglietteria automatica e da qualche cimice apatica perlopiù (un'oasi). Entro al buio perché è saltata la corrente (il temporale), poco male, è ancora giorno, senonché da un angolino sento provenire un fruscio e degli schiocchi (sbaciucchiamenti), sono due ragazzini indiani, maschio e femmina (perché bisogna specificare), che in vena di romanticherie (la pioggia) stavano facendo un po' i comodi loro (i marpioni). Io, imbarazzato, faccio come per scusarmi ed esco dall'altra parte, dal lato dei binari, perché sono un tipo educato e rispettoso della privacy, ma da quel lato tira un vento tipo siberiano, così rientro e quelli per tutta risposta mi lanciano un'occhiataccia: e che cazzo, avrò pure il diritto, io, di starmene in santa pace dentro la mia stazione, nel mio paese, fra la mia gente, per il diritto che mi è stato concesso dalle mie tasse? Nel bel mezzo dell'impeto sovranista entra una ragazza, caucasica ma coi dreadlocks, e già mi sento confortato (anche se sarebbe stata meglio una cantante lirica), e poi un paio di ragazzi che fanno pure il biglietto (perché nel frattempo è tornata la corrente), mica di quelli che tirano i cartoni, cosicché i piccioncini si danno una calmata. Ecco, arriva il treno, bagnati come uccellini saliamo sui vagoni tranne Romeo e Giulietta, che finalmente soli possono riattaccare dal punto in cui avevano lasciato (queste stazioni incustodite sono una sciagura, ci vorrebbero i carabinieri).

domenica 26 marzo 2017

Memorandum

Ma la cosa che più non si capiva era questa tendenza a cercare nella società, nella politica, nel mondo, il capro espiatorio, erano loro i primi a pensare male ma pur di ammetterlo tutto questo male era come proiettato verso l'esterno, frustrazioni, rabbia, conflitti irrisolti, e allora via di complotti e di teorie della cospirazione, nel cibo, nell'acqua, nell'aria, ovunque si annidava un nemico. Il politico un infetto, lo scienziato un Mengele in combutta con le case farmaceutiche, i banchieri tutti assassini, ad un certo punto mi rifiutai di accodarmi a questo conformismo da leoni da tastiera, stravaccati su un letto a cercare la prova del disordine mondiale, basta!, mi dissi, manterrò la barra dritta, mi muoverò come un pesciolino sgusciando fra gli anemoni, evitando per quanto possibile di avvelenarmi l'anima, e questo feci.

Albagìa

La gente d'inizio ventunesimo secolo, complice l'entusiasmo per la scoperta della connettività, si era messa in testa che il politico fosse in fin dei conti inutile, che con un po' di buon senso ognuno potesse prenderne il posto e surrogarne le mansioni, quando non addirittura farne proprio a meno. Si parlava molto di democrazia diretta, nessun mediatore fra l'esecutivo e il ventre del popolo, cosa che finiva fatalmente per favorire l'insorgere di caudilli di quart'ordine... No, mi direte, il vero nemico era un altro, un tale venuto da Firenze, uno di cui si è perso il ricordo... Macché Firenze, era Trump il vero nemico dell'umanità, ma forse Putin, Lupin, Le Pen, forse i Clinton, Wenders, Wanders, Wunders (Wilders), Ping Pong Pang, ecc. Quando i posteri guarderanno a noi ci sarà da ridere (e noi piangiam, piangiam, piangiamo).

mercoledì 22 marzo 2017

Pena

Non li reggo più i compagni di sinistra (o meglio quel che ne resta), è intervenuto un mutamento antropologico, una rivoluzione copernicana dello spirito a farmi abbandonare definitivamente la strada che portava al sol dell'avvenire, e questo è accaduto più o meno ai tempi della caduta del Berlusconi IV, lì realizzai che era tutto finito, lì compresi che proprio nel momento della resa del grande nemico la sinistra era rimasta senza argomenti, svuotata di ogni velleità residua: un guscio vuoto. Eppure per inerzia votai un'ultima volta Bersani e devo dire con poca convinzione valutando quella storia ormai al capolinea, vederlo oggi blandire i Cinque Stelle mi dà solo pena, ma guarda che mi tocca vedere io che l'avevo pure votato. Sarebbe dar loro troppa importanza scomodare i massimi sistemi, la lotta al capitalismo, la difesa dei lavoratori, qui siamo ormai alla strategia dello scazzo personale e nulla più. E così sia.

