sabato 14 ottobre 2017

La narrazione

Per me ormai è zio Silvio, lo zio imprenditore di Vertemate con Minoprio che ha fatto i soldi, allegro e porcaccione, narrano le leggende che ne ha battezzate parecchie lassù in ditta, una se l’è pure sposata e ci ha messo su famiglia, adesso vive circondato dall’affetto dei nipoti e dei suoi dipendenti, i quali lo adorano quasi come fosse un papà perché non manca mai di pagare gli stipendi (e non è poco visti i tempi) e quando gli si chiede udienza per dirimere un caso scabroso non manca mai di dare una mano e di aggiustare le cose per il bene di tutti (qualcuno in passato se n’è approfittato, perché di approfittatori ne girano sempre attorno alle persone per bene). E’ vero, avrà pure fatto qualche gabola con il fisco ma perché sennò lo stato glieli mangiava tutti, e poi quel che conta è che lo ha fatto per il bene dell’azienda. Questa è la Brianza e questa è la narrazione.  

domenica 1 ottobre 2017

Dei residui e delle derivazioni

Nella sociologia di Pareto i residui sono le espressioni dei sentimenti umani che vengono tenuti nascosti, camuffati dalle derivazioni, e cioè i sistemi intellettuali e le costruzioni ideologiche che li mascherano dando loro quella parvenza di razionalità che invece non possiedono. 

Le derivazioni, più superficiali, cambiano rapidamente, i residui permangono invece per molto più tempo, perché ci va del tempo per cambiare la forma dei sentimenti, è più facile cambiare le caratteristiche di superficie.

Alla base di questo sta il ragionamento per cui l’uomo sociale si comporta raramente in modo logico ma vuole far sempre credere agli altri di comportarsi logicamente. 

Da applicarsi all’Indipendenza della Catalogna come alla dimensione interiore: cosa si nasconde dietro al desiderio di Indipendenza della Catalogna, quali sentimenti irrazionali camuffati da istanze razionali? E cosa si nasconde dietro alla tua parvenza di uomo ammansito dalle necessità della convivenza civile, quali profondi bisogni ti dilaniano sublimati in temperamento artistico e attitudine filosofica? C’è una certa equivalenza fra dimensione macrosociale e dimensione interiore.

Per usare un’espressione che andava tanto di moda: la società è liquida ma i residui sono vischiosi, e sono i residui a cui bisogna rivolgere l’attenzione.

mercoledì 6 settembre 2017

Come ladri nella notte

Studente autodidatta di filosofia ero pieno di entusiasmo e animato anche da una certa dose di idealismo, in cuor mio mi sentivo un paladino dell’illuminismo, lucifero, ma nel senso di portatore di luce. A una più attenta analisi e col passare del tempo capii invece che le persone non hanno alcuna intenzione di capire, comprendere, cogliere o rendersi conto, che per loro la miglior verità è sempre quella che vogliono sentirsi dire, perlopiù per non rimanerne offesi. Per accreditarsi come portatori di luce non serve quindi tanto la filosofia quanto la psicologia, quella inversa, occorre entrare con strumenti sottili nell’animo delle persone operando con mano leggera e depositando delicatamente la verità nel centro del cervelletto senza allarmare l’amigdala, facendo in modo che non si accorgano di nulla, come ladri nella notte.

venerdì 25 agosto 2017

Interno di famiglia con mobile

A mio cugino non piacciono gli scrittori russi dell’ottocento perché per la descrizione di un mobile si prendevano sei pagine, dalla forma, al colore, alla prospettiva, alla qualità del legno, al numero di tarli, alla loro posizione rispetto al mobile e alla stanza, quella rispetto all’azimut e allo zenit, quella rispetto al nadir, la storia del falegname che lo costruì e di sua figlia tisica sposata con quel tale che si rovesciava a faccia in giù nella neve e della cognata che aveva un piccolo laboratorio di sartoria in cui lavorava quell’orfanella malaticcia dagli orli delle maniche unti e dalla vestaglietta sfrangiata e dello zio porcaccione che commerciava in slitte e aveva certe mire su di lei di cui non possiamo dire ma lasciamo abbondantemente intendere, insomma, un quadro di Gerolamo Induno, non gli do tutti i torti.

Pasolineide

Stavamo dalla parte dei poliziotti perché i poliziotti sono i figli dei poveri, avrebbe detto Pasolini. Mentre gli immigrati, che passano per i poveri in tutta questa faccenda, hanno prerogative piccolo-borghesi. Desiderano un posto di lavoro, un'istruzione che possa inserire i figli nel sistema di produzione capitalista, magari l'automobile sotto casa e la televisione in salotto, sopra il centrino. Questo diceva in buona sostanza Pasolini nei versi sugli scontri di Valle Giulia. Spetta ai figli degli operai, nel caso specifico ai poliziotti, guidare la rivoluzione proletaria, perché ne hanno più diritto, perché la loro storia di povertà fa da garanzia alla verace riuscita del piano. In realtà l'aspirazione intima di ogni proletario non è tanto la poetica rivoluzione quanto il miglioramento concreto delle proprie condizioni in chiave piccolo-medio o alto-borghese, e in questo non c'è nulla di strano (di Pasolini in tutti questi anni se n'è fatto un santino: cala, cala).

giovedì 24 agosto 2017

Il pacchetto terremoto

Il “pacchetto terremoto” prevede le solite 4-5 fasi:

Fase 1. Evento e descrizione della catastrofe (inserire eventualmente polemichetta di riscaldamento sulla correzione della magnitudo: cui prodest? ecc.);

Fase 2. Intervista all’esperto dell’INGV: “Questo sisma è collegato al terremoto di Valparaiso del 1730? No, sono due eventi distinti”;

Fase 3. Dubbi sul ritardo dei soccorsi, buttarsi sull’eroismo dei vigili del fuoco che “scavano ininterrottamente alla luce delle fotoelettriche”, “non è il momento delle polemiche”;

Fase 4. Via con le polemiche: chiamare Mario Tozzi, servizi sull’adeguamento antisismico, scarsa prevenzione, “questa Italia fatta di borghi antichi”, l’abusivismo, i condoni, il cemento impoverito, “eppure i giapponesi…”, “accelerare su Casa Italia”, ecc.;

Fase 5. La procura valuta inchiesta per disastro colposo.

Ripetere ad libitum.

mercoledì 23 agosto 2017

A proposito di Rousseau

Ho sempre diffidato di Rousseau, non la piattaforma, intendo l’originale, il grande filosofo della politica (guardatevi dai filosofi della politica, anche se portano doni), in special modo per il Discorso sulle scienze e le arti, dove vagheggia quel suo risibile ritorno al selvaggio dal cuore grande e buono (”lo stato naturale, di assoluta felicità, dell’uomo”, ma quando mai! Una fisima tutta sua) e la civiltà viene rabbiosamente rappresentata come il primo agente di corruzione:

«L'astronomia è nata dalla superstizione; l'eloquenza dall'ambizione, dall'odio, dall'adulazione, dalla menzogna; la geometria dall'avarizia; la fisica da una vana curiosità; tutte, persino la morale, dall'umana superbia

La fisica da una vana curiosità. Certo, più tardi pare abbia aggiustato il tiro rassegnandosi all’incivilimento, ma non è un caso se certi neo-giacobini e invasati supporters della purezza perduta si rifanno a lui per giustificare le loro fegatose campagne di salute pubblica. Poi, per carità, ha pure i suoi meriti. 

(troppo cattivo? Perché nel caso riscrivo tutto rivedendone l’agiografia, ci metto un attimo).

lunedì 21 agosto 2017

La via di dentro

La paura diffusa innesca tutta una serie di meccanismi di difesa che finiscono per cambiare la società, quasi sempre in peggio. Poco male, mi dico, volgerò lo sguardo al mondo interiore, ai palpiti del cuore, agli svolazzi dello spirito. Vediamo un po’ che c’è: ecco qui una mentina. E poi una molletta, un tappo di plastica, numero due fazzolettini di carta (usati). E una tessera del Carrefour. Il guaio è che non ci credo più al mondo di dentro, sono guarito dalla sindrome dell’introspezione, e ora che faccio? Costretto a tenere gli occhi spalancati davanti alle brutture del mondo, la cura Ludovico. No, è che ho abbattuto le barriere fra il dentro e il fuori. Ecco, sì, mi piace la formula: ho abbattuto le barriere fra il dentro e il fuori, con questa ci tiro avanti un altro paio di mesi. (leggerezza, mai prendersi troppo sul serio, si fa la fine del Fusaro altrimenti).

La filosofia ammaestrata

Da quando la filosofia è diventata sistema d’istruzione, scriveva Sgalambro ne La morte del sole, è come se avesse tradito il suo mandato, la ricerca della Verità, e la Verità, si sa, non guarda in faccia a nessuno, può condurre eventualmente anche alla rovina. E invece alla filosofia le tocca, da maestrina paziente, di formare avvocati, insegnanti e altra genìa di professionisti, perché così vuole il mondo. Così capitò alla filosofia, aggiungo io, di diventare un fatto “borghese”, di essere piegata agli interessi meschini della moderna divisione del lavoro, mentre prima in suo nome, e cioè nel nome della Verità, si poteva anche pretendere di tagliare delle belle teste o di togliere i figli ai rispettivi genitori (mi riferisco alla Repubblica di Platone). Diffidare di tutto, anche della nostalgia dei fasti perduti (ma Sgalambro certo non intendeva darne un giudizio morale).

domenica 20 agosto 2017

Lo stato dell'arte

A questo punto i giochi sono fatti, ad ogni colpo dei terroristi cresce fra la gente una rabbia cieca e sorda che non trova altro sfogo che non sia incolpare i "negri" (africani, islamici e stranieri in ordine sparso, forse anche gli indiani che ci uccidono col cumino) e quel governo e le istituzioni "che li hanno fatti entrare", è la paura che comanda e la rabbia che la segue. Non ci sono argomenti che tengano, non l'antifascismo e men che meno la ragione ammantata di lumi, piaccia o non piaccia la paura risolve il nodo gordiano tagliandolo di netto. Per cui la paura ha vinto, ogni "negro" è un cospiratore, l'Occidente reagisce a modo suo riprendendo i fili di quei discorsi interrotti a metà del secolo scorso e che ora tornano utili perché messi da parte ai tempi non già per convinzione quanto per convenienza, venuta meno questa non trovano più veri ostacoli alla loro riemersione ed eccoti servita la congiuntura attuale, non c'è da stupirsi né da farsi illusioni.

sabato 19 agosto 2017

Sindrome di Cassandra

Ho un vantaggio, che i discorsi fallaciani li ho già assimilati sedici anni fa ed ora non mi fanno più effetto, mentre l'illuminato dell'ultima ora rimane come abbacinato dalle facoltà divinatorie della profetessa nazionale (aveva previsto tutto, anche Despacito), e per la gioia di sentirsi improvvisamente partecipe della verità rivelata si fa zelante al punto da ridurre il messaggio all'essenziale: ammazziamoli tutti prima che ci ammazzino a noi. Pure i bambini? Pure i bambini, si era detto di ammazzarli tutti. Non per nulla sulla sua lapide è scritto: “Oriana Fallaci, scrittore”, alla faccia della Boldrini e dei suoi amici pacifinti.

Sindrome di Cassandra: è la rivelazione stessa che, mentre annuncia la catastrofe, la rende ineluttabile.

Diseducazione siberiana

D'accordo, nemmeno a me piace particolarmente la Boldrini con quella sua cantilena da mater dolorosa e le sue risibili crociate grammatical-femministe ("muratora", "fabbra", "pompiera", e specularmente "gruisto", "autisto", "sindacalisto"), ma vomitarle addosso montagne di insulti più o meno anonimi è da poveri mentecatti. Se non fosse che, ultimo della lista, si muove contro di lei anche il grande scrittore russo, quel siberiano che non sa nemmeno parlare bene l'italiano, quello stimato da Saviano: "terroristi amici suoi!", dice, cioè della Boldrini. I russi si devono far sempre riconoscere, non ce la fanno, è come l'italiano che non sa resistere al richiamo del mandolino.

lunedì 31 luglio 2017

Miraggi

Inoltre mi sto sempre più allontanando dal commento politico in senso stretto perché ho capito esattamente i termini della questione: se tu mi dici "vota Juve" io ti risponderò "voto Inter", e non c'è argomento che possa convincermi del contrario, nemmeno mettendomi davanti ai dati oggettivi, quali, ad esempio, il rendimento stagionale, le statistiche storiche, la qualità del gioco, non c'è verso, io voterò comunque Inter pur sapendo che contro la Juve non c'è storia, perché non è il dato oggettivo che ci interessa quanto il nostro personale miraggio che ci restituisce la nostra personale prospettiva del mondo.

