domenica 28 agosto 2016

"Non poter percorrere le vie medie"

Per gustarsi appieno Gadda bisogna prima accettare di entrare nella sua nevrosi, quella dell'uomo di lettere frustrato dalle ambizioni borghesi della madre che lo volle ingegnere, frustrazione che fa da carburante a quella serie di bozzetti grotteschi che messi tutti in fila costituiscono l'ossatura della sua produzione. Così parlerebbe un De Sanctis, un Contini non so (di seguito un brano per farsene un'idea).

Dunque solo i casi umani possono veramente gustarsi un Gadda, i casi umani come lui, come voi, come me, ma se siete troppo fiduciosi nelle possibilità infinite della vostra volontà allora il Gadda vi risulterà perlopiù incomprensibile e pesantissimo nella sua densità. Così come scrive il suo alter ego nella "Cognizione del dolore": [si ostina a] "lambiccare rabbioso una qualcheduna di quelle sue parole difficili che nessuno capisce e di cui gli piace ingioiellare una sua prosa dura, incollata, che nessuno legge." Oddio, poi la fortuna letteraria sopraggiunse già in vita per il povero ingegnere, ma lui, completamente arreso alla sua "malattia" (qui intesa in senso sveviano), di questo successo perlopiù se ne vergognava, per giunta preoccupatissimo dalle possibili rappresaglie degli individui che avrebbero potuto riconoscersi nelle sue parodie: come sempre in casi del genere, la sua "malattia" fu la nostra fortuna (detto questo, me la sto finalmente gustando la "Cognizione").

sabato 27 agosto 2016

Il Dio indulgente

Vi furono tempi meno balordi di questi in cui la teodicea era un gioco da ragazzi, in cui ogni catastrofe si poteva beatamente ascrivere all'ira del Signore, adirato per uno qualsiasi dei molteplici casi di corruzione che affliggevano le sue creature (come se a crearli apposta deboli di carattere fosse colpa loro), ma oggi no, non è più così, oggi Dio è guarito dalla sua nevrastenia e per i suoi figli non ha che occhi di riguardo, per cui, come spiegarsi la persistenza del male? Forse si sbagliano i preti, forse Dio è rimasto quello di una volta e a cambiare opinione sono state le sue creature, direttive vaticane, nuovi protocolli di accesso alla figura divina, spogliata delle sue prerogative più terribili e ridotta a immaginetta bonaria, tipo il nonno di Heidi o Babbo Natale, ma nella versione che non prevede il carbone. Sarebbe un guaio, perché se così fosse le sue creature si sentirebbero legittimate a proseguire nel loro scellerato stile di vita credendo di non stare facendo nulla di male, speriamo di sbagliarci.

Storia di pattume e di anarchia

Bisognerebbe congegnare una bella storia sulla spazzatura, o basùra, come direbbe mia madre che è cresciuta nel Maradagàl, ma tutta giocata nel registro del comico e del grottesco, in modo da vendicare tutto il fastidio e la cagnara che ne consegue la raccolta, specialmente nelle ore notturne, e per contro il dramma della sua accumulazione, specialmente nelle ore diurne. Principiare con i postulati della raccolta differenziata, proseguire con monografie sulle municipalizzate che hanno reso grande la munnezza e riconoscibile come un brand esportato in tutto il mondo, più di Gomorra e di Romanzo Criminale, illustrare come un torso di mela oggi valga assai più di un profugo e in prospettiva sia molto più redditizio. Purtroppo io non sono bravo sulle lunghe distanze, altrimenti la scriverei io.