L'educazione sentimentale

Sicuro devono essere stati gli occhi verdi a farmi cadere stecchito, ma più che altro il fatto che ci stava e quando una ci sta difficile rimanere indifferenti, pure se non si lava, improvvisamente ti senti ammantato di gloria come Napoleone ad Austerlitz. Questo quando i livelli ormonali sono ancora alti. Quando l'ormone invece decresce è tutto un altro discorso, ti guardi indietro e non ti capaciti di tutte le sciocchezze che hai fatto, l'amore lo vedi più come un'allucinazione, tipo quando hai mangiato pesante e ti sogni i bacarozzi di Burroughs. Più che l'amore, che vista la sua natura di vampa non si presta all'ammaestramento, si potrebbero educare i sentimenti, imparare a volersi bene, ma ce ne vuole e poi non è da tutti. Tutta la vasta epica dell'amore non è che il riverbero di ripetuti rush di dopamina, non c'è altro da aggiungere.

lunedì 20 marzo 2017

Note in calce

La demonizzazione della Megamacchina(*) è il tema centrale, questa avversione per l'organizzazione tecno-scientifico-economica del mondo (i vaccini che portano l'autismo, i biologi che creano i virus, le scie chimiche, gli OGM, il gruppo Bilderberg, i robot che distruggono il lavoro), date uno sguardo ai movimenti populisti/sovranisti e vi troverete perlopiù immersi in questo milieu in cui la cospirazione dell'apparato tecnocratico regna sovrana. Niente di nuovo, è un'avversione che viene da lontano (da Husserl e da Heidegger, per esempio), solo che ora è diventata più popolare per via dell'accostamento alla globalizzazione che ha desertificato le economie occidentali, soprattutto quelle più esposte come la nostra. Per conto mio vedo questa impossibilità di fare la guerra alla tecnica e all'innovazione tecnologica in generale perché gli stessi nemici, o dichiarati tali, se ne servono per veicolare il loro messaggio, in buona sostanza ci siamo immersi fino al collo, e più tentiamo di allentare il cappio, più ce lo stringiamo. Davvero c'è chi pensa che si possa porre un limite all'apparato tecno-scientifico su basi moralistiche? Tutt'al più mentre da noi si tenterà di limitarne la portata altrove ne approfitteranno per sopravanzarci, non hanno capito che è una corsa in cui non è permesso attardarsi per prendersi una pausa di riflessione. Fermare la globalizzazione nell'era della globalizzazione della tecnica, tanti auguri.

Velleità: fermare la Megamacchina del progresso

Va bene, il nemico è la globalizzazione, ma non si pretenda che tre-quattro miliardi di esseri umani si rinchiudano improvvisamente in uno sgabuzzino per lasciare spazio a noi, poveri occidentali sul viale del tramonto, dovrà pur mangiare tutta questa gente, e comperare televisori, cellulari, automobili e motorini, e approntare il corredo alle spose, crescere i loro bambini, con che diritto dovremmo impedirglielo? Ormai la "Megamacchina" si è messa in moto, ormai è tardi, e come pensano i sovranisti e i nazionalisti autarchici di ritorno di poterla fermare? Fossero i messicani il problema, bastasse alzare un muro, ma la Megamacchina non è un grosso oggetto finito collocato in un determinato spazio come la Macchina della Fine del Mondo, la Megamacchina è il complesso delle tecniche e delle conoscenze che corrono da un paese all'altro, è l'insieme organizzato delle volontà che aspirano al benessere (e se vuoi al "progresso"), e tu credi che bastino i tuoi mugugni ad impensierirli al punto da rinunciare ai loro propositi? Poveri illusi, se voi siete scontenti non è detto che lo siano anche loro, i loro diritti non sono meno diritti dei nostri.

domenica 19 marzo 2017

My New Generations

Divertissement. Quando penso alle nuove generazioni mi prende uno sconforto, una pietà, pietà cristiana per la carne da macello, al netto di quelli che molleranno, che finiranno nella droga, al netto della paranza dei bambini, al netto dei cretini, qualcuno pure ce la farà e si metterà in proprio a riprodurre altri casi umani, i piccoli chimici ("l'ambiente vaginale è infatti ostile per le cellule dello sperma"), che andranno a fare massa, ad occupare, irrilevanti granellini di sabbia, il loro posto nella successione ininterrotta delle dune del... Ok, basta così. Allora quando penso alle nuove generazioni penso alla maleducazione dei ragazzi e a quella dei genitori, 'sti cafoni, che ci vorrebbero i ceffoni, e invece le madri sciagurate li difendono, questi bellimbusti che tirano i sassi alle finestre e rispondono male alle maestre. Troppo moralista. Quando penso alle nuove generazioni mi viene da pensare al Napalm. Troppo drastico. Quando penso alle nuove generazioni mi prende una paura, ma in che mani siamo finiti, chi ci pagherà le pensioni, chi ci laverà i vestiti? Quando penso alle nuove generazioni penso alla mia, di salvezza, nessuno sconto, nessuna pietà, che quelli chiagneno e fottono con la scusa della giovinezza. 