Un esempio

Come funziona? Funziona che siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo il mal di mare, a un certo punto si diffonde la notizia che il malessere è causato dagli infrasuoni prodotti dai motori e allora gruppi organizzati di antimotoristi (antimot) si scagliano contro i direttori di macchina e prendono a martellate i propulsori fino a ridurli a pezzi, sfortunatamente in coperta imperversa la tempesta, la nave senza motori rimane in balia dei marosi, colano a picco ma in compenso l'ultimo superstite, prima di scomparire per sempre inghiottito dagli abissi, esclama trionfante: "Hey, mi è passato il mal di mare!".

Pandemia

La fortuna delle teorie della cospirazione sta nel loro offrire un alibi comodo comodo a chi proprio non ci arriva nemmeno volendo, il minus habens si sente così rassicurato, addirittura più intelligente della massa di pecoroni che a suo dire si sottomettono passivamente al pensiero dominante: dai al cretino l'opportunità di sentirsi al vertice della catena intellettiva e avrai guadagnato per sempre la sua stima.

Il suicidio della ragione

E’ vero, il debunking, lo smascheramento delle bufale, non funziona perché il complottista è una monade completamente autosufficiente e chiusa in sé che tutto fagocita e nulla restituisce all’esterno che non sia a sua volta una teoria del complotto. Non se ne esce, una volta che un argomento è ricaduto entro il suo orizzonte degli eventi, ogni smentita, anche la più convincente, viene a sua volta rimodellata in forma di complotto, è un po’ come il credente che misura la verità delle cose sulla base del suo desiderio di credere: la verità è là fuori ma la fede è dentro di te, per cui tutto prende la forma di ciò in cui vuoi credere, che la ragione illumina solo chi è disposto a farsi illuminare. Io poi, in generale, non nutro nemmeno più fiducia nel discorso razionale, solo che qualcuno mi ha fatto notare che avevo cominciato con la litania del fallimento dell’idea di progresso e allora ho smesso per non fare il pesante e il disfattista. 

Detto questo io direi di continuare in ogni caso a ribattere colpo su colpo ai complottisti anche se dovesse risultare tutto inutile, se non altro per opporre alla tesi un’antitesi che tenga vivo il lumicino, non vorrei mai si spegnesse per indolenza e l’avessero vinta loro, allora sì che sarebbero dolori.

domenica 30 luglio 2017

Buone vacanze

A noi opinionisti da tastiera ci pare che l'imbruttimento generale del mondo stia raggiungendo livelli di allarme e l'approssimarsi delle vacanze, con la sua tendenza alle infradito e alla rilassatezza dei costumi, non aiuterà di certo a riportarlo entro i canoni dell'eleganza. Vado a trovare i parenti, io. D'Alema, che sarà pure più di sinistra di me, è quello che va a Gallipoli, io, che sono un riformista libertario, vado a Napoli 2 in mezzo ai proletari, hai capito come funziona? Per non parlare del Peppe nazionale e il suo esercito di francescani della Costa Smeralda. E allora non è meglio il Briatore che fa il suo business senza ipocrisie? (Briatore che organizza i lettini anche per quei vip della politica che per lavoro devono fare i moralizzatori dei costumi e in privato pagano il supplemento per il massaggino ai piedi, bella la vita). State bene e ci aggiorniamo al ritorno.

P.S. Ai lettori affezionati comunico che pur mantenendo in vita il blog con post saltuari scriverò sempre più assiduamente sul tumblr (fmentis.tumblr.com) che mi lascia più libertà di espressione e di movimento. Quest'estate, a grande richiesta, il reportage da Scalea, stay tuned.

sabato 22 luglio 2017

Vite di pianeti immaginari

Il pianeta Rankor girava attorno a una stella molto più grande del Sole e anche la sua circonferenza era molto più grande di quella della Terra, motivo per cui anche la sua gravità al suolo era percepita dai rankoriani come di molto superiore rispetto a quella terrestre. Così i rankoriani erano per natura fra i più malmostosi abitatori dell’universo che si fossero mai conosciuti per via della loro intrinseca difficoltà di alzarsi alla mattina senza soffrire di un formidabile cerchio alla testa. Il pianeta Rankor aveva un unico grande continente, chiamato Cilicio, che correva orizzontalmente lungo tutta la linea dell’equatore e che divideva l’Oceano Nord dall’Oceano Sud, motivo per cui su Rankor il clima era sempre tropicale e questo di certo non favoriva la giovialità dei suoi abitanti, i quali vivevano eternamente attaccati ai loro ventilatori fotonici, che invece di spostare l’aria spostavano direttamente i fotoni. Le rankoriane erano bellissime, di pelle scurissima come la notte e occhi profondi come la tenebra, di corporatura massiccia per via della struttura ossea adattata alla superiore forza di gravità, un uomo terrestre non sarebbe sopravvissuto alla morsa delle loro cosce, motivo per cui si era deciso di vietare i matrimoni misti. Anche gli uomini erano dei marcantoni, e per le stesse ragioni anche a loro erano vietati i matrimoni con le fragilissime terrestri, le quali non avrebbero avuto proprio alcuna possibilità di uscire vive da un ipotetico rapporto carnale con un possente rankoriano, eventualità a cui non vogliamo nemmeno pensare. I rankoriani, pur malmostosi, erano molto pacifici per via del caldo che toglieva loro tutte le energie, la loro principale occupazione era la produzione su vasta scala di ghiaccioli, i ghiaccioli rankoriani erano conosciuti in tutto l’universo per la loro resistenza alle alte temperature, tanto che per consumarli sugli altri pianeti occorreva prima dargli una scaldantina nel forno. Una volta, in spregio alle leggi intergalattiche, tentai di sedurre una rankoriana ma ne uscii con le ossa rotte, frattura dell’osso pubico, sessanta giorni di prognosi. Io proprio non sarei riuscito a vivere su Rankor.

La necessità di un padrone

“Lo Stato è la sintesi di quei vari modelli, Dio, Re e qualsiasi altro rappresentante dell’autorità, che l’uomo ha tirato fuori dalla sua propria fantasia e ai quali ha conferito un’origine propria e autonomia, dimenticando che costoro egli stesso li aveva creati, e anzi supponendosi egli stesso derivato da coloro e a essi sottomesso. Che gioco strampalato! Sembra strano che tanti uomini accettino l’autorità di un padrone non solo senza ribellarsi, ma per di più con una specie di non equivoco soddisfacimento. La questione però non va posta così. L’uomo non accetta un padrone impostogli dalla volontà altrui, ma si sottomette al padrone che egli stesso si è creato. Il che dimostra che l’uomo sente la necessità fisica nonché metafisica di un padrone”. (Alberto Savinio, Lo Stato in Sorte dell’Europa)

Non c'è altro da aggiungere. E aggiungerei che questo è il reale significato della stessa libertà, e cioè libertà come ennesimo padrone che noi stessi ci siamo creati, non si può sfuggire alla legge.

Nelle più alte cotture della passione

Enunciano una verità precisa gli amanti quando dicono: «siamo una persona sola». Ora la noia che minaccia l'amore è appunto questa condizione di «persona sola» cui talvolta arrivano due amanti. Dov'è la compagnia ormai, dove il gusto del gioco a due? Le donne che hanno il senso della «politica dell'amore» e conoscono i pericoli di una eccessiva fusione, cercano pur nelle più alte cotture della passione di serbare una certa quale autonomia, così da costituire pur sempre di fronte all'uomo amato un che di singolare, di sorprendente.” (Alberto Savinio, Lo Stato in Sorte dell'Europa)

Nelle più alte cotture della passione. In Savinio ritrovo il piacere del continuo guizzare dell’intelligenza, cosa rara e preziosa. Dedicato a tutti gli amanti annoiati e ai mariti scontenti. Non è il mio caso.

domenica 9 luglio 2017

La rivoluzione è dentro di te

Allora siamo d'accordo, coltiviamo tutti il sentimento di umanità dentro di noi, che la rivoluzione sia prima di tutto individuale, parta come sommovimento interiore per poi contagiare il mondo intero, imagine all the peoples living life in peace. C'è una regola che governa il nostro sentimento di umanità, la regola della distanza: più sei distante e meno te ne importa. Siccome risulterebbe impraticabile da un punto di vista logistico trasferirci tutti a Lampedusa, dobbiamo fare uno sforzo supplementare, avvicinarci idealmente, immedesimarci, conoscere le storie personali di questa gente in modo da suscitare in noi l'empatia e il coinvolgimento. Io mi ricordo quando maltrattavano Veronica Castro in Anche i ricchi piangono (Los ricos también lloran), perché di lei mi importava più dei bambini del Biafra? Ci siamo capiti. I grandi ideali finiranno sempre per infrangersi contro il muro della realtà se non partiamo da noi stessi. Siete pronti per fare il grande passo? Bene, andate avanti prima voi che io devo pagare affitto e sistemare tapparella, se poi mi avanza tempo ci vediamo là, ma non aspettatemi per cena.

A casa loro

Sono io il primo a dire "bene, aiutiamoli davvero a casa loro, che possano vivere felicemente nel loro paese come noi viviamo più o meno felicemente nel nostro", mi pare un proposito sensato e animato dalle migliori intenzioni. Senonché basta un secondo all'uomo accorto per realizzare che la questione non è così semplice. Dovremmo forse esportare la democrazia? No, questo no, a questo non credono più nemmeno i teocon. Dovremmo occuparci direttamente dello sviluppo delle nazioni africane? Neocolonialismo, non spetta a noi il compito. Che possiamo fare dunque per loro "a casa loro"? Finanziamenti a pioggia che si perdono nei soliti mille rivoli, piccoli accordi commerciali, guarnizioni per radiatori in cambio di solenni promesse, commesse dell'ENI. Già sento l'obiezione: il capitalismo sporco è cattivo che sfrutta l'Africa per i suoi sporchi interessi. La gigantesca macchina del mondo, una volta messa in moto, non si può arrestare così facilmente, ha una sua enorme forza di inerzia che va molto al di là degli slogan sovranisti e degli stessi ideali di fratellanza universale, è tutto molto più enorme di noi e delle nostre velleità di dattilografi rivoluzionari.

sabato 8 luglio 2017

I valori morali non esistono

Se la morale in realtà non esiste allora non esiste nemmeno per i migranti. Esiste una convenienza che è il sentimento di umanità, conviene a mantenersi umani e a non voltare la testa dall'altra parte, ma non ha carattere universale ed è di natura prevalentemente estemporanea. Vi sembrerò cinico, ma Renzi che insegue le destre si è tenuto fin troppo prudente: non si tratta di dovere morale, ne di accoglierli ne di salvarli, si tratta di apertura umana verso l'altro e non tutti ne sono capaci, perché è un tratto che riguarda la costruzione di sé, non fantomatici precetti morali scolpiti nel granito e trasmessi per autocombustione di sterpaglie sul Monte Sinai. I valori morali non esistono, o meglio, esistono solo in quanto camouflage di sentimenti molto meno nobili, di più, più il valore morale è sbandierato più è falso. Per quello la vedo male per il fratello nero, non siamo strutturati per gli slanci autentici e disinteressati, e i pochi che ne sono muniti non fanno massa critica.

martedì 4 luglio 2017

Parare aude

Sono affascinato dal problema della mancanza della morale, prendiamo ad esempio il caso Donnarumma, il quale pare abbia rinunciato alla maturità per volare ad Ibiza. Non ci interessa se la notizia è vera o falsa, a noi interessa il caso in sé: che dovrebbe farsene Donnarumma della maturità? Ha appena firmato un contratto da 6 milioni all'anno, problema risolto. Sì, ma che dico io a mio figlio che gioca a calcio? Gli dici che deve impegnarsi di più col pallone, altrimenti gli tocca la trafila dei comuni mortali. E' immorale il comportamento di Donnarumma? La genealogia della morale ci insegna che le recriminazioni moraliste non sono che il riverbero del ressentiment: tutta invidia, altro che Sapere aude. Pure la storiella dell'istruzione come fattore primo di emancipazione è vera e non è vera, dipende dalle circostanze. E poi, scusa, è forse laureato Di Maio? In un certo senso pure lui è un miracolato, pure lui ha trovato il suo Mino Raiola (per quel che riguarda Donnarumma avrà tutto il tempo di fare le scuole serali a carriera finita).