giovedì 25 agosto 2016

C'è da spostare una Weltanschauung

Dicevo: quale presunzione nell'uomo che guarda il mondo e pensa che sia proprio così, come lo vede, come se i suoi occhi fossero la misura di tutte le cose. Ma tu, uomo, per tua stessa ammissione non sei che una delle molte possibilità dell'universo, chi ti dà il diritto di pensare che sia proprio questo tuo peculiare modo di vedere, questo tuo peculiare modo di percepire, che corrisponde alla realtà delle cose? Sono i tuoi occhi quelli che guardano, la tua mente quella che pensa, e tu saresti così presuntuoso da farti misura di tutte le cose presenti nell'universo? Lo so, è un discorso che non attacca nell'era della tecnica, siamo tutti avvolti nella nostra Weltanschauung: che l'universo intero si pieghi alla nostra utilità. Così guardiamo le stelle e diciamo: le stelle sono proprio queste certe cose che ho definito una volta per tutte, oltretutto scientificamente, perché così mi è utile, mentre alle stelle, per modo di dire, tocca venirci incontro e adattarsi al nostro peculiare modo di conoscerle, nascondendo invariabilmente la loro vera natura (o "cose in sé"). Discorso sottile che farebbe di me un vero kantiano, se non fosse che...

martedì 23 agosto 2016

Giocare con internet

All'aumento dell'informazione non corrisponde un uguale aumento della conoscenza, è la formula che meglio descrive le velleità dei movimenti di protesta nati su internet, una ruminazione di ideologie egualitarie già ampiamente ruminate quarant'anni fa, un enorme dispiego di informazione che regolarmente va ad incagliarsi nelle secche delle teorie della cospirazione. Si sono fissati sul mezzo abbagliati dalla sua luce, sperando che dal mezzo uscissero le idee come i conigli dal cilindro, si sono fatti stregare dal concetto di "partecipazione dal basso", ma una volta entrati nel meccanismo della partecipazione vengono risucchiati dallo sloganificio che serve loro la pappa già pronta (e se qualcuno osa chiedere quel che c'è dentro viene accompagnato all'ingresso). Oh, intendiamoci, è una storia vecchia come il mondo, ma loro la fanno passare per nuova. In sostanza il messaggio è nella funzione: io sono il tuo movimento di protesta, farò tali cose, quali ancora no so, ma saranno il terrore del governo. Nemmeno qui c'è molto da sperare.

domenica 21 agosto 2016

Tecniche di ancoraggio

Dunque anche il rutilante mondo dei diritti, tralasciando per comodità i doveri, è soggetto alla storicità, così come l'atteggiamento razionale, quello religioso, tutto quanto, anche la ricetta dell'abbacchio, il cui fine è quello di soddisfare il palato, non di fissarsi in una formula. Perché c'è qualcuno convinto che la ragione sia l'ancoraggio più saldo, l'unico degno, l'ultimo rimasto, ma in realtà questa ragione non è una bitta, è piuttosto l'intricato aggrovigliarsi dei cavi di ormeggio quando il fine è quello di non soccombere alla burrasca, ci siamo capiti.

sabato 20 agosto 2016

Non c'è soluzione che tenga

Ritornando sull'argomento, pare che i migranti della stazione di Como verranno sistemati in un'area attrezzata con moduli abitativi (non lontano da dove abitavo anni fa), area allacciata alla rete idrica, elettrica e fognaria. Tutto risolto? Macché. Perché se lo scopo dei migranti è appunto quello di migrare, in Svizzera e in Germania principalmente, ogni destinazione che li allontani dall'area della stazione risulta a loro sgradita, così come sgradita risulta la mancanza di connessione wi-fi (non siamo la Svezia) nell'era delle comunicazioni via WhatsApp, sommamente sgradita, infine, l'identificazione, quando non addirittura il rimpatrio. Che fare? La circumnavigazione della Svizzera è fuori discussione, essendo i paesi limitrofi a loro volta non molto inclini a farsi circumnavigare, a questo punto qualche pietosa Onlus potrebbe affittare una nave da crociera, tipo una gigantesca Exodus, e tentare la fortuna oltre le Colonne d'Ercole, su su, fino al mare del Nord, non vedo altre soluzioni: voi che dite?