Untermensch

Fu troppo ottimista il Nietzsche a tendere la sua corda fra l'animale e l'Übermensch, la corda è tesa, sì, ma fra l'animale e l'Untermensch (e tutt'intorno, come previsto, l'abisso). L'Übermensch, colui che vive senza paracadute, è un progetto abortito, la genealogia della morale dimenticata e tutto perché la realtà è molto meno eroica di un'opera di Wagner, somiglia più a un'intemerata di Céline. Ancora vogliamo credere, ancora ci costruiamo rimedi e chissà per quanto ancora andremo avanti, altro che balzo evolutivo, qui siamo ben al di sotto delle aspettative, a quest'ora dovevamo già essere oltreuomini e invece stiamo ancora a incendiarci le scoregge. La vita è larga.

sabato 18 marzo 2017

Cronache della provincia

Si apriva, il cortile, sulla piazza del paese, così che da casa mia la gente e le automobili scorrevano come su un palcoscenico o dentro lo schermo di un televisore, sulla sinistra il bar dal quale erompevano potenti i porco dio dei giocatori di briscola e di scopa, che non giocavano a soldi bensì a boeri, sulla destra la provinciale, prima responsabile della strage dei gatti. A un tiro di schioppo c'era la chiesa col suo campanile a testa quadra, e poi il barbiere, il macellaio, le Poste e il minimarket, più in là il tabaccaio e le scuole elementari, tutto racchiuso in un palmo. Davanti al bar si stendeva invece il pratone, centro nevralgico del paese, che ospitava d'estate la festa dell'Unità e verso settembre la fiera, e cioè l'autoscontro con la giostra e il calcinculo. Io di tutto questo non me ne occupavo, non partecipavo affatto, già allora la gente mi appariva come qualcosa di molto distante e che in definitiva non era coinvolta nella mia personale ricerca della felicità. L'essenziale, cioè quel po' di amici coi quali giocare a Goldrake e a Daitan 3, si presentava da solo riversandosi nel cortile dall'esterno, senza che me lo andassi a cercare, e quando non ne avevo voglia mi andavo a chiudere in bagno, perché spesso mi capitava che non volevo vedere nessuno. Mio nonno, ottimista per natura, mi trascinava allora alla Festa dell'Unità per mangiare lo stracotto e il risotto con le salamelle, davvero buonissimi, ma questo sotto lo sguardo di gente coi denti gialli che tracannava litri di vino rosso a buon mercato su seggiolini di legno pieghevole e rideva di gusto e si dava gran pacche sulle spalle per motivi che allora non coglievo, erano in sostanza dei comunisti gaudenti, di quelli che poi se n'è visti sempre meno. Passava ogni tanto anche un camioncino con un megafono intonante "avanti popolo alla riscossa" e io del tutto candidamente mi mettevo a cantare a squarciagola, subito ammonito dai nonni che della libertà di espressione evidentemente non si fidavano ancora. Del tutto candidamente accompagnavo poi a messa la signora Giovanna, una signora tutta bianca che vestiva di beige, che come premio mi preparava il suo tè al limone tutto zuccherino, più buono dell'Estathé. A quel tempo occupava il pulpito parrocchiale un prete specializzato in prediche piuttosto noiose, uno della vecchia guardia che non aveva conosciuto il Concilio Vaticano II, la mia meraviglia si riduceva tutta al rito della Comunione, che più tardi volli comunque fare per non essere da meno dei miei compagni (dovettero battezzarmi in tutta fretta e di nascosto in una parrocchia vicina). Che volete che vi dica? A me stava bene così perché non mi facevo domande, mi pareva il modo più naturale di vivere, che è poi la ricetta migliore per la felicità: la beata ignoranza.