lunedì 3 luglio 2017

Hardcore pawn

Renzi a suo tempo ha avuto la forza e l'autorità per sciogliere il PD e trasformarlo in una convention di cosplayers, così da sfidare i cinque stelle da pari a pari, ma non l'ha fatto, non fino in fondo, l'ora è fuggita e adesso il partito tocca trascinarselo dietro come una palla al piede. Che ci fai adesso col PD, che ci vendi? Neanche il folletto. E intanto Macron non sbaglia mai una giacca. Renditi conto che cos'è Bob, una robetta che manco il mio gatto, che pur è laureato in informatica, avrebbe avuto il coraggio di rilasciare, quattro notiziuole raffazzonate costruite attorno a un font, prendete esempio dai grillini, per la Madonna, che almeno la loro aria fritta la sanno vendere con una dedizione e una petulanza da cartomanti professionali. Il PD andava chiuso nel febbraio del 2014, adesso è tardi, ora puoi tentare di portarlo al banco dei pegni, ma al punto in cui è dubito che Les ti molli più di 30 dollari, bisognava pensarci prima.

domenica 2 luglio 2017

Barra dritta

Trovandomi ormai alla destra di Renzi io non comprendo bene quel che si agita alla sua sinistra. Passata la fase giovanile - durata per la verità fino ai quaranta - dell'ostalgia socialista in salsa pidiessina, mi resi improvvisamente conto che sotto quel sentimentalismo niente, che non c'era nulla di così riprovevole nell'economia di mercato, che l'unica vera vocazione dei compagni era quella di passare il tempo a teorizzare utopie in cui tutti avrebbero goduto della redistribuzione di una fantomatica ricchezza generata da non so bene quale economia solidale. Almeno fosse stato ordoliberismo tedesco, macché, era qualcosa di più nebuloso e italiota, vale a dire campato in aria, praticamente fuffa, com'è fuffa tutto questo convulso tramestio di cose rosse che si agita alla sinistra di Renzi, fra bersaniani, prodiani, pisapiani e posapiani vari, specialisti in supercazzole. Allo stato attuale sarei disposto a votare pure il centrodestra se non fosse uno stuolo di borghesucci bigotti, ancora un partito serio che faccia i conti con le fesserie degli uni e degli altri non c'è e forse mai ci sarà, io resto seguace del mio personale partito libertario molto eccentrico e dotato di scarsissimo appeal aspettando tempi migliori che tuttavia non mi aspetto di vedere.

Jenseits

Il problema vero per noi iperborei è l'estrema povertà della proposta politica attuale, non è dunque per snobismo che facciamo mostra di disprezzare ciascuna delle marionette che si agitano come galline nel teatrino, non è per posa o per qualunquismo, è proprio per una ragione profonda e sostanziale che va ad urtare contro la nostra smaliziata sensibilità. Come fai d'altronde a prenderli sul serio? Solo uno sprovveduto potrebbe, e per di più pensare che possano conservare un loro peso specifico al di là del loro risibile cicaleccio propagandistico. Per cui, se non si vuole passare armi e bagagli ad ingrossare le fila degli astinenti, occorre mostrarsi molto indulgenti verso le forme esteriori della battaglia politica e guardare oltre, verso un punto lontano e più metafisico, considerare i nostri eroi come semplici strumenti in mano a un destino più grande di loro, cercando di cogliere l'eterogenesi complessiva più che le implicazioni immediate, ma mi rendo conto che questo è compito congeniale a un tipo d'uomo poco diffuso fra i latini, notoriamente inclini alle soluzioni impulsive quali sintomo e segno inequivocabile di risolutezza e virilità (vuoi mai privare il latino della sua cara giustizia sommaria, sia pure espressa nelle modestissime forme di un commento astioso su facebook?).

sabato 1 luglio 2017

Sublime

Mi è nata un'altra cuginetta, che per pochi minuti non nasceva il 29, come me (ci tenevo ad allargare il club del 29, ma tant'è). La guardavo in foto e pensavo alla meraviglia di venire al mondo senza alcuna cognizione di luogo, di spazio e di tempo, per quanto ne sa lei potrebbe trovarsi nell'antico Egitto come sul pianeta Tatooine, è quel momento sublime in cui vivi libero dalla conoscenza del mondo e in balia delle sole leggi della natura, non ti ricapita più un momento così e nemmeno te ne rendi conto, così dev'essere.

Repubblica e la fabbrica del mito

Ve ne sarete accorti, è in corso su Repubblica un martellamento a tappeto per "il concerto dei record" di Vasco Rossi, tanto che ho dovuto silenziare l'hashtag, che fra un po' mi sbucava pure dal water. E non solo Vasco, c'è pure Saviano con "i giovani attirati dai soldi facili" (e davvero facili anche i soldi di Saviano in rapporto alla qualità del pensiero), c'è Rischiatutto di Fazio alla tv, webnotte con Assante e Castaldo sul ritorno del geghegè, Alex Britti che elogia la fantasia; Jasmine Trinca che racconta Fortunata, "la mia eroina semplice"; Servillo intanto omaggia la tradizione (possono mai mancare i Servillo? Sono i dioscuri, le madonnine segnatempo). Il passato ci sembra così ricco di doni con la sua cronologia condensata in poche righe che il presente al confronto è una spugna vecchia e stantia e la ricerca contemporanea del mito una selezione dal Reader's Digest.

Diritti civili e capitale

Ma sarà vero che i diritti civili sono solo il trucco che il Capitale usa per distrarci dal supremo compito della rivoluzione proletaria? Un'arma di distrazione di massa che ci vuole tutti macchine desideranti alla mercé della forma-merce. Sorrido. La società prende comunque la sua strada indipendentemente dalla volontà del pensiero ribelle che per ribellione s'è fatto reazionario, niente può trattenere una cultura se un'altra è già pronta a prendere il suo posto, e questo, si badi, non perché sia stato deciso a tavolino, ma proprio in ragione di quel continuo sviluppo dialettico delle forze in campo che un hegeliano dovrebbe almeno far intendere di conoscere a menadito. Così il mio amico finocchio dovrebbe sentirsi in colpa per ciò che è, sentirsi un utile idiota del capitale, come se la sua tendenza sessuale gli fosse stata inculcata culturalmente attraverso un abile bombardamento di messaggi subliminali. E allora gli antichi greci? Chi gliel'ha inculcata, a loro, l'omosessualità, la Compagnia della Coca-Cola, la televisione a manovella? Ma fatemi il piacere.

mercoledì 28 giugno 2017

La saggezza del vivere

La scoperta che la vita non ha alcun significato, che è semplicemente un destino che va percorso volenti o nolenti, ha reso più lieve lo sgomento che di solito mi prende di fronte al pensiero della morte. Certo, ad avere la morte davanti agli occhi l'istinto di sopravvivenza si riattiverebbe all'istante recando con se le rose e le sue spine, ma lo sgomento “metafisico”, quello più astratto e più pensato (e non meno doloroso) è in un certo modo ridimensionato al punto da permettere di consumare lietamente la vita di tutti i giorni con le sue inderogabili faccende. E’ breve la vita, uno spreco continuo, soprattutto quando ti illudi di assaporare l'attimo il più a lungo possibile e ti accorgi invece che proprio in ragione di quello sforzo ti sei perso tutto il bello dell'istante, che a sforzarsi di vivere si ottiene l'effetto contrario, è d'uopo accettare l'impermanenza (Ommmmmm… ecc.). 

lunedì 26 giugno 2017

La volta che incontrai Berlusconi

Ora posso dirlo senza timore di turbare il silenzio elettorale: ebbi l'occasione di incontrare Berlusconi dopo l'operazione e siccome non sono Travaglio gli feci i miei più sinceri auguri per la sua salute e gli dissi che pur non essendo mai stato un suo elettore lo ammiravo per la sua tenacia e per le straordinarie doti di resilienza, “sa cos'è?”, dissi, “lei mi ricorda quei fuoriclasse che pur non potendo correre in lungo e in largo per il campo appena gli danno la possibilità di tirare una punizione sono ancora letali”, lui scoppiò in una grande risata e mi guardò con quei suoi occhietti furbi, due fessurine da cinese, “lei è proprio un caro ragazzo”, disse, dopodiché chiamò un inserviente e gli bisbigliò qualcosa all'orecchio. Apparve come dal nulla una meravigliosa ragazza, non troppo alta, visetto angelico, occhi languidi, bella patata, mi chiese se volevo seguirla nel salottino, io dissi di sì ma solo per non offenderla, perché si sa che sono imbranato con le donne, e ci sedemmo su un bel divano di pelle color panna a sorseggiare un tè freddo alla pesca. Sentii subito come una mano posata sulla gamba, vidi i suoi bei capelli biondi avvicinarsi come in sogno mentre già mi si appannava la vista, "non è possibile!", mi ripetevo, mi parve di udire un suono celestiale di campanelli e… era la sveglia, era lunedì mattina e io ero già in un ritardo mostruoso.

sabato 24 giugno 2017

Sub specie aeternitatis

Ci ha fregato tutti, a tutti ci ha fregato. Si era fatto fotografare con gli agnellini, lui, che di avicoltura si era occupato, sì, ma in senso lato, era diventato pure vegetariano, si era messo a parlare coi cani, i merli e gli uccellini, lo davamo tutti per spacciato, e lui che fa? Zac, ti piazza la zampata alle comunali e tutto d'un tratto risorge come la fenice che dalle ceneri cresce (ogni volta). Puoi distruggerla come vuoi, ti rinasce da dentro (cit.). E quei gioppini di Renzi, Grillo e Salvini lasciati con un palmo di naso, l'onestah-tah-tah, l'immigra-toh-toh. Dico, non è genio questo? Ci vuole un'innata e notevole capacità di immedesimazione col carattere e la natura propria dell'homo italicus per resistere e persistere con tanta insistenza, tanto di cappello. E' ammirazione la mia, forse mi sono lasciato ammaliare dal fascino della ribalderia? E' una presa d'atto. Quando per troppo tempo girano solo contraffazioni senza ne arte ne parte a qualcuno poi viene la tentazione di riappropriarsi del cliché originale, è umano.

giovedì 22 giugno 2017

Mi hai tolto un peso

"Più sopra ho usato gli per loro: «Stupirebbero gli amatori... se qualcuno gli dicesse... ». Eguale scambio lo fa anche il Manzoni: «Chi si cura di costoro a Milano? Chi gli darebbe retta?» (Pr. Sp., II). L'accordo dei pronomi coi nomi al plurale è uno dei pesi più grossi che ostacolano i movimenti della nostra lingua. Se non ci abituiamo a sbagliare questo e altri accordi, non toglieremo mai l'italiano dalla sua aulica rigidità, ne faremo mai di esso una lingua duttile alle pieghe e ai ripieghi del nostro pensiero."

(Alberto Savinio, Nuova Enciclopedia).

martedì 20 giugno 2017

Resa incondizionata

E io che pensavo di avere trovato l'argomento definitivo contro il Piano Kalergi, ma pensa te che ingenuo, il piano è un atto di fede, se ci vuoi credere non c'è ragione che tenga. Mi sento come Schopenhauer contra Hegel, niente è nelle mie possibilità, la supercazzola vince sulla cruda realtà: ebbene, hai vinto tu, ti meriti la coppa. Ma che sostituzione programmata degli europei! Quelli vengono qui spinti dal bisogno e dal fascino dell'occident... no, come non detto: vinto tu, ti meriti la coppa.

domenica 18 giugno 2017

La marche sur Paris

E noi che eravamo preoccupati che Renzi pigliasse tutto il potere, hai visto cosa ti ha combinato Macron in Franza? La Marcia su Parigi: maggioranza assoluta con la metà della metà degli elettori, gli ultimi volenterosi sopravvissuti a tutta la sfilza di dispositivi elettorali. Nemmeno io andrò al ballottaggio settimana prossima, i due contendenti locali mi sono indifferenti. E poi sprecare due timbri due per un sindaco solo mi pare spropositato, c'è da fare la fila all'ufficio elettorale se finisci il lenzuolino, c'è da prendere il numerino, mica ceci. Si pone il problema della rappresentanza. La gente s'è disaffezionata, posto che noi si comprenda realmente quello che è nelle possibilità della politica e quello che non, ne dubito fortemente.