Non c'è diritto che non sia positivo

Per quanto possa sembrare strano all'idealista non esiste al mondo alcun diritto alla libertà di movimento, universale o naturale che sia, esistono solo diritti positivi, accordi fra stati e fra soggetti giuridici che possono essere rivisti in caso di necessità. Lo dico perché a Como i migranti che da settimane si vedono costretti a bivaccare sul pratone antistante la stazione perché respinti alla frontiera svizzera hanno visto bene di scrivere una lettera al prefetto esprimendo tutto il loro disappunto e la loro frustrazione, appellandosi all'art. 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (e qui sembra esserci la mano di qualche Onlus), quella che sancisce la libertà di movimento: "Ogni individui ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese." (lasciare un paese, incluso il proprio, per ritornare nel proprio paese, qui la chiarezza non sembra venirci in aiuto). Non si tratta di richiedenti asilo. Ora, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è una bellissima cosa, però ha un grave difetto, tende a trasformare i diritti positivi in diritti naturali sull'onda del sentimento di fratellanza. Ahinoi, nessuno nasce però con un diritto ad alcunché per il semplice fatto di essere al mondo, per cui a voglia di dire che i poveri migranti hanno tutto il diritto di vedere realizzati i propri sogni, ma ugualmente non si capisce perché proprio a scapito della volontà del popolo svizzero, il quale decide autonomamente e in conformità al diritto riguardo alla calpestabilità del proprio suolo: come la mettiamo? (Non c'è diritto che non sia positivo, anche quelli che a parole si dicono naturali, universali o ispirati dalle leggi di Dio).

Ve lo meritate Trump

Non crediate che all'estero vada meglio, anzi. Prendiamo per esempio il caso di quella delegata americana, partita repubblicana ma convertita al credo democratico, che ha perso la fiducia nel Grand Old Party per via di Trump, la cui principale colpa, ai suoi occhi, è quella di essere un bugiardo. Apriti cielo, eresia delle eresie. Perché, nel caso Trump credesse davvero a quello che dice, be', allora sarebbe tutto un altro paio di maniche? E' arrivata quella che prende la Bibbia alla lettera, che la confuta razionalmente come si trattasse di confutare una teoria scientifica, e così con la Morale. Non c'è speranza.

giovedì 18 agosto 2016

L'estinzione delle banane

Avrete sentito parlare dell'imminente estinzione delle banane, non mi ricordo più bene per quale motivo, se per via di un parassita o per altri fattori, esogeni o endogeni, comunque sia, niente banane, nada, niet, che a me piaceva tanto pucciarle nello yogurt, e non facciamo allusioni. Anzi, facciamole, e che alle donne sia proibito di deglutirle in pubblico, e, se proprio devono, che nel farlo indossino il burkini. In fondo nell'estinzione delle banane riecheggia un po' quella del maschio, dell'omo de panza, omo de creanza, l'estinzione delle banane ci riguarda un po' tutti, riguarda il destino dell'occidente, schiacciato com'è fra l'incudine della desacralizzazione della famiglia e il martello dell'emancipazione femminile. Bisognerà tenersele care, le banane.

mercoledì 17 agosto 2016

Rovine

Sai, ai tempi di Bernabei studiare i classici poteva servire almeno a vincere a Rischiatutto (l'unico e inimitabile), oggi come oggi a che serve imparare a memoria la prosàpia del Pelìde Achille? Giusto se sei affetto da qualche strana tara mentale. Tutta la tua erudizione non ti salverà, anzi, ti sarà d'intralcio. Certo, forse potrà servirti se mai un giorno ti venisse l'uzzolo di ambire alla direzione editoriale de La Nave di Teseo (Pape Satàn Aleppe e altre arguzie del genere), ma, ammettiamolo, è un caso talmente limite che non vale nemmeno la pena di prenderlo in considerazione. No, lascia perdere, diventa uno scienziato. Magari di quelli magnanimi, che si mettono a cantare le lodi della cultura classica perché tiene allenata la mente, come la settimana enigmistica. Io, per conto mio, vado diritto per la mia strada, altra non saprei percorrere.