Nota sulla laicità

Ultimamente se mi capita di parlare di laicità io la sparo grossa per sgomberare subito il campo: sono per l'eliminazione totale di tutti i simboli religiosi, veli, croci, papaline, kippah, kesa e altre chincaglierie o uniformi o straccetti del genere. Sì, ma come fai a distinguere il significato religioso da quello tradizionale o legato semplicemente alla moda? Ma Infatti non lo distingui, allora l'importante è depotenziare il significato politico del capo o del ninnolo, far capire che fra un Albero Bianco di Gondor e una Mano di Fatima non vi è alcuna differenza, e questa perdita di significato la devi in qualche modo suscitare, anche mettendola giù a muso duro, perché grande è la confusione sotto i cieli e forte è la tentazione di attaccarsi a un qualsiasi oggettino per farne baluardo identitario e bandiera ideologica, l'uomo si abitui a non credere in niente: né con Dio ma per l'appunto nemmeno coi Lumi, perché la mia non vuole essere una rivendicazione della ragione come ultimo e più degno rimedio, semplicemente nessuno ci salverà e questo ce lo dobbiamo ficcare in testa.



sabato 11 marzo 2017

Crolla, governo ladro

Il crollo del cavalcavia di Ancona è emblematico del modo in cui ci piace dare le notizie, la narrazione del paese che crolla a pezzi nel disinteresse della politica: crolla, governo ladro. E se fosse crollato sul GRA? Colpa della Raggi. In realtà il cavalcavia non è crollato per incuria ma per il cedimento del sistema dei sostegni provvisori, si effettuavano lavori di ampliamento della sede stradale. Come con Berlusconi, talmente ci stava sulle palle che anteponevamo il teorema alla verità dei fatti, ingigantendo ogni gaffe (e di gaffe Berlusconi era molto prodigo) nella speranza che, dai e dai, gli avremmo dato il colpo di grazia. Continuiamo pure ad anteporre le vie biliari alla verità dei fatti e vedi dove andremo a finire, finisce che poi vince Trump e giù tutti a lamentarsi per i brutti tempi che corrono.

18/10

Io avrei una visione più ampia della questione: è Renzi un venditore di pentole? Certamente, ma chi può fare a meno delle pentole oggi come oggi? Del resto chi pensa che ai loro tempi Togliatti e Berlinguer, in quanto veri comunisti, si astenessero dal venderle per deontologia professionale è un illuso, di padelle ne hanno vendute pure loro, e con il doppio fondo, cambiano le tecniche di marketing ma il commercio che si intrattiene con l'elettore è sempre lo stesso. Renzi, dal canto suo, ha questa sua visione del mondo (questa Weltanschauung, disciamo) molto smart, questa sorta di populismo light, di supercazzola dell'entusiasmo e del rinnovamento generazionale, perché bisognerà pur venire incontro al gusto dei giovani (e chiamiamoli "giovani" per carità di patria): questo passa il convento, extra ecclesiam nulla salus.

giovedì 9 marzo 2017

L'uomo mente a se stesso

L'uomo coltiva la menzogna per rendersi più sopportabile la vita, è un tema ricorrente: l'uomo vede la morte e coltiva l'idea dell'aldilà, vede Marx e coltiva l'idea della fine della storia, tutte le ingiustizie emendate, una volta per tutte. Così, più prosaicamente, vede il sovranista/populista di turno e pensa alla rivoluzione e al reddito e alla protezione che ne conseguirà, perché i rivoluzionari provvederanno ai bisogni del popolo. Mentire a se stessi è tanto facile quanto pericoloso, per sé e per gli altri, meglio guardare in faccia la realtà, analizzare se stessi dall'interno prima di proiettare le proprie frustrazioni all'esterno inseguendo il sogno della società perfetta.

lunedì 6 marzo 2017

Commiato

Una delle cose più noiose di quand'ero in vita era il lavoro, mi sentivo più portato per lo studio, per l'affabulazione; il lavoro, soprattutto all'inizio, mi avviliva, poi col tempo ci ho fatto il callo, ma giusto in quanto destino ineluttabile. Per quanto riguarda l'amore, dall'amore solo delusioni, colpa mia che pretendevo troppo (il sesso poca cosa, quello durava la gioia di un momento e dopo solo depressione). Una cosa che mi appassionò veramente fu invece la filosofia, perché non faticavo a capirla, mi veniva naturale. Mi piaceva anche cantare e suonare la chitarra. La politica, be', quella era giusto un passatempo, un riempitivo, che so, come mettersi le dita nel naso o grattasi il culo, non ha lasciato traccia. Mi piaceva ascoltare la radio, e poi internet che mi ha dato la possibilità di giocare a fare il filosofo e lo scrittore da strapazzo. Sì, lo so, anticipo la vostra obiezione: ma tu non sei ancora morto! Mah, piuttosto mi meraviglio di voi che pensate di essere ancora vivi.