Occidentali's dharma

Voi lo sapete, io non sono per lo ius soli automatico, prima ci vuole un esamino, se sei fan di Ariana Grande, se segui Vacchi su Instagram, se guardi Uomini e donne, allora sì che puoi ritenerti un vero italiano, altrimenti tornatene a casa.

mercoledì 14 giugno 2017

Il piano Kalergi

E' arrivato Kalergi, dice che te saluta. "Kalergi lo sapeva: stanno sostituendo i popoli europei coi migranti. Il Capitale importa dall'Africa schiavi senza coscienza di classe per disfarsi dei cittadini radicati e protetti dai diritti. Mentre l'ideologia gender e il nuovo mito omosessualista distruggono la nostra procreazione" (l'ultimo marxista). Non è dunque che siamo fin troppi al mondo e tutti in cerca di qualcosa di cui vivere, no, c'è un piano ben congegnato del Capitale per togliere i diritti ai cittadini delle polis attraverso l'introduzione di schiavi numidi senza coscienza di classe. C'entrano pure i maricones, che, li vuoi lasciare fuori? Gli utili idioti del Capitale, i corruttori degli umori vitali dell'occidente che ci condurranno tosto all'estinzione. Ora, non è mia intenzione entrare nel merito dell'affaire Kalergi, cosa sia, cosa non sia e via dicendo (qui ve la vedrete voi, se ne avrete voglia), io dico solo che la questione è molto più semplice di come la dipinge il filosofo ribelle: siamo in tanti su questa terra, le crescenti necessità di ciascuno creano per eterogenesi dei fini tutto l'intricato plesso di problematiche ascritte al famigerato piano Kalergi, del quale non v'è alcun bisogno per spiegare le fantasmagoriche vicende della realtà (applicazione pratica del rasoio di Occam). Poi se ti piace infiorettare i fatti per renderli più romanticamente rivoluzionari fai pure, ma non ti aspettare che venga a stenderti ponti d'oro.

martedì 13 giugno 2017

Diefenbach

Dietro al motto "Omnia vincit ars" c'è un personaggio curioso, Karl Wilhelm Diefenbach, appartenente alla tribù teosofica e frequentatore del Monte Verità, di cui, pare, fu il primo ispiratore. Utopista, nudista, pacifista, poligamo e vegetariano, probabilmente omeopatista, sicuramente no-vac, intimamente legato al ricordo della madre che gli apparirà più volte in forma di visione nei frequenti momenti di crisi, non stupisce che gli vennero tolti i figli. Ne soffrì e cominciò a vagare a piedi nudi in cerca di se stesso, si cibò di bacche, si sdraiò frequentamente sull'erba, finché trovò conforto nella pittura, genere simbolista: paesaggi marini, cieli notturni e tempestosi afferenti al concetto di sublime kantiano, esotismi ed esoterismi vari, figure femminili di luce e via dicendo. La scarsa documentazione fotografica ce lo mostra barbuto e con lo sguardo da matto, avvolto in una tunichetta da Jedi, una via di mezzo fra Rasputin e Gustav Klimt. Altro motto celebre: "Meglio morire che rinnegare i miei ideali!". Dopo il crack finanziario della sua comunità si trasferì a Capri, dove morì nel 1913 all'età di sessantadue anni senza aver rinnegato i suoi ideali e dove sessant'anni dopo gli verrà dedicato un museo ospitato presso la locale Certosa di San Giacomo (l'amore per il Grand Tour e per le rovine del passato, il richiamo della macchia mediterranea abitata dalla pittoresca fauna meridionale che resiste tutt'ora e riverbera nei soggiorni ischitani della cancelliera). Poi un giorno ne diremo due sulla teosofia.

lunedì 12 giugno 2017

Omnia vincit ars

Noi pensatori d'alta quota, frequentatori del bello, iperborei habitué del sublime, abbiamo sviluppato un metodo infallibile per reagire alle contumelie della vita quotidiana: manca il denaro, i conti non tornano già al principiar del mese? Niente paura: tosto un pregiatissimo libro sotto il braccio e via a rinchiuderci dentro il bagno, là sul trono in ceramica dove ogni clamore cessa. Intendo il clamore del mondo che irrompe dall'esterno in melodiosa antitesi al borboglio dello stomaco che erompe dall'interno. L'arte vince ogni cosa, omnia vincit ars.

L'analisi

Renzi talmente era concentrato su Grillo che da dietro gli è spuntato Berlusconi e oplà, Sotomayor! Grazie zio Silvio, a buon rendere. "Pazzo, che dici? Berlusconi il corrotto e il corruttore, l'emblema del disastro antropologico italiano1!1!!!". Hai ragione: che rabbia. Più indignato: diamine, che sciagura! Seguono geremiadi sull'italiota coprofago a cui piace prenderlo in culo, ecc. ecc. (comunque io non darei per spacciato il grullismo, il tempo è galantuomo). (adesso che il centrodestra è risorto possiamo fare a meno anche di Renzi: addìos, come dice Cannavacciuolo).

domenica 11 giugno 2017

Hebdomeros

Che bello l'Hebdomeros di Giorgio De Chirico, lo scrivo pensando ai quei due o tre appassionati dei dioscuri che per ipotesi passassero di qua. Colgo l'obiezione: eh ma non è un romanzo, non ha una trama, un luogo, un tempo ben definito, non ha personaggi. "Ebben, che vuol dire? Basta con queste ubbie grette e piccine!" (citazione del Gianni Schicchi di Puccini su libretto di Giovacchino Forzano, nonno di Luca Giurato). L'Hebdomeros è un campionario di visioni e umori direttamente tratti dalla produzione pittorica del Maestro, ne è l'immaginario svelato e messo nero su bianco, è come leggerne i quadri invece che guardarli. E come scrive bene, il maledetto, maestro della rêverie, gran cuciniere della madeleine, di gran lunga più raffinato dei colleghi surrealisti che finirono pure per prenderlo a schiaffi, letteralmente. A tratti più carognetta del fratello Savinio, che al confronto ci fa la figura del galantuomo. Ottimo sarebbe poterne assorbire lo stile per poi riproporlo sulle pagine del blog, ci stiamo lavorando. (Hebdomeros da "hébdomos" e "ēmera", cioè “del settimo giorno”, con riferimento ad Apollo, nato nel settimo giorno del mese e Dio della bella armonia e delle arti in generale).

sabato 10 giugno 2017

L'ordoliberalismo

L'ordoliberalismo (od ordoliberismo che dir si voglia) sulle prime può sembrare addirittura una parolaccia e invece è un concetto che ha la sua importanza e conviene farsene un'idea se si vuole stare al passo con il pensiero antagonista e ribelle che va per la maggiore. Sul web lo si trova abbinato al concetto di economia sociale di mercato, come suo precursore, può venire indicato anche come Scuola di Friburgo. L'ordoliberismo approva e sostiene il liberismo e l'iniziativa privata ritenendole fondamentali per lo sviluppo economico, tuttavia con alcune restrizioni, riservando cioè allo Stato e ai governi il compito di intervenire là dove il liberismo viene meno alla sua funzione sociale. L'ordoliberismo non crede dunque all'azione autoregolatrice della mano invisibile, il concetto per cui la somma degli interessi particolari gioverebbe provvidenzialmente all'interesse collettivo, cardine del pensiero liberista classico, l'ordoliberismo fa da balia ai mercati e ne corregge le storture garantendo per quando possibile uno sviluppo economico il più armonioso possibile. Perché dunque tanta avversione nei suoi confronti da parte del pensiero antagonista e ribelle? Perché viene per forza di cose identificato con le vicende della grande finanza mondiale, con i giochi di potere delle banche centrali, con la tecnocrazia tedesca che si arroga il diritto di porsi al comando della comunità europea con la sua sovrapproduzione di leggi e di normative, e non ultimo con il complotto mondialista plutomassonico (nei casi più conclamati di paranoia trova il modo di agganciarsi anche alla teoria del gender e al venir meno dei valori giudaico-cristiani). Voi non date retta ai ciarlatani e maître à penser dell'ovvio e della grulleria imperante, prendete l'ordoliberalismo per quello che è, una vicenda seria e importante che ha contribuito non poco allo sviluppo economico europeo del secondo dopoguerra, grazie a quello oggidì anche i dissidenti possono permettersi il lusso di vestire Prada e sfoggiare orologi di marca. 

Ricerca

Mi scuso se non ho toccato palla in questi giorni di grandi fatti di cronaca e di sconvolgimenti interplanetari ma bisognava darsi da fare per la pagnotta. Com'è avere i soldi? Mi piacerebbe tanto saperlo, perché devo condurre uno studio, devo fare delle ricerche, avrei bisogno di immedesimarmi in quello che il suo stipendio ce l'ha di sicuro alla scadenza pattuita ed estrarne il profilo psicologico, per vedere cosa s'inventa per trovare comunque qualcosa da lamentarsi.

domenica 4 giugno 2017

Tifosotti

Ora, non voglio offendere nessuno che mi ci metto dentro anch’io, ma se pensi a quanto sia idiota in sé tifare per una squadra di calcio, proiettare le proprie frustrazioni sui colori di una maglia, fare gruppo per sentirsi massa (Canetti, ecc.), in un bisogno quasi patologico di ritrovare nell’altro le tue stesse passioni, così da esserne confortato, rinfrancato al punto da coltivare l’ebrezza della violenza nei casi più conclamati, be’, solo allora ti rendi conto quanto l’idiozia sia un fardello che ci portiamo appresso come un gemello parassita impossibile da estirpare. Detto questo, Juve merda (scherzo, su). 

La resistenza è inutile

Ora il Renzi me lo ritrovo anche su Medium, mi arrivano le notifiche anche se non lo seguo. Un pezzullo sui fatti di Londra, non dobbiamo permettere che cambino il nostro stile di vita, ecc. Presidiano il web per non perdere la battaglia delle news, diffondono meme, tampinano i grillini, vanno a scovare quello che "io non sono razzista però i negri puzzano", giustissimo, solo che poi "orgogliosi di questa generazione, due grandi capitani!", vale a dire il Renzi e il Totti, testé arruolato per i sacri valori sportivi che rappresenta. Inutile resistere, ogni epoca ha le sue tecniche di propaganda commisurate ai mezzi a disposizione, e anche se ti prende un qual certo imbarazzo e ti sembra a volte di doverti vergognare per loro, attivisti del web grillini e renziani in toto, sappi che quello superato sei tu che stai ancora ai dischi di Little Tony.

(la grillina razzista poi non era vero che era razzista, una fake news segnalata da Renzi in persona a bella posta per farci la figura del signore).

Riabilitazione

Un apologeta è un apologeta, fa il suo mestiere. Così quando di tanto in tanto mi capita di spiluccare "Storia dell'Inquisizione" (Il Sapere, 100 pagine 1500 lire, Tascabili Economici Newton, 1997) non mi sorprendo più di tanto delle tesi ivi esposte. "Dove più s'incupisce il nero della leggenda è a proposito della tortura", scrive l'autore. Primo: la tortura la praticavano tutti (e va be'), veniva anche usata nei tribunali laici per estorcere confessioni (i laici medievali te li raccomando). Secondo: L'inquisizione non irrorava direttamente le pene, quello spettava al braccio secolare (cambia tutto). L'eretico pertinace, in quanto tale, veniva condannato subito al rogo e basta (mi hai tolto un peso). Terzo: esistevano particolari confraternite che avevano il compito di proteggere i condannati condotti al patibolo dalle intemperanze della folla inferocita (ma quale tortura?). Mi hai convinto: l'Inquisizione non era poi così brutta come la dipingono i moderni.

mercoledì 31 maggio 2017

Conditio sine qua non

Dicevo: Il sistema elettorale tedesco con scappellamento al cinque è un ottimo sistema, a condizione di trovarsi in Germania. Io in Germania ci sono stato per lavoro qualche anno fa, fu il mio primo viaggio all'estero se escludiamo il Ticino e la Calabria, ho visitato Amburgo, la regina, passando per Ochtrup, il paese delle fiabe, poi ridiscendendo sono passato per Düsseldorf, che ho trovato brutta, quindi per la Westfalia, che ho trovato bella, e infine per la Baviera, che ho trovato media. Che dirvi? Germania mia patria d'elezione, l'ultima Thule, la sensazione di un paese governato col maggioritario. L'unica vera vocazione dell'Italia è invece la cazzimma.

lunedì 29 maggio 2017

Imperturbabilità

Una volta che hai equiparato le passioni politiche a quelle calcistiche è come se ti si aprisse un mondo, avrai trovato la chiave di volta dell'universo. Non lo vedi quello che augura la morte all'avversario, lo "sparati!", il "lascialo lì che concima!" che ho sentito quella volta che sono stato a San Siro? Sette anni son passati dalla caduta in disgrazia di Fini e Storace era ancora lì seduto sulla riva per infierire sul cadavere (mi viene in mente Lercio: "Aspetta in riva al fiume il cadavere del suo nemico ma lui passa su uno yacht pieno di figa"). E non c'è pure quello che augura un cancro a Renzi, uno sturbo a Grillo, quello che spera che il Salvini se lo inculi il negro? La politica è pure peggio del pallone, tutto è livore, acrimonia, risentimento, e ad inseguire l'acrimonia farai la fine di quelli dell'Mdp, cioè darsi arie di capire tutto per non combinare niente. Il giorno che guarderai tutto con distacco e comprenderai che l'unico vero modo per smontarli è non prenderli nemmeno in considerazione acquisirai una tale imperturbabilità che al confronto Seneca diventerà l'incredibile Hulk, e in più conserverai intatte le tue camicie. 