martedì 9 agosto 2016

Gufo sì, ma per scaramanzia

L'Europa, allo stato attuale, pare proprio essere fragile come un giunco, vaso di terracotta in mezzo ai vasi di ferro, circondata da pescecani, minacciata dalla pressione di profughi e derelitti di mezzo mondo, tormentata dal terrorismo, sempre più lasciata sola dai suoi storici alleati di oltreoceano. L'Europa che punta tutto sulla pace, sulla cultura e sulla conoscenza, economicamente stagnante nel suo complesso, priva di un suo esercito perché persuasa di non averne bisogno, basterà la tecnica a salvarla? Non credo, anche perché il suo supposto primato tecnico, nell'era della globalizzazione, vale molto poco, la conoscenza è oggi più che mai di tutti, chiunque sembra capace di metterla a frutto a proprio vantaggio, e all'oggi ci sono paesi molto più svegli e più veloci di noi. La conoscenza non è né buona né cattiva, non è necessariamente concepita per salvare, così come un medico può guarire, certo, ma può anche uccidere in modo da non lasciare tracce. Allo stato attuale delle cose prevedo per tutti noi una gran brutta fine, non tanto per vezzo o per fare il menagramo, quanto per sperare di sbagliarmi: gufo sì, ma per scaramanzia.

lunedì 8 agosto 2016

Sulla conoscenza che salva

Le cose stanno in questo modo: pur preferendo un generico atteggiamento razionale a quello religioso, tempo fa ho perso la fede pure nella ragione, o meglio, ho perso la fede nel progresso guidato dai lumi, in quell'idea della ragione come logos di cui ciascuno è portatore ma che in alcuni giace sepolto sotto cumuli di ignoranza e superstizione che basta sgomberare con gli appositi strumenti, magari forniti da un buon corso di studi. Ora, secondo questa credenza, diffusa soprattutto in occidente, per guarire i mali del mondo basterebbe diffondere a più non posso la conoscenza, la quale, come un medicamento miracoloso, rischiara gli animi e li guarisce dall'ignoranza (idea talmente debitrice del pensiero religioso che ne costituisce una sua proiezione), mentre in natura, si sa, è più che possibile il caso di idioti molto razionali nella loro perfetta idiozia. La ragione, in altre parole, uno non se la può dare, non è come allenare un muscolo, bisogna avere la struttura già predisposta, altrimenti gira a vuoto ("la conoscenza che salva" è un storiella che ci raccontiamo per allontanare il sospetto di essere i cretini che siamo).

sabato 6 agosto 2016

A proposito del femminicidio

Dicevo a un amico: l'equivoco è che il matrimonio debba per forza fondarsi sull'amore, è all'interno di questo equivoco che si gioca il dramma (e per fortuna anche la farsa). Poi, per carità, c'è sempre il caso fortunato degli innamorati fissi, ma appunto, è un caso. Certo, anche il mio amico è innamorato ed è difficile discutere con gli innamorati, ci siamo passati tutti, però poi, nudo e crudo, il discorso si riduce a questo. Senonché sempre più spesso finisce in tragedia e non sarà un inasprimento delle pene a impedire che si compiano altri atti inconsulti, c'è l'uomo che si sente defraudato del suo ruolo e della sua funzione e non c'è più il paracadute sociale del delitto d'onore a venirgli in soccorso, l'amore non c'entra, è più un'affezione dell'ego mascherata da bisogno irrinunciabile dell'altro, capisci che il deterrente legislativo non può far presa, così l'unica sarebbe menare il cretino e spezzargli le gambe finché non rinviene. Ma si era detto che siamo gandhiani.