domenica 5 marzo 2017

Prospettive

Siccome la politica è il regno dell'opinabile e invece di seguire il discorso di ragione (cosa oggettivamente impossibile) siamo finiti a fare i quadri clinici e i profilers antropologici, penso che smetterò di preoccuparmene. Io, vi dirò, ho attaccato con la politica nel lontano 2004 perché non avevo altro da fare, soffrivo le pene d'amore e mi serviva un diversivo, andavano di moda i blog. Dai e dai alla fine ti prende la stanchezza perché non se ne viene mai a capo, sarà pure la dialettica hegeliana con il suo tendere all'infinito, però... Credo che comincerò a prenderla più alla larga, domande del tipo: chi siamo, dove andiamo, che mondo vogliamo? Cose così. Io poi con le mie fisse antisociali finirò per ricondurre tutto ai guasti della sovrappopolazione, lo so, come il Malthus, l'umanità brulicante, miliardi di bocche da sfamare, e allora ecco la globalizzazione, le migrazioni dei popoli, i cataclismi antropici, non mi ci fate pensare. Domani, a mente fredda, ritorno ad amare l'umanità.

sabato 4 marzo 2017

La scuola di liscio

Mio nonno mi iscrisse ai corsi di liscio perché quella era la sua idea di educazione sentimentale, "chi bala bén fa la morosa". Io all'epoca ascoltavo gli A-ha e mi pettinavo come George Michael, fui catapultato d'emblée nel rutilante mondo di Castellina-Pasi ("Spaccafisa", "Tuttopepe"). La scuola di ballo era lontana, ricordo i tragitti all'andata con la morte nel cuore, una condanna, anche per la mania di mio nonno di sorpassare i camion col coltello fra i denti. Traversavamo il Po all'altezza di Castelnovo Bariano, paesaggio bidimensionale, tutto fossi, pioppeti e distributori GPL. Nemmeno l'idea di ritrovarmi per le mani una ballerina mi consolava, anzi, mi imbarazzava terribilmente, così, di imbarazzo in imbarazzo, imparai la mazurka aperta, cioè quella con le figure (il loop, il flip, il doppio axel), più il valzer, il bolero e il tango, con l'hesitation. All'inizio le figure proprio non mi volevano entrare in testa, furono due lezioni da incubo, con la ballerina che mi perculava e mio nonno assai avvilito, per conto mio sudavo freddo. Ma non c'era solo il liscio, c'era anche il programma "moderno", vale a dire la rumba, il twist e il cha cha cha, il tutto in vista delle esibizioni in piazza. A pensarci adesso mi pare tutto un po' irreale, come fosse accaduto ad un altro. Ricordo una sera in cui non avevano sparso abbastanza talco sulla pista e ci piantavamo come biciclette nella sabbia (il liscio necessita appunto di superfici lisce, possibilmente scorrevoli), ricordo le mie due ballerine, con le quali mi scuso idealmente per il mutismo, dovuto essenzialmente alla mia timidezza patologica. Erano belle ragazze e pure io ero un bel tipo, solo era la testa che non funzionava, allora come oggi, che ancora si stupiscono quando dico che per me ballare era una tortura. Era mia nonna a cucirmi i vestiti per le esibizioni, una salopette attillata di maglina elastica, con la riga rossa sui pantaloni che parevo un carabiniere, le camicie invece di chiffon rosso e verde mela, e le scarpe di copale (come nella nota canzone di Guccini). Assomigliavo ai Cugini di Campagna, solo senza le zeppe. La parata di apertura la facevamo sulle note di "Sì, la vita è tutto un quiz", quella di chiusura su "Cacao Meravigliao", la parte migliore era quando era tutto finito. Le volte che ho sbagliato i passi... c'era la serata che li imbroccavo tutti e c'era quella che sbagliavo il primo e via tutti gli altri (alla mia seconda partner non stavo molto simpatico per questo), tanto cambiava poco, a fine serata ci regalavano una coppa di consolazione, base in marmo e struttura in plastica dorata (variazioni liberty su tema coppa Rimet). Mi scuserete ma avevo bisogno di sfogarmi, sto facendo un po' di ordine, come di chi si appresta a buttarsi di sotto ma prima piega bene le camicie perché di lui si conservi un buon ricordo, non fate troppi pettegolezzi.