Baggio

Le suore tiravano le mele, e fanno male le mele, se ti arrivano in testa e sulle braccia o peggio in mezzo alle gambe, le tiravano veloci e prendevano la mira. Erano suore incattivite e acide, indurite dalla vita, niente di più lontano dai precetti francescani o dal giuramento di Ippocrate, del resto i loro degenti avevano perlopiù l'attitudine delle bestie in gabbia nutrite a film di Alvaro Vitali e da quegli animali in qualche modo dovevano pur difendersi, le poverette. "Sorella, che me la può dare adesso la mela che io in cambio le do la banana?", e via che partiva la mela con traiettoria tesa diretta al basso ventre prontamente parata con gli avambracci dal provocatore. L'Ospedale Militare di Baggio era una via di mezzo fra una caserma e un carcere, finii nelle sue grinfie per un prolasso della valvola mitrale e per una diagnosi di depressione, ne uscii dopo un andirivieni durato circa due anni in cui prima mi fecero rivedibile e poi mi riformarono definitivamente. Del resto a Baggio, come in ogni ospedale militare, era praticamente impossibile distinguere l'imboscato dal malato vero, vigeva la presunzione di colpevolezza (la fermata della metro era Inganni), così che con un prolasso si finiva in fureria, con la depressione era già una scommessa più rischiosa (pensarono bene di non rischiare, soprattutto dopo Full Metal Jacket). Difficile descrivere un posto più squallido di quello, forse nemmeno Céline avrebbe potuto, fatto sta che ad iter concluso caddi ancor più nello sconforto, talmente mi svuotarono di ogni residua energia psichica e nervosa che solo adesso riesco a parlarne a cuor leggero, ho ancora i bozzi delle mele prese di rimbalzo.

domenica 28 maggio 2017

Commodo

[l'addio di Totti mi ha fatto venir in mente l'antica Roma, ecco qui una storiella dei bei tempi andati]

Anche al grande Marco Aurelio toccò in sorte di generare un figlio scemo, Commodo, il padre se n'era pur accorto ma in ossequio al precetto stoico si era come rassegnato al destino ben conscio che tutto accade secondo volontà del logos, sperava forse che le responsabilità dell'impero avrebbero fatto rinsavire il giovane ma si sbagliava. Commodo era appassionato di giochi gladiatori e tanta era la passione che scendeva egli stesso nell'arena vestito da Ercole con la testa di lupo sul capo, come l'Uomo Tigre o quel tal figlio di Gheddafi che credendosi Messi si era fatto scritturare dal Perugia. Tronfio e megalomane, aveva cominciato a rinominare le istituzioni dell'impero con nomi fantasiosi seguiti dall'aggettivo "commodiano", talmente era unfit che in mancanza di moderne procedure di impeachment il Senato cominciò a tramare contro di lui, una prima congiura finì male per i congiurati, la seconda riuscì nell'intento. I principali registi e promotori furono il prefetto del Pretorio e il cubicularius Ecletto (praticamente il responsabile della camera da letto), i quali, temendo rappresaglie per essersi opposti alle ennesime stravaganze dell'imperatore, con l'appoggio di alcuni senatori assoldarono la concubina Marcia, favorita dell'imperatore, per avvelenarlo. Come nel caso di Rasputin l'avvelenamento non sortì effetto alcuno perché l'imperatore, sentendosi appesantito, chiese ai servitori di aiutarlo a vomitare praticandogli così una rudimentale lavanda gastrica. Disperati, i congiurati si rivolsero allora al maestro dei gladiatori Narcisso (praticamente il suo personal trainer), il quale, sotto la promessa di una lauta ricompensa, raggiunse l'imperatore nella spa e finalmente lo strangolò. Dopo la morte si ordinò la damnatio memoriae, finché Settimio Severo, per motivi di opportunità politica, ne decretò la riabilitazione e la beatificazione, con apposito culto a lui dedicato. Fin qui la narrazione ufficiale, quella scritta dai vincitori, ma che ne possiamo sapere, noi, della verità storica, noi che di Craxi abbiamo fatto un ladro e di Berlusconi un erotomane? Diciamo allora che Commodo era un po' come Trump, solo più imbecille.

sabato 27 maggio 2017

Disbrigo

E' stata una settimana difficile: il caso Insinna scoppiato come un fulmin a ciel sereno, le sentenze del Tar, Long John scambiato per un santo. Da esperto di pacchi posso dirvi che Insinna si vedeva lontano un miglio che è un falsone, tutta quell'allegria ciarliera, ti avevamo sgamato. Sulla sentenza del Tar certo che Franceschini ci poteva stare un po' attento, non è tanto il "prima gli italiani", è che non si fanno le cose a cazzo di cane (il Tar del Lazio comunque è da abolire e da sostituire con un patronato della UIL). En passant posso segnalare che il sovrintendente della Scala di Milano è austriaco e questo non è bello nel paese del Va' pensiero. Un solo capitano, una sola maglia: Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia! E con questo passo e chiudo e ritorno nel mio mondo (funzioni fisiologiche espletate nel tempo di valore europeo di sei secondi netti).

lunedì 22 maggio 2017

Disgelo

Ogni anno la stessa storia: noi che al nord passiamo nove mesi al buio imbacuccati nelle pelli d'orso a intagliare ruspe di cedro per i nostri piccini ai primi caldi veniamo come abbacinati dal bagliore delle gambe delle nostre squaw, come se per tutto quel tempo si fossero conservate in frigo fra il grasso di foca e le costine di maiale e si portassero appresso ancora un poco di quel rigore da disciogliere come rugiada sotto i tiepidi raggi del sole. La donna che d'inverno è tutta più segreta e sola, tutta più morbida e pelosa, e bianca, afgana, algebrica e pensosa, d'estate è più pubblica e impegnata, tutta più tonica e depilata, e afro, americana, euristica e facilona, è una geometria non euclidea che sconvolge i piani ben congegnati dell'uomo parallelepipedo, e tutto questo per un brevissimo arco di tempo, poi la finestra temporale si richiude e arrivederci all'anno successivo. Morale della favola: buonanotte.

domenica 21 maggio 2017

Trova le differenze/2

La differenza principale fra Grillo e Briatore è che Grillo fa i soldi con lo storytelling della povertà, Briatore con quello della ricchezza, per il resto stessi yacht, stesse scarpe da barca (stessi belli capelli!). Sia detto questo senza alcuna invidia sociale, anzi, ad avere i mezzi anch'io passerei le mie giornate sugli yacht (ci sarà la wifi sugli yacht?), solo l'innocente vi dirà che Grillo è antropologicamente superiore, eticamente irreprensibile, grande senso morale, perché lui, a differenza di me e Briatore, è sinceramente interessato e compartecipe delle miserie dei poveri e degli esclusi: una volta i montati si credevano Napoleone, oggi si credono San Francesco.


Cartesio e l'eresia capitalista

Hanno cominciato con Cartesio, colpevole, lui, di aver ricondotto il mondo sensibile alla fredda logica della res extensa: il mondo è una sofisticata macchina popolata da automi, conoscendone a fondo i meccanismi si potrà ben replicarne le forme viventi. Certo, rimane il problema di infondere vera coscienza nelle macchine, che per Cartesio la rex cogitans è storia a sé e giunge nel mondo provenendo dall'esterno (Dio, ecc.), ma è pur sempre qualcosa. Proprio da qui, infatti, inizia l'eresia, quel modo di sfidare la natura sul proprio campo con l'inconfessata (?) intenzione di dominarla, eresia che allargandosi a macchia d'olio darà poi la stura alla produzione industriale di massa e al vile mercantilismo moderno (il capitalismo, nientemeno). Ah, quanto erano invece più giusti i greci delle polis che sapevano rimanere entro i propri limiti senza alcun danno per l'umanità! Dimenticandosi en passant tutte le miserie del passato, perché il tempo che non è stato vissuto è sempre più eroico e favoloso, pronto per essere idealizzato rispetto al magmatico presente e all'imperscrutabile futuro. Guarire dal passatismo filosofico, giudicare più obiettivamente i grandi processi storici, questo il mio umile consiglio.

sabato 20 maggio 2017

Dichiarazione di guerra

Nota musicale: Il repertorio barocco è stato una scoperta, tale l’eleganza, la leggerezza e la vita che vi scorre dentro che l’opera ottocentesca, al confronto, sembra il brutto sogno di un giannizzero che ha mangiato pesante, per non dire delle nevrosi novecentesche, il Karlheinz Stockhausen, che già dal nome è una dichiarazione di guerra alle orecchie.

venerdì 19 maggio 2017

Ferita

L'argomento dei filosofi à la page: l'individualismo come malattia della volontà infinita e tracotante che tutto brama per sé e tutto vuole, non sorprenda che in questo quadro la scienza finisca per essere additata come braccio armato dell'hybris, una sorta di Frankenstein (il Prometeo moderno), il mostro impazzito che si rivolta contro il suo creatore. Lontanissimi i tempi dei Piero Angela e dei Paco Lanciano, oggi si porta il più rassicurante Alberto, che giochi pure all'Indiana Jones alla ricerca del tempio perduto, non fa danni. Lo scienziato, una volta riverito con deferenza tal quale i maestri di scuola, oggi è un servo delle lobbies, vuoi quelle farmaceutiche, vuoi quelle delle armi, e così via. E tutto perché dall'altra parte del mondo un miliardo di cinesi han deciso di darsi al capitalismo facendoci in brevissimo tempo le scarpe (ma pure i jeans e le magliette), questa ritrovata voglia di povertà condita in salsa sovranista è solo la lunga lamentazione dell'occidente ferito nell'orgoglio.

Prònoia

E’ la prònoia che uccide a quest'età. Non so perché ma la parola viene comunemente tradotta col termine “provvidenza”, cosicché l'impressione è che ci si trovi in presenza di una sorta di angelo custode che interviene tempestivamente nei casi disperati un po’ a capocchia, secondo il ghiribizzo del momento. In realtà la prònoia dovrebbe essere per gli stoici la produzione necessaria del mondo secondo logos e ragione: tutto accade secondo il giusto e nel migliore dei modi, il che non significa che sia giusto e meglio per noi, significa che è giusto e meglio per il logos, il quale, da vero stronzo, risponde solamente a se stesso. Eccoti spiegato il senso di quel “Ducunt volentem fata, nolentem trahunt” che mi piace tanto, il fato che guida i volenti e i nolenti li trascina: nell'impossibilità di vincere l'ineluttabile, la salvezza sta nell'adeguarsi alla logica degli eventi, più ti adeguerai e meno ti cruccerai, perché proprio allora sarai in sintonia con l'universo. (Tutto questo, parrebbe, in aperto contrasto con la mentalità scientifica, la quale invece si pone come obiettivo il continuo dislocamento della soglia dell'ineluttabile, azione benemerita, è nel suo logos). (altro caso è la pronoia in psicologia, termine che qui si oppone a paranoia: la pronoia è la sensazione che esista una cospirazione, sì, ma a nostro favore, vallo a spiegare agli sballati delle scie chimiche). 

mercoledì 17 maggio 2017

Ultimo miglio

Sono molto stanco e provato stasera, soprattutto per la situazione lavorativa, tuttavia dicono che il capitalismo sia agli sgoccioli e che questi siano solo gli ultimi singulti del mostro morente: a breve ci attende un futuro di pace e di tranquillità, tutti i bisogni appagati, ogni conflitto finalmente risolto, si tratta solo di portare ancora un po' di pazienza. 

domenica 14 maggio 2017

Sorte dell'Europa

Sorte dell'Europa di Savinio è un librettino agile nel formato ma profondo nel pensiero che andrebbe sempre tenuto nel taschino della giacca se solo gli uomini usassero ancora portarla. Si prenda ad esempio 30 agosto 1943 - Difesa dell'intelligenza, dove partendo da Schopenhauer (Schopenhauer e Leopardi tenuti in massima stima), si fa una difesa appassionata di Giovanni Gentile, del suo diritto di esistere anche dopo la caduta del fascismo come uomo di pensiero, perché l'Italia ne ha bisogno, sappiamo tutti come andò a finire. Mi sento molto affine a Savinio, facendo le debite proporzioni.