Dall'eterno ritorno all'eterno presente

Tentavo di spiegare le implicazioni filosofiche di quella che i fisici chiamano "termodinamica": non è il tempo che impedisce al nostro famigerato uovo di ritornarsene intiero dopo che si è tramutato in frittata, non è il tempo perché il tempo in sé non esiste, è l'altissima improbabilità statistica che glielo impedisce pur non essendo per questo un impedimento assoluto (una sola possibilità su un bilione di bilioni, per dire). Il passato è ciò che non ritorna, ma non perché è cocciuto, ma perché è assai improbabile che ritorni (pur non essendo impossibile). Questo ovviamente se si vuole rimanere entro il discorso della fisica. Se si vuole invece allargare l'orizzonte si può invece tentare di dare l'ennessima interpretazione dell'eterno ritorno nietzschiano: per la legge dei grandi numeri, ci metta pure tutto il tempo che vuole, ma l'eterno rimescolamento di tutte le particelle del cosmo finirà per ripetere prima o poi il suo schema. A me piace pensarla invece in un altro modo, mi piace pensare il tempo come un eterno presente, fatto del ricordo e della testimonianza di un passato che si manifesta nel presente, nell'attesa di un futuro che non può esistere se non nel presente, per cui, più che una freccia, qui si tratta di un punto che contiene tutto il mutevole pur rimanendo immobile. E' un bel rompicapo, ma ammetterai che è più interessante (e non è nemmeno in disaccordo con la relatività generale, anzi). (seguo il suggerimento del professor Freud, pubblico tutto senza curarmi troppo del giudizio critico, la cura definitiva al blocco dello scrittore).

venerdì 5 agosto 2016

Avanti!

Ho sempre meno voglia di scrivere, anche di pensare, perché in buona sostanza non serve a nulla, è l'entusiasmo che ti deve sorreggere, se manca quello... ricordo il giorno in cui stavo per soffocare, vidi la morte in faccia e non pensai nulla di filosofico, non ne ebbi il tempo, con tutto il corpo che lottava per sopravvivere pensai solo che di lì a poco sarebbe finita, questo è il senso della vita. E ricordo che sentivo il mio corpo come qualcosa che non mi apparteneva, era lui che lottava, io lo lasciavo fare: io non ero il mio corpo. Poi, anni dopo, lessi Schopenhauer e scoprii la Volontà, "eccola", mi dissi, "era lei che si manifestava in tutta la sua prepotenza!". Parafrasando Churchill, la vita è un indovinello avvolto in un mistero all'interno di un enigma. Andiamo avanti.

"Ma da un'indagine più acuta si scopre che siffatta mancanza di idee in realtà non si verifica mai, e che essa invece compare solo quando il paziente, per effetto della resistenza - mascherata come giudizio critico della validità dell'idea che gli è venuta in mente - non la comunica o la respinge". Professor Sigismund Freud, terza conferenza.

giovedì 4 agosto 2016

Soffrire di reminiscenze

Stavo leggendo Freud, le cinque conferenze, lo strano di caso di Anna O. Dunque abbiamo questa povera paziente isterica, una signorina dell'alta borghesia viennese (il dramma si consuma tutto all'interno del generone austro-ungarico), carina, intelligente, vestita come si conviene, con delle manine graziose e tutta agitata perché non riesce più a bere un bicchier d'acqua che sia uno, la cosa le dà nausea e la ripugna, per non morire di sete si nutre di meloni (fruttariana ante litteram). Non è l'unico disturbo di cui è affetta, a tratti non riesce più a muovere una buona metà del corpo, diventa cieca e anche muta, per giunta strabica e quando parla lo fa solo in inglese (dopo di lei verrà la paziente che si esprime coi rutti e quella che ruota la testa di 360°). Il dottor Breuer la cura con l'ipnosi e con la talking cure (termine forgiato dalla paziente stessa, del resto si esprimeva solo in inglese), ottiene i primi risultati facendole rivivere i suoi traumi, si scopre che non riesce a bere perché un giorno vide il cagnolino dell'odiata governante inglese bere da un bicchiere (si sa che gli inglesi sono degli zozzi). Freud più tardi inaugurerà per lei il suo lettino. 