Semplicissimo

Siccome sono già stato un manettaro e mi sono ravveduto, il caso Tiziano Renzi è semplicissimo: Tiziano Renzi è colpevole. Perché se lo fosse "pena doppia" e se non lo fosse allora complotto (quello del su' caro figliolo l'è un po' il bacio della morte). Fine della questione.

giovedì 2 marzo 2017

Cause perse

Il mio argomento contro la ventata di poverismo che ammorba il dibattito politico, soprattutto in famiglia, è che sarebbe meglio puntare idealmente alla ricchezza piuttosto che alla povertà ideale, formulazione che ha pure una sua eleganza ma forse proprio per questo non viene affatto compresa. Soprattutto il concetto di "povertà ideale", e cioè l'idea che nella frugalità risieda la virtù e che sia fondamento della vita felice, la santa morigeratezza che nella giusta dose renderà possibile il benessere di tutti, in un sogno tardo-comunista, o meglio comunitarista, ecco, io questo lo trovo puerile, i miei interlocutori no. Ormai si sono convinti che il capitalismo è fallito e il reddito di cittadinanza verrà a salvarli. Intanto smettiamola di chiamarlo "di cittadinanza", come se spettasse automaticamente a me e per questo pure a Briatore, solo per il fatto di essere italiani. Tapperà tutt'al più qualche buco, i casi di indigenza più conclamati. Del resto quando fiutano il sussidio gli italiani perdono la testa, e allora da capo, se perdono la testa, inutile convincerli del contrario, che ce la sbattano e amen, vi pare?

Disimpegno

Ci ho messo poco a imparare il disimpegno, per via del fatto di non contare nulla, per la noia che mi prende dopo un po', ma soprattutto per il fatto che la politica, come gli infiniti dibattiti sui temi "eticamente sensibili", ineriscono più alle meccaniche del tifo che alla tenzone razionale: si è visto mai un romanista passare alla Juventus sulla base del maggior numero di scudetti vinti? Anzi, chi ha ragione diventa pure un po' antipatico. Per cui ad un ipotetico avversario oggi mi sentirei di dire: guarda, hai ragione tu, basta che non rompi (anche i post, come vedete, si risolvono ormai in un paio di righe).

lunedì 27 febbraio 2017

Mosche bianche

Non è necessario essere razionalisti scientifici o atei materialisti per essere libertari, tutto sommato nemmeno è necessario credere nella libertà. Prendete me: io sono un originale, io non credo nella libertà, tutt'al più penso che sia un destino credersi liberi mentre attesto che tutto, semplicemente, accade, senza bisogno di scomodare il concetto di libera creazione (l'esperienza non lo attesta), sono pure agnostico, penso piuttosto che tutto accada per come deve accadere, ma appunto per questo non vedo impedimenti al fatto di essere o sentirsi liberi, di vivere come di morire. Quelli come me li contate sulle dita di una mano.

domenica 26 febbraio 2017

DP

Di là in cucina il bollitore fischia come un treno che arriva in stazione, è l'ora della borsa dell'acqua calda. Prima di andare a nanna volevo scrivere due righe su DP, Democratici Progressisti, ma al solo pensarci mi venivano meno le forze, allora mi sono messo a leggere un capitolo di Moby Dick, il XCI°, o dell'ambra grigia e del suo formidabile fetore. Bisogna sapere che è da due anni che ho in ballo Moby Dick, forse tre, il secondo volume delle opere complete di Melville, perfetto per appoggiarci sopra lo smartphone. Speranza sembra avere l'aria di quello che la sinistra la conosce per sentito dire, l'avrà studiata sui libri di scuola, alle Frattocchie 2.0. Come se la sinistra a denominazione di origine controllata interessasse ancora agli italiani, quella ormai è stata assimilata dal movimentismo a cinque stelle, troppo tardi. Io capisco e non capisco, capire in ogni caso non cambia la questione, comprendere non ci salverà. E con questo le mie due righe le ho scritte.

sabato 25 febbraio 2017

Fuffa

Bella persona Orlando, un signore, ma al cospetto dei due fenomeni, Renzi ed Emiliano, c'è poco da fare, tertium non datur. Si è ormai chiarito che la democrazia premia il prodotto ben confezionato, la narrazione interessante, il tranquillo uomo di apparato, per tanto che sia perbene e al limite anche un po' capace, non accende la fantasia e non riscalda i cuori, per quello ci vuole il centravanti che buca la rete. Ci vuole un Emiliano con la sua aurea da magistrato del popolo (anche se non piace a tutti perché è grosso che pare un armadio), o un Renzi con la sua idea smart della vita, generazione Steve Jobs ("è uno spaccone, sì, ma almeno è spigliato", così dicono in giro). Tutta fuffa, si sa, ma sta di fatto che è la fuffa a fare la differenza. Ah, non ti sta bene? Problemi tuoi, il mondo non gira attorno al tuo ombelico, gira attorno alla fuffa (magari Orlando mi smentisce e vince il congresso, nel caso gli avrò portato bene).