Mes félicitations

Non per farmi bello, che non ne ho bisogno, ma tenete presente che sostenevo la candidatura Macron già in tempi non sospetti, quando tutti ancora pensavano che avesse moglie e figli normali. E badate che a fronte di tanto impegno da Soros non ho voluto un euro, ci è bastato uno sguardo e ci siamo intesi immediatamente al volo, da cospiratore a cospiratore. In fondo vi ho solo fatto un piacere, cinque anni di plutocrazia massonica rettilian-finanzaria e la Francia implorerà in ginocchio di ritornare alla civiltà preindustriale, quand'era ancora garantito un lavoro dignitoso a tutti e gli ebrei sapevano starsene al loro posto. Vive la France, Vive la République!

lunedì 8 maggio 2017

Trova le differenze

Tema: è Renzi il Macron italiano oppure è Macron il Renzi francese? Svolgimento: Renzi, si sa, è più personaggio di Age & Scarpelli, Renzi è più Sarkozy (che a sua volta rimanda a Louis de Funes), Macron invece è già più serio, però se ti vai a leggere il cursus honorum del francese ci troverai delle sorprendenti analogie, come se la macchina che produce la realtà si fosse divertita a creare un doppione, nasce il sospetto che uno dei due abbia copiato. Piacerebbe, al Renzi, avere il suo partito personale, che a modellarlo a sua immagine e somiglianza le dodici fatiche di Ercole, senonché la Republique ti conferisce una tale allure e una tale majesté che il Renzi se la può solo sognare, a voglia di accreditarsi come amico personale di questo e di quello, la classe non è in vendita. L'Italia, per tutti, rimane quel paese un po' approssimativo ma pieno di arte e di bel vivere che non va preso troppo sul serio, quel tanto per farsi una bella mangiata in compagnia e tanti saluti alla linea e ai vincoli di bilancio (a Obama testé sceso a Milano consigliamo il Baglioni, che ci fanno una cotoletta da leccarsi i baffi, altro che hot dog).

domenica 7 maggio 2017

Il borghese

Dal borghese piccolo piccolo al borghese meschino meschino, conosco l'argomento, me la prendevo anch'io con i borghesi. Senonché per lavoro sono entrato in contatto con alcuni di loro e lì è stata la fine: cominci a trattarli con umanità, capisci che anche loro hanno dei sentimenti, che ce ne sono perfino di intelligenti, come Thomas Mann. A quel punto è tutto uno scivolare sempre più giù per il piano inclinato, cominci a non detestarli più come prima e addio alle tue residue pulsioni rivoluzionarie. Il vero borghese sarebbe quello che tiene ai suoi soldi e per ipocrisia si attacca alle tradizioni e ai valori morali per fare blocco sociale, come se il proletario non tenesse al denaro, se ne avesse, che il proletario è una specie di santo privo di meschinità e di egoismi: fanfaluche, tutti sgomitano nel proprio piccolo. Imparate a disprezzare la democrazia con rispetto.

(da oggi formamentis raddoppia su tumblr con in più le donne nude).

Nigredo, albedo e rubedo

Dove la scienza non arriva a consolare ecco il supplemento di consolazione: c'è una cura portentosa contro questa tal malattia ma un complotto delle case farmaceutiche ve la tiene nascosta, a loro conviene prolungare la vostra agonia per guadagnarci. Ci sono medicine alternative che vi riconciliano con l'anima del mondo, le portentose proprietà dei cristalli curativi (ritorno a Giordano Bruno, buonanima): hai visto mai che l'ametista fa il miracolo? E' un po' come il Dio che rimane presente nel mondo come speranza di ultima istanza. Poi, è chiaro, l'ametista non può fare il miracolo perché agisce esclusivamente sull'intuizione, quello che cura veramente è il citrino.

Ressentiment

Per una lettura cinica della storia: la politica come l'arte di gestire il ressentiment di chi non ce la fa e rimane escluso, l'arte di dargli una speranza, fosse anche la suggestione di potersi in qualche modo affrancare. Così fu per il marxismo: tu ora sei un debole e un oppresso ma automatismi economici scientificamente necessari porteranno al dissolvimento del tuo stato di minorità, eccoti servito il sol del'avvenire (anche i movimenti anti-sistema predicano il fallimento del capitalismo come qualcosa che è già in atto, il necessario dissolvimento del grande oppressore). Non a caso ho scritto ressentiment, così come lo intendeva Nietzsche: ci si prefigura come oppressi piuttosto che considerarsi inadeguati tout court, l'amor proprio è salvo (non è da escludere che Nietzsche stesso fosse vittima del meccanismo). Poi c'è la società cosiddetta borghese e liberale con la sua libertà di intrapresa: ciascuno può essere l'artefice delle proprie fortune. La soluzione, al contrario del marxismo, in un certo numero di casi pure ha funzionato. Quando però per qualche ragione l'ascensore sociale non funziona più e si rimane senza prospettive ecco che il ressentiment riemerge anche in ceti sociali non propriamente bassi, ideale terreno di coltura dei populismi (miglior parola non c'è), bravissimi a blandire trasversalmente l'insoddisfazione popolare con promesse tanto mirabolanti quanto campate in aria: dal grado e dalla qualità del lusingamento si evince la qualità della proposta politica.

giovedì 4 maggio 2017

Fine della corsa

Voi direte: manca qualcuno all'appello in questo frangente storico, manca la sinistra, non tanto la sinistra-sinistra (quella dai tempi di Bertinotti e ora fagocitata dal movimentismo anti-sistema, nuovo miraggio e sol dell'avvenire), manca tutta la tradizione ex comunista e pidiessina, dov'è finita? Nel nulla. D'altronde una tradizione, per sopravvivere, deve pur incarnare una suggestione, e che suggestione vuoi che incarnino, oggi come oggi, un D'Alema e un Bersani, abbandonati finanche dalle bocciofile e dai circoli di burraco? Altri sono gli eroi del popolo, altre le suggestioni. Colpa loro, non di Renzi o del perfido caimano che ha cambiato i connotati agli italiani, colpa loro che hanno ancora il passo del novecento e gli operai li hanno studiati sui libri di storia. E' tutto finito, compagni, fine della corsa, fatevene una ragione.

mercoledì 3 maggio 2017

#LeGrandDebat

E' la notte del Grand Debat: la mia opinione è che se ti serve un confronto TV per decidere per chi votare allora non ti meriti nemmeno la democrazia, perché se pensi di informarti affidandoti ai talk poi è naturale che la tua idea di politica si riduce al dissing e al vaudeville, la democrazia comporta uno sforzo più meditato che non sia il semplice battibecco fra comari. Per carità, continuante pure così, facciamoci del male, però poi non dite che non ve l'avevo detto. (Le Pen durissima: “lei, Macron, sta con ‘na vecchia!”. Dibattito bellissimo). 

martedì 2 maggio 2017

Turandot



Mi sono perso dentro un sogno che si chiama Turandot. Se all'orecchio più villano potrà sembrare l'ennesimo esercizio di esotismo pucciniano (e ce ne fossero), be', non ha fatto i conti con l'incanto della musica che lo trascinerà suo malgrado in un mondo meraviglioso da Mille e una notte, fantasmagoria di suoni e di voci celestiali, con in più quel tocco di comicità che nel miglior Puccini non manca mai. Poco importa se Cina e Persia si confondono, anzi, fino al coro funebre di Liu, vero finale dell'opera lasciata incompiuta, tutto si regge proprio in virtù della sua incoerenza e forse è proprio il finale apocrifo la parte meno interessante, lì dove tutto viene ricondotto frettolosamente alla logica del lieto fine da mani meno ispirate, Puccini non ne ha colpa (pare che fino all'ultimo fosse ancora indeciso sul da farsi). E' una fortuna che abbia incrociato l'opera a quest'età, è una compagnia mica da poco, un bel modo per affinare ulteriormente i sensi.

lunedì 1 maggio 2017

Precisazione

Una precisazione. In questo post ("Non c'è diritto che non sia positivo") ripreso dall'amico J. sul suo tumblr sembra quasi che io volessi fare il Salvini, in realtà volevo proporre un concetto che ho incrociato studiando Nietzsche, e cioè il problema della volontà di potenza collegata alla genealogia della morale, ed è un problema vero e non campato in aria: di diritti naturali non ce ne sono, tanto meno umani e men che mai razionali, tutto è diritto positivo fra gli uomini, cioè stabilito dalle convenzioni mediate dai più disparati fattori storici e dai rapporti di forza che via via si vengono a creare fra stati e nazioni. Questa cosa è un vero guaio, perché poi ai Salvini, agli Orban, ai civilissimi svizzeri, non potrai mai opporre altro che argomenti fondati sul sentimento caritatevole e l'empatia verso il prossimo, argomenti, questi, che sono tutto fuorché stabili e duraturi, e infatti si vede come va a finire quando la fratellanza fra i popoli va a ramengo perché è passata di moda e non c'è altro appiglio.

Nota

Mi aspettavo di più da Emiliano, intendo prima che il voto nei circoli indicasse le gerarchie, con quel suo piglio da presa della Bastiglia, per contro mi aspettavo di meno da Orlando, candidato incolore ma evidentemente rassicurante. Bisogna tener conto della natura del popolo del PD, lo avete visto nelle foto, parevano tutti pensionati della PA, gente dal carattere gentile che vuole sentirsi rassicurata, nonni dinamici ma ponderati che oggi organizzano le primarie e domani te li ritrovi a Barcellona o in gita a San Gimignano. Avanti con Renzi, dunque, che avrà il suo bel da fare per connotarsi come il nuovo che avanza, certo fra i suoi spopola, ma fra gli altri? Aggiungi che a questo punto la vittoria del grillismo mi pare cosa talmente scontata che già comincio a convincermi che tutto sommato non sarà poi una gran sciagura (bisognerà pur prepararsi all'ineluttabile).

sabato 29 aprile 2017

Gramsci

Questo è un breve invito a distinguere le vicende personali di Gramsci dal suo effettivo valore politico e filosofico. Sulle vicende personali, per carità, non è bello essere stati prigionieri politici del fascismo e su questo siamo d'accordo, che poi per questo Gramsci sia diventato un'icona di sinistra, come il Che, e soprattutto icona antifascista, quello è pure naturale e nemmeno qui nulla da eccepire, dopodiché cominciano le magagne e la magagna principale sta nel suo essere marxista. Certo il marxista dirà che proprio in quello consisteva la sua grandezza, ma noi che non lo siamo questa grandezza non la cogliamo. Il concetto di egemonia culturale, la sua arguzia sociologica, il suo slancio idealistico, tutto molto bello, ma poi sempre funzionale allo schema marxista della lotta di classe, della rivoluzione più o meno permanente, del feticismo dell'etica inteso come necessità di indottrinamento delle masse popolari incolte (l'indottrinamento capitalista no, quello mai, quello marxista invece sì per qualche ragione legata a una non meglio definita futura felicità del genere umano finalmente liberato dai rapporti di classe: e chi te l'ha detto che saremo più felici?). Quando leggo le battute del "Gramsci che oggi si rivolterebbe nella tomba" riferite all'Unità, il "giornale fondato da Gramsci", io dico: ma per fortuna che l'Unità non è più gramsciana, sarebbe più a sinistra del Manifesto, farebbe campagna per i grillini. Dopodiché comprendo che esista anche una forma di sentimentalismo nell'adorazione del santino, non si può discutere, sarebbe come parlar male di Richard Wagner ai wagneriani o di Giuseppe Verdi ai verdiani, e perciò qui mi fermo perché contro il tifo ragion non vale. (Usi perniciosi del concetto di egemonia culturale in Fusaro: l'egemonia culturale capitalista ci vuole tutti gay e contro natura).