Ora, la storia di Anna O. per sua natura si è sempre prestata all'ironia, ma a questo punto sorge un dubbio: che la psiconalisi, oltre a un mito tenuto in vita dall'industria dei divani, sia pure un falso ideologico fondantesi su una paziente troppo suggestionabile? Anna O. era sessualmente repressa, lo dicono le carte. Fantasticava, si teneva tutto dentro (e via di metafora). Antropologicamente parlando è un tipo umano che si è perso nella notte dei tempi, per giunta immerso in un mondo, quello kakanico, dove il controllo e la dissimulazione delle emozioni aveva raggiunto i suoi picchi, ma, voglio dire, oggi c'è internet, ci sono i sex toys, dovremmo essere tutti sani come pesci (...). E mi fermo qui per non scivolare nelle battute sessiste, non sia mai, per carità, è peccato mortale, "Anna O. è ritenuta un'antesignana del movimento femminista."

"dopo la guarigione "Berta Pappenheim non parlava mai di questo periodo della sua vita e si opponeva con veemenza a ogni proposta di cura psicoanalitica per le persone di cui era responsabile, con grande sorpresa di quanti lavoravano con lei." https://it.wikipedia.org/wiki/Bertha_Pappenheim

A proposito della freccia del tempo

Dice il fisico: la freccia del tempo è sostanzialmente illusoria nella sua immutabilità, in realtà le leggi della fisica sono reversibili, se un uovo che si rompe è molto difficile che possa riguadagnare da solo la sua integrità è per via di una legge statistica: in natura tendono ad accadere i fenomeni che si verificano nel maggior numero di modi possibili (Boltzmann, termodinamica, ecc.). In realtà, dicono, l'uovo potrebbe benissimo ritornarsene intero, non c'è legge della fisica che lo vieti, è solo che vi è una sola possibilità al mondo che tutte le particelle di quell'uovo compiano insieme tutti i passi necessari per ritornare allo stato iniziale, per contro vi sono innumerevoli possibilità nel senso opposto. Quali sono dunque le implicazioni della termodinamica sulla freccia del tempo? Supponiamo per astratto che esista un oggetto costituito originariamente da due sole particelle in uno spazio relativamente piccolo: se queste particelle si allontanano fra di loro diciamo che l'oggetto si è rotto, se per caso si riavvicinano diciamo che l'oggetto è ritornato intero. La cosa non ci stupirebbe perché le possibilità che l'oggetto ritrovi casualmente la sua integrità in un sistema del genere sono molto elevate, per cui non diremmo che il tempo scorre al contrario se accadesse una cosa del genere. Con l'aumentare delle variabili ecco invece che emerge la freccia del tempo: un sistema più complesso come un uovo implica che sia altamente improbabile il riavvicinamento di tutte le particelle in un determinato schema, per cui ecco il passato costituitosi come improbabilità statistica (e il futuro come probabilità statistica maggiore). Vedi Eugenio Coccia: Il tempo non esiste.

Quando si dice che "il tempo non esiste", si intende dunque che non esiste in termini di "etere temporifero" attraverso il quale si propagano il passato, il presente e il futuro, il tempo è il significato che diamo ai processi di cambiamento, o, kantianamente parlando, la forma che diamo all'esperienza. Tutto scivola pericolosamente (per la fisica) verso un inaspettato trionfo della filosofia.