giovedì 23 febbraio 2017

Zio Pasquale

Zio Pasquale veniva da Milano con la Mini Cooper, quella di Mr. Bean, e lì dentro ci stava tutta la famiglia, lui, la zia e la cugina, scarrozzate per duecento chilometri in quella scatola di sardine verde mesto coi parafanghi sporgenti e le ruotine da Apecar. Dello zio al volante si vedeva giusto il cappello e un paio d'occhi che emergevano a quota periscopica sopra la linea dei finestrini, ma tanto gli bastava. A forza di vivere a Milano lo zio aveva preso abitudini cittadine, come quella di andare a comprarsi il giornale di buon ora per leggere di politica, e quindi indignarsi strascicando con voce belante e carica di biasimo un lombardo-veneto "Ma robb de mati!". "Robb de mati" poteva essere la linea della metro lasciata a metà, il caso di nepotismo, quello di corruzione, ma anche le cineserie di Andreotti o le smargiassate di Craxi, che tuttavia pure era stimato in quanto quasi dirimpettaio, non so se proprio lui o qualcun altro della sua gloriosa schiatta. Lo zio, come il nonno, faceva il ciabattino, e questo era sufficiente per mantenerci la famiglia e abitare in un vecchio appartamento dalle parti di Piazza Tal dei Tali, raggiungibile attraverso un ascensore inizio secolo con la gabbia in ferro battuto e le porticine in legno con chiusura a chiavistello e campanello d'allarme in ottone. Grande fu la sorpresa quando si presentò a bordo di una Fiat Uno causa furto della Mini Cooper, al nostro paese cose simili erano inconcepibili, e allora Milano ci appariva come un'unica grande fabbricona piena di macchine e di operai, ma anche di ladri e di disonesti di ogni sorta, il prezzo (salato) da pagare al progresso. Fu anche rapinato, mio zio, in negozio e per strada e forse anche sul portone di casa, tuttavia non perse mai il buon umore, me lo ricordo sorridente con quei suoi occhietti astuti e un neo o una voglia di perestrojka sulla pelata, come il Gorbaciov. L'ultima volta che lo vidi mi salutò dalla macchina suggerendomi con una strizzatina d'occhio di dare un bel pizzicotto sul sedere alla mia ballerina (perché a quel tempo bisogna sapere che andavo a scuola di liscio), e invero la mia ballerina un bel sedere ce l'aveva proprio, ma era un sedere, se così si può dire, altolocato, trattandosi della figlia di un sindaco e perciò praticamente inviolabile per quel sacro rispetto che ho sempre nutrito nei confronti delle istituzioni. Mi manca lo zio Pasquale.

(a mscaini).

(credo che farò una serie di piccoli racconti del paesino, una specie di mio testamento spirituale, se così si può dire).

sabato 18 febbraio 2017

Disciamo

Se una ditta nasce come ammucchiata anti berlusconiana fra due tradizioni comunque diverse, il giorno in cui viene meno Berlusconi allora viene meno anche la ditta, soprattutto quando il cda decide che la nuova linea è di partire alla conquista delle truppe del nemico in rotta. Non sarebbe stata una brutta idea, anche perché in democrazia nessun elettore dovrebbe fare tanto schifo da rifiutarsi a priori di rappresentarlo (alla conquista dell'elettore "moderato"), soprattutto per una ditta che fa della democrazia la sua ragione sociale, e invece no, perché "la nostra gente" non capisce, non capisce gli Alfano e i Verdini, "non moriremo democristiani!" (perché morire dalemiani a loro pare più intelligente). Chi difenderà i più deboli? Ma i socialisti democratici della filiera Pci-Pds-Ds, luce nella notte dei voucher, fustigatori delle disuguaglianze (quei voucher che, fra l'altro, pur varati da Berlusconi hanno trovato attuazione nel governo Prodi II). Non lo so quanto questa narrazione possa ancora far presa, certo è che fra nuova (ed ennesima) sinistra e movimenti populisti di vario genere e natura si creerà tutt'al più una contrapposizione poverismo moderato/poverismo radicale che rispecchierà pure l'attuale stato delle cose ma di certo non è un buon viatico per il futuro (per poverismo intendo l'attitudine a blandire il debole con promesse di sussidi e redditi universali accompagnati da un generale disprezzo per l'economia di mercato, povertà come valore morale).