domenica 23 aprile 2017

Esegesi

Ammetto che della supercazzola di Grillo sul fine vita e sui radicali ci ho capito poco, scrive male come pensa, Grillo, ma qualcosa si è capito aldilà delle perifrasi e delle circonlocuzioni abborracciate: i radicali hanno troppe certezze sulla morte, sfoggiano una superiorità morale e un sicumera tale sull'argomento che si meritano la fine che hanno fatto, i radicali sono dei becchini che menano sfiga, dove c'è morte c'è radicale, i radicali sono sciacalli che speculano sulle disgrazie per raccattare un po' di voti fra i disabili, gli omosessuali, i divorziati e le coppie di fatto, disgraziati e minus habentes di vario genere e natura. Loro invece non hanno certezze perché "c'è una libertà di pensiero assoluta nel movimento" (e qui giù a ridere o a piangere, ad libitum). Me lo sono letto tutto il pezzo, che non si dica che come nel caso di Report facciamo polemica senza nemmeno aver guardato la puntata, di questi tempi occorre essere puntigliosi. Di più, l'articolo, a firma Beppe Grillo, me lo sono pure salvato e stampato ad imperitura memoria. Vi risparmio la parte sul medico che crede di sapere e invece non sa nulla sulla morte perché ha troppe certezze (non ci ho capito nulla), il finale recita così:

Gettare un mistero in mano a gente di quella fatta e gettare perle ai porci non è tanto diffferente, ne quella gente, nei i porci, sanno fare di meglio, con quelle perle, che guarnire una versione kitsch e nazionalpopolare di una questione che riguarda il nostro intimo più di qualsiasi altra. Una questione che, però, intima non può restare dal momento che è regolamentata e gestita dallo stato. Così non abbiamo permesso che il non poter definire la morte in se si sia trasformato in un caos alla radicale maniera; oggi così simile al modo in cui trattano le questioni moltissimi parlamentari che si sono nascosti dietro improbabili atteggiamenti morali in cerca di un autore politico a cui asservirsi.

(Ma come cazzo scrive? Va be', soprassediamo). Riassumendo: noi non siamo come i radicali che della morte ne fanno un carnevale (il riferimento al kitsch, per il "nazionalpopolare" non comprendo), i radicali sono un po' come dei porci a cui non si possono gettare le perle del mistero della morte (per quello ci sono gli amici di Avvenire), i radicali che si nascondono dietro improbabili atteggiamenti morali (improbabili?) in cerca di un posto nelle liste del PD, ho capito bene? Quella di strumentalizzare le disgrazie è una vecchia accusa che si muove ai radicali, per conto mio penso a chi, come Welby e Antoniani, ha scelto deliberatamente di farsi strumento politico per testimoniare alla luce del sole la propria libertà negata, e il resto sono cazzate. 

mercoledì 19 aprile 2017

Amorosi sensi

Oggi teneva banco la corrispondenza di amorosi sensi fra cattolici e grillini su un tema in cui sono evidenti le convergenze, il tema dell'apertura degli esercizi commerciali la domenica. La domenica si va a messa, dicono i cattolici, la domenica non si lavora, dicono i grillini, in spregio al capitalista cattivo che vuole appropriarsi della vita dei lavoratori privandoli finanche delle gioie familiari. La famiglia. Bravi i grillini che si dimostrano sensibili al tema, tana per il lupetto Renzi che fa tanto il baciapile poi però indica la via del lavoro invece del reddito universale (sarà esteso anche agli extraterrestri). Il povero Cerasa c'è rimasto male: anni di battaglie culturali in comune, l'aborto, l'eutanasia, l'olocausto demografico e quelli non ti fanno la fuitina, i nuovi Patti Lateranensi? Ingenuo d'un Cerasa, a loro basta passare all'incasso, mica si domandano da dove arriva la questua, son tutti figli di Dio, son tutte creature del Signore.

martedì 18 aprile 2017

Asilo

Cara Maestra, oggi ce l'avevano tutti con Report, soprattutto per via dei vaccini, ma anche per via di Benigni perché è amico di Renzi e allora bisogna inventare qualcosa, che i suoi amici gli avevano dato dei soldi e che adesso è fallito e allora chiede un prestito alla Banca Etruria, dove c'è il papà della Boschi, tanto per fare un po' di spirito di patata e far pensare che sotto sotto c'è della mafia, che anche lì ci sono delle cose losche. Sui vaccini dicono che fanno venire l'autismo e i più studiati che fanno venire anche l'omosessualità, ma ieri si parlava del vaccino contro il papilloma, che non so cos'è ma dicono che è un'invenzione delle cause farmaceutiche, come la lebbra, che invece è stata inventata dagli storici. Io chiedo scusa se non sono bravo a spiegare ma la mia mamma dice che con il tempo tutto si aggiusta, anche se io non credo.

lunedì 17 aprile 2017

Giuda

Altra questione interessante: Giuda tradisce ma il suo tradimento, per paradosso, dà il la al Cristianesimo, come a dire che senza Giuda niente crocifisso e nemmen la Pasqua. I cristiani dovrebbero solo ringraziarlo e invece Giuda diventa il traditore par excellence, anche se i fini teologi ci ricordano che la sua più grave colpa rimane pur sempre il suicidio (sul quale le fonti ad ogni buon conto discordano), avvenuto in ragione di quel pentimento che pur lo redime dalla precedente colpa. Povero Giuda, rimasto intrappolato negli ingranaggi del suo destino, serviva qualcuno che si immolasse, eccolo qui: Giuda Iscariota. Ora, vi diranno, qui c'è in ballo il libero arbitrio, Giuda poteva anche decidere di non tradire e a maggior ragione di non suicidarsi. Posto che una qualsiasi storia fatta oggetto di atto di fede la si deve prendere così com'è, a scatola chiusa (i passaggi più ostici sono misteri di fede e come tali vanno creduti), sarebbe più congruente pensare Pilato, l'Impero Romano, Caifa, il Sinedrio e tutto il popolo di quella parte del mondo come marionette o figuranti necessari alla buona riuscita del piano, e in effetti qualcuno qua e là l'ipotesi l'ha pure adombrata con conseguenti discussioni sull'effettiva colpevolezza di un strumento che è in mano al destino. Io da filosofo dico che quel "Giuda poteva anche decidere di non tradire" è un atto di fede non meno degli altri, che la libertà non si mostra e il povero Giuda, da grandissimo fesso, è entrato incolpevolmente in un gioco più grande di lui e quella del traditore è la sua sorte. Questo sempre a credere a quel che dicono.

Perché non credo

Perché non credo? Bisogna domandarselo. "Perché è dimostrato scientificamente che Dio non esiste" non è una risposta valida, l'esperimento non dimostra nulla, anzi, alcuni pensano addirittura che Dio si mostri attraverso l'armonia dei numeri e le leggi della fisica. A tal proposito citiamo Kant (su Wikipedia alla voce Deismo):

«Colui che ammette solo una teologia trascendentale vien detto deista, e teista invece colui che ammette anche una teologia naturale. Il primo concede che noi possiamo conoscere, con la nostra pura ragione, l’esistenza di un essere originario, ma ritiene che il concetto che ne abbiamo sia puramente trascendentale: che sia cioè soltanto di un essere, la cui realtà è totale, ma non ulteriormente determinabile. Il secondo sostiene che la ragione è in grado di determinare ulteriormente tale suo oggetto in base all’analogia con la natura: e cioè di determinarlo come un essere, che in forza di intelletto e di libertà contiene in sé il principio originario di tutte le altre cose.» (Critica della ragion pura).

Personalmente su Dio non so decidermi, piuttosto io non credo nella religione per una mia difficoltà tutta caratteriale di riconoscere l'autorità morale dei chierici. Io per esempio mi cresimai per non sentirmi il solito escluso, non perché credessi che attraverso la cresima avrei acquistato dei superpoteri, piuttosto per scendere a patti con la mia naturale asocialità. Checché ne dica il prevosto massimo, essere cristiani è perlopiù una questione di conformismo, di "piatta adesione e deferenza nei confronti delle opinioni e dei gusti" del cosiddetto "senso comune" (con tutta la problematica connessa alla sua evoluzione storica), questioni di ritualità da strapaese che su di me non fanno alcuna presa, tutto qui.

sabato 15 aprile 2017

La maledizione di Monterone

Non voglio concentrarmi sulla minutaglia e perdere di vista il quadro generale, non farò la fine degli americani che per fare gli schizzinosi sulla Clinton si sono ritrovati Trump, sono disposto a votare Pd pur di fermare l'onda lunga populista, e questo pur essendo ben coscio del personaggio Renzi con tutte le sue magagne. Uno spaccone, il Renzi, un banditore da televendite e tutto quello che volete, lui, il su' babbo e le sue Marie Elene Boschi sciabadabadà. Voi fate pure gli schizzinosi ma poi non venite a piangere quando vi troverete al governo quelli che definite i "fascio-grillini", anzi, vi riterrò corresponsabili e sarà allora che tutta la mia ira si riverserà su di voi come pioggia di fuoco e lapilli (tremate, gente, tremate). (Monterone, il personaggio di Rigoletto attorno alla cui maledizione ruota tutto il melodramma, specifico per gli ignoranti).

martedì 11 aprile 2017

Il dubbio

Stamattina ero più garantista, poi, verso sera, mano a mano che il crepuscolo allungava le sue ombre sulla vastità della terra, mi prendeva come un moto di ripulsa verso i garantiti, tanto che attorno alle 22.00 mi sembrava anche auspicabile che qualcosina dovessero pur pagare per tutta la loro albagia, e allora ben venga la manomissione degli atti purché sia fatta a fin di bene, mi dicevo, che la giustizia più giusta è quella che non tentenna. Scherzo. Tuttavia, come scrive la Pravda, se cade un'accusa resteranno pur in piedi le altre, impossibile pretendere da individui così abietti che possano tenere a posto le mani, un ditino nella torta ce l'avranno pure infilato, foss'anche per sfizio. Lasciamo fare agli inquirenti, piena fiducia nella magistratura. Un'allusione oggi, una domani, hai visto mai che un giorno... Piena fiducia nella magistratura. Nel dubbio condannarli tutti che non si fa mai peccato.

sabato 8 aprile 2017

Accorato appello

[stile baldanzoso, con venature nichiliste e retrogusto di luppolo] Come diceva il Malthus: fate meno figli, dio caro, diceva proprio così. L'accorato appello non andrebbe tanto rivolto all'occidente, il quale provvede da sé, quanto al resto del mondo. Il lavoro di diecimila travet lo fa una cinquantina di server, tutto finito. Sì, mi direte, ma "l'innovazione tecnologica che crea nuovo lavoro" dove la metti? Ma quella è una variabile imprevedibile, l'innovazione si può anche arrestare, non è detto che abbia andamento esponenziale, mentre vai a frenare, te, il tasso di natalità, un'operazione immane. Io, che sono cinico, dico che il miglior fattore di rallentamento della natalità è l'emancipazione femminile, più una donna è consapevole e libera nelle sue scelte e meno si presta a fare da macchina sfornafigli, con annessi cornucopianesimi e poetiche dei figli belli a mamma soja. La ricchezza di una nazione non si fonda sulla quantità di figli che riesce a sfornare, mica dobbiamo lavorare i campi, per quello ci pensano le macchine (e il caporalato in Puglia? Medioevo).

martedì 4 aprile 2017

Arrestate il desiderio

Intervista apparsa sul giornale dei vescovi all'economista e filosofo Hervé Juvin: «Siamo schiavi del desiderio infinito». In buona sostanza: era molto meglio quando le culture limitavano e guidavano il desiderio mentre oggi il desiderio è liberato e moltiplicato all'infinito, se una volta il mondo apparteneva a Dio, ora la convinzione e che ci appartenga per diritto, e questo non è un bene. E chi sobilla questo desiderio? La pubblicità, cioè il libero mercato, il neoliberismo planetario, la globalizzazione. Il governo del desiderio, dice, una volta spettava alla morale, ora, ahimè, comanda il denaro, vera misura di tutte le cose. Chi ci libererà dunque dalle liberazioni? Ne usciremo solo "ritrovando la sicurezza morale, spirituale e fisica che una forte identità fornisce." Non lo si distingue da un Diego Fusaro (aiuto! Arrestate il desiderio, ha esorbitato dalle sue funzioni, è uscito dai limiti, si crede onnipotente ed è giunta l'ora di dargli una lezione!).

Pragmatismo (2)

William James (1842-1910): il significato di un concetto è la conseguenza che esso produce. Anni fa, quando entrai in depressione, il significato delle mie azioni mi sfuggiva e per risolvere il problema nel senso più pratico decisi di non badare tanto alle intenzioni che si nascondevano dietro all'atto quanto ai suoi possibili effetti, in modo da misurarne il valore nel concreto e non fare sciocchezze, non passare per matto: giudicare le azioni per quel che fanno e non per quel che sono. Ero un pragmatico ante litteram, mi ero dato un'etica. Non è un'idea tanto peregrina. Sempre James: le dottrina metafisiche devono essere giudicate per le conseguenze che implicano. Se parliamo di dottrine metafisiche che intendono fare da guida agli uomini e da balia alla società, allora sì, più che d'accordo, quando le metafisiche rimangono invece racchiuse entro il discorso astratto, così da poterle rimirare in controluce e come pietre iridescenti, allora vale tutto. Io stesso non vado a proporre il non volere al mondo come panacea di tutti i mali, e questo perché? Perché sono un pragmatico e comprendo bene che non è una ricetta per tutti, solo per i casi più disperati.

lunedì 3 aprile 2017

Il pessimista razionale

Combatterò anch'io questa ennesima guerra persa contro il generale atteggiamento oscurantista e antiscientifico che sempre più si sta allargando a macchia d'olio, come un'epidemia. Io sarò pure uno scettico assoluto ma penso che nel dubbio sia sempre meglio scegliere il punto di vista scientifico contro la moda delle cospirazioni e dei complotti (pessimista sì, ma razionale). Io non so dove ci condurrà questo vento di follia, ho delle brutte sensazioni (son pessimista, no?) ma tant'è, la battaglia è giusta e va combattuta (e devo dire che al momento è l'unica che mi interessi, perché la considero vitale). La possibilità di accedere a una sconfinata mole di informazioni, lungi dal migliorare l'umanità, la sta rincoglionendo, e questo perché, vecchio adagio, non è tanto importante la quantità di nozioni che si riescono ad acquisire, quanto la capacità di metterle in relazione fra loro, sicché è dalla qualità delle relazioni che emerge la qualità del pensiero, e per questo la vedo grigia (non sono uno di quei filosofoni antiscientifici alla Husserl o alla Heidegger, e neppure un'idealista propugnatore della supremazia degli studi umanistici rispetto a quelli scientifici, la vera filosofia sa trascendere la distinzione e rivolgersi al tutto).

domenica 2 aprile 2017

Pragmatismo

Come diceva Kafka, nella guerra fra te e il mondo cerca di assecondare il mondo. Oltrepassata la fase dell'anticapitalismo naïf scoprii l'anima del commercio, non già perché portato per gli affari, ma per motivi più contingenti: la pagnotta. Ha un bel dire il filosofo, l'operatore culturale e sanitario, l'uomo di legge e quello di pubblica sicurezza, loro inseguano pure i propri elevatissimi scopi (se ne hanno), noi, per conto nostro, inseguiremo il vil denaro (ed inseguire è la parola esatta). C'è una frattura antropologica che corre fra l'uomo che si pone come scopo una finalità etica e quello che si pone invece il fine del guadagno, questi, solitamente, è il più disprezzato (e come lo disprezzavo anch'io!). Questa frattura si rispecchia poi nel modo in cui s'intende la politica, i primi ne privilegeranno gli aspetti etici e morali, i secondi si preoccuperanno principalmente del risultato. Io sono ormai fra questi, guadagnato alla causa del pragmatismo, sicché all'ammaestramento morale prediligo il fare, alle giaculatorie tranquillizzanti l'esito concreto, quel che resta è il prodotto, ed ogni giudizio venga espresso in funzione di quello.

sabato 1 aprile 2017

Ce li meritiamo

Il filosofo dice che è tutta colpa del capitalismo che ci ha resi schiavi delle passioni tristi, della rinuncia e dell'apatia, che bisogna ritrovare la forza di volontà per cambiare il mondo e fare la rivoluzione, che come il capitalismo non se n'è mai visti, che nemmeno la schiavitù ai tempi di Roma. Al filosofo non viene il dubbio che anche l'idea della volontà come forza che agisce sul mondo per plasmarlo a piacimento inerisca in qualche modo allo spirito del capitalismo, ma questi sono i tempi e questi sono gli intellettuali che ci meritiamo.

Wille zum leben

La Volontà genera, la Volontà spinge a generare, la Volontà trascende i singoli individui, si pone al di fuori dell'esperienza, è cosa in sé. Costretti entro la nostra particolare Anschauung dalle strutture a priori della percezione, il mondo in sé rimane impenetrabile all'intuizione immediata ma postulabile per mezzo dell'intelletto (Kant, Platone). La Volontà si riflette nella sua interezza sconfinata nell'individuo confinato, il contrasto fra la Volontà che vuole tutto e l'ente destinato al niente genera l'inevitabile sofferenza. Gli uomini reagiscono alla sofferenza perlopiù con la fantasia, generando l'illusione di Dio e della conservazione dell'individuo oltre la morte, oppure saltellando da un piacere all'altro per non ricadere nella malinconia. Alla base di tutto la Volontà agisce come motore del mondo e delle pulsioni, l'uomo crede di essere libero di volere ma in realtà ne è schiavo. Io credo in questo? Innanzitutto o si pensa o si crede, come dice il nostro, io vedo una lettura filosofica del senso delle cose fra le più raffinate, ma per vederne la bellezza bisogna prima fare la fatica di comprendere. Non è più bella la filosofia in pillole? Arriva prima dei lunghi trattati.

La quadruplice radice

Le quattro condizioni di possibilità dell'esperienza secondo schemi kantiani a priori: Il Principium rationis sufficientis fiendi, il divenire, nella forma del principio di causalità, il variegato mutare delle cose tradotto dalla coscienza come concatenazione di cause ed effetti; Principium rationis sufficientis cognoscendi, il dominio della ragione, l'organizzazione logica del mondo (principio di non contraddizione, terzo escluso, principi della matematica, verità empiriche e così via); Principium rationis sufficientis essendi, spazio e tempo come condizione di possibilità degli enti (esse est percipi nello spazio e nel tempo); Principium rationis sufficientis agendi, il necessario riconoscersi del soggetto come entità volente, come nucleo di pulsioni che lo spingono ad agire.

venerdì 31 marzo 2017

Vieni a giocare con noi

Nel mondo del commercio è tutto un commercio, o credi che una laurea ti metta al riparo dalle brutte sorprese? Stai fresco. Se nasci bene allora ti puoi concedere il lusso di guardare i gladiatori menarsi nell'arena e spregiare le cattive abitudini del popolo, altrimenti, caro mio, vieni a giocare con noi, mors tua vita mea.

giovedì 30 marzo 2017

Bertrand Russell

Bertrand Russell è stato una delusione per me, mi faceva simpatia, ma tira certi giudizi nella sua Storia della filosofia occidentale che fanno cadere il latte alle ginocchia. Prendi Schopenhauer (guai a chi me lo tocca), per lui si risolve in un caso di pessimismo, tutta la sua filosofia il frutto di una particolare disposizione caratteriale (perché fra ottimismo e pessimismo, dice Russell, non possiamo decidere scientificamente, ma valutare con un po' più di finezza sì, diremmo noi). E poi la sua etica della nolontà, un caso di cattivo razzolamento in quanto al nostro piaceva passare i pomeriggi al club mangiando bistecche: e quindi? E poi ha buttato giù una vecchia dalle scale (aridaje con la vecchia). C'è da dare ragione al Nietzsche quando si metteva a disprezzare gli inglesi con il loro ridicolo senso della morale, un po' più di intelligenza dal Russell la si poteva pure pretendere, pace all'anima sua.

La parola fine

Il discorso del merito certificato da un curriculum come cartina di tornasole del destino lavorativo non mi ha mai convinto fino in fondo (il merito emerge in ogni caso sotto il ricatto dell'utile, e chi non serve alla causa tanti saluti, pure se è titolato), certo, il ministro che viene dalle cooperative con l'aria del maneggione gaudente non fa molta simpatia (anche perché di meriti, nelle vesti di ministro del lavoro, non è che abbondi), ma fermatevi un attimo a riflettere che cos'è un curriculum e ditemi se non è una cosa ridicola nella sua pretesa di elencare le abilità in forma di sommario, per esempio il curriculum del muratore: ha tirato su un muro, sa condurre la carriola, ha installato un water, ha testato un bidè. Posso capire un dottore o uno scienziato le cui capacità si possono più facilmente quantificare, ma dell'agente di commercio, per esempio, se non frequenta gli stessi alberghi dei clienti e non li invita pure a cena, se non ci gioca eventualmente a golf, che rimane? "La rete di contatti aiuta nel lavoro e/o a trovare lavoro, una verità sconvolgente alla quale gli italiani non sono ancora pronti. Partire dal presupposto che la rete di contatti sia di per sé moralmente sbagliata è una puttanata fotonica" (i virgolettati sono di un vecchia conoscenza internettiana, di certo non un filogovernativo, anzi, piuttosto indipendentista veneto). Lauree, stage, titoli di studio, se sei un cretino rimani sempre un cretino, lasciate che ve lo dica un dilettante professionista.

martedì 28 marzo 2017

Attualità

La Russia è sconfinata, praticamente non ha mai conosciuto democrazia, la paura del caos e dell'ingovernabilità sopravanza di gran lunga quella della tirannia (la forza dell'abitudine) e per questo il russo subisce più di ogni altri il fascino dell'uomo forte, il che vuol dire che Putin sta in una botte di ferro. Regge, no? Lascialo giocare il Navalny, lasciagli fare il fustigatore del malcostume, non sarà il primo ne l'ultimo, tutto ha una sua funzione, solo non facciamoci troppe illusioni. E trovarne uno più accorto di Poletti, please. Che c'entra? C'entra perché non ho voglia di scrivere due post, non ne vale la pena, accorpiamo tutto in uno solo così risparmiamo carta.

lunedì 27 marzo 2017

La stazione

Giovedì scorso, uno di quei giorni che esci dal lavoro e viene giù la madonna, una botta d'acqua che col tuo ombrellino da cocktail ci fai una sega, allora hai un'idea (pling!): la stazione. Lì dentro almeno non ci piove e poi è locale pubblico, aperto di giorno anche se incustodito, abitato dalla sola biglietteria automatica e da qualche cimice apatica perlopiù (un'oasi). Entro al buio perché è saltata la corrente (il temporale), poco male, è ancora giorno, senonché da un angolino sento provenire un fruscio e degli schiocchi (sbaciucchiamenti), sono due ragazzini indiani, maschio e femmina (perché bisogna specificare), che in vena di romanticherie (la pioggia) stavano facendo un po' i comodi loro (i marpioni). Io, imbarazzato, faccio come per scusarmi ed esco dall'altra parte, dal lato dei binari, perché sono un tipo educato e rispettoso della privacy, ma da quel lato tira un vento tipo siberiano, così rientro e quelli per tutta risposta mi lanciano un'occhiataccia: e che cazzo, avrò pure il diritto, io, di starmene in santa pace dentro la mia stazione, nel mio paese, fra la mia gente, per il diritto che mi è stato concesso dalle mie tasse? Nel bel mezzo dell'impeto sovranista entra una ragazza, caucasica ma coi dreadlocks, e già mi sento confortato (anche se sarebbe stata meglio una cantante lirica), e poi un paio di ragazzi che fanno pure il biglietto (perché nel frattempo è tornata la corrente), mica di quelli che tirano i cartoni, cosicché i piccioncini si danno una calmata. Ecco, arriva il treno, bagnati come uccellini saliamo sui vagoni tranne Romeo e Giulietta, che finalmente soli possono riattaccare dal punto in cui avevano lasciato (queste stazioni incustodite sono una sciagura, ci vorrebbero i carabinieri).