lunedì 13 febbraio 2017

Astenia

Prendi oggi, per esempio, mi hanno fatto una testa così tutto il pomeriggio e non ho una gran tenuta, mi vengono le crisi dissociative da stress, uno straniamento ma anche una rivelazione, non una brutta cosa, anzi. Tengo a precisare che il colpevole non è il capitalismo brutto e cattivo coi suoi ritmi di lavoro alienanti, sono crisi che vengono da lontano, cose già note. La direzione del Pd proprio non ho potuto seguirla, mi dispiace. L'energia che ci vuole per rimanere concentrati sugli avversari, ce ne vuole così tanta e io ne ho così poca. Avrei dovuto litigare per il pallone ma poi mi sembrava una cosa un po' meschina, avrei dovuto litigare con un paio di persone ma poi la fatica che ci vuole per rimanere litigati, non se n'è fatto nulla. Mollati gli ormeggi, cari miei, quando tutto precipita, lasciati precipitare, e infatti a breve credo che precipiterò nel sonno, adiós.

giovedì 9 febbraio 2017

Amarcord

Il primo nero apparve in paese verso l'84-85, me lo ricordo perché era appena uscito "Arena" dei Duran Duran, venne accolto in canonica e si faceva gara di solidarietà per donargli scarpe e vestiti, anche se a prima vista non ne aveva bisogno. Non vi so dire se eravamo più buoni di adesso, certo è che quell'unico nero in mezzo a tutti quei bianchi ci faceva un po' tenerezza, pure se non pagava affitto e non faceva opraio. Mio nonno, veneto e comunista, non solo non aveva mai visto un nero in vita sua, ma nemmeno sapeva com'erano fatti i russi e quando al telegiornale ne facevano vedere uno esclamava con aria un po' estasiata: "I è proprio fati come noialtri!" (la nonna sorrideva indulgente). I meridionali invece erano già arrivati da qualche anno, richiamati dalla costruzione della grande centrale elettrica. La mia prima amichetta era di Gela, anche se io ero già entrato in contatto con la bassitalia per via di mia madre, la quale era pur cresciuta nella laicissima Montevideo e più che calabrese ha sempre avuto un piglio da svizzera. Il mio amico meridionale si chiamava invece Salvatore e se non sbaglio era di Catania, lui e suo padre mi portarono a vedere E.T. l'extra-terrestre su una Fiat 131 Mirafiori che già dal quadro strumenti mi sembrava un'astronave, con un sacco di spie colorate, rosse, gialle e blu, mi sentivo come su una Rolls. Del nostro nero nel frattempo si erano perse le tracce ma tutti concordavano che era un bravo ragazzo, pulito, educato, che giocava a pallone con gli altri, io non saprei perché i contatti sociali già mi mettevano più ansia che paura e preferivo starmene in casa a giocare coi Lego e a guardare Starblazer e Gundam alla tv. Da qui si capisce che il legno storto non lo raddrizzi più.

domenica 5 febbraio 2017

Generazione Telemaco

A pensarci bene Recalcati è la morte sua per Renzi, questo ridurre le complesse dinamiche interne al Pd a un conflitto generazionale padre padrone/figlio ribelle è proprio quello che ci vuole per il movimento della rottamazione, che per arrivare ai giovani deve semplificare la narrazione al livello del liceo, a modo suo un sessantotto, ma molto scialacquato. Il saggista scomoda perfino il Nietzsche del "bisogna saper tramontare", ma scomodare Nietzsche per D'Alema mi pare un'enormità, uno spreco di erudizione. Non dico che abbia tutti i torti, anzi, sulla necessità di sentirsi considerato, di rimanere al centro dell'attenzione, D'Alema costruisce la sua ragione di vivere, ma... no, niente ma, ha perfettamente ragione Recalcati: il Pd, la Lega, Forza Italia si riducono oggi essenzialmente a questo, ai vecchi che non vogliono mollare e ai giovani a cui è negato il diritto di governare, che è poi il problema di sempre (Generazione Telemaco: Hitler ne aveva 44, Stalin 43 e Mussolini appena 39 quando i vecchi decisero di mollare finalmente la carega, ma ce n'è voluto per convincerli!).