sabato 30 luglio 2016

La tendenza fondamentale

Quando sembrava che l'Occidente non avesse nemici in grado di infastidirlo e la dialettica era tutta interna allora si poteva procedere senza grandi intoppi all'opera di depotenziamento delle categorie concettuali che lo sostenevano, il clima era per così dire propizio ai cantori della postmodernità e dell'indebolimento dell'essere in tutte le sue forme, anzi, fino a un certo punto si passava pure per avanguardie. Ma ora che l'occidente si trova direttamente minacciato da un nemico che lo scuote dalle fondamenta è quasi fisiologica la necessità di riorganizzarsi attorno a un nucleo stabile di valori. Ha un bel dire Vattimo che "per vivere più felici, basta con l'idea degli assoluti", e la ricetta parrebbe sulle prime risolvere tutte le questioni in un sol colpo, senonché è proprio questo nucleo di "rifiuto degli assoluti" che fa imbestialire così tanto i nostri nemici, la ricetta che intende gettare acqua sul fuoco diventa l'innesco per l'incendio, per cui bisogna rassegnarsi, non possiamo esimerci di andare allo scontro. In questo contesto si inseriscono poi le velleità di rafforzamento dell'identità cristiana che si vorrebbe far coincidere con quella occidentale tout court, ma è solo una battaglia di retroguardia. Questo è quanto.

lunedì 25 luglio 2016

Erwachen

Bisogna vedere se ce li possiamo ancora permettere i sogni di fratellanza universale, in questo momento obiettivamente no, non c'è alternativa al legittimo sospetto. Quel famigerato "porte aperte al profugo", con gli austriaci alle frontiere che offrivano passaggi in macchina agli sfollati sull'onda del sentimento collettivo finirà per costare molto caro all'idealismo tedesco, qui inteso con molto sarcasmo e fuori dall'abituale contesto filosofico.

Sensi di colpa

Cosa dovrebbero dirci i filosofi? Che in realtà c'è poco da filosofeggiare, si sta dalla parte dell'occidente, si sceglie il male minore, ovvero il bene maggiore. Io poi sono quello che pensa che "scegliere" sia già un verbo ingannatore, che nulla attesta il libero arbitrio, ma per l'appunto, di fronte al pericolo c'è poco da filosofeggiare, non c'è scelta. Perché quando andava di moda il pensiero debole o l'ermeneutica francese, che a forza di interpretare e di estetizzare la pratica filosofica non sapevano più dove andare a parare, sembrava fosse verità assoluta che tutto è relativizzabile all'infinito, ma giunti al punto in cui siamo, per usare un francesismo, verrebbe proprio da dire "relativizzami 'sto cazzo". Però c'è sempre un però. Per esempio c'è quello che pensa che è l'occidente che deve cambiare perché così com'è non fa altro che generare da sé i suoi mostri, forse se fossimo meno superbi, se non volessimo imporre i nostri valori... vuoi vedere che sono i nostri valori il problema? Non c'è nulla di assolutamente sbagliato nei nostri valori, non saranno perfetti, certo, soprattutto tenendo conto dell'eterogenesi dei fini, ma se siamo ancora liberi di discuterne significa che non sono poi così malaccio.

domenica 24 luglio 2016

Ubi maior minor cessat

Ci sono un'infinità di cose che possono andare storte quando ti ritrovi incarnato in un essere vivente, che è già un miracolo essere vivi. Questo per dire che, visti i tempi che corrono, i guai dell'italico stivale, e in special modo tutte le sue macchinazioni politiche, mi sembrano ormai cose di poco conto rispetto alle grandi minacce che incombono sul nostro capo. Per costituzione sono sensibile al terrore, ci vuole poco a convincermi, per cui è vero, ho perso interesse per le baruffe di casa nostra, ubi maior minor cessat.

martedì 19 luglio 2016

Dämmerung

Bisognerà pur dirselo: la democrazia ha fallito, l'Occidente è agli sgoccioli. Prendete le donne e i bambini e scappatevene via, fate scorte di cibo, acqua e salviettine multiuso, bruciate tutto alle vostre spalle. Andate sempre ad occidente, non voltatevi indietro, l'occidente è quello che sta alla vostra sinistra se guardate il nord, il nord è quello che sta all'opposto del sud, che è poi la direzione in cui di solito le cose smettono di funzionare (non potete sbagliare). Non pensate a me, io sono un superuomo condannato all'irrilevanza, guarderò in faccia il mio destino, perché bisogna amare il proprio destino. Se poi qualcuno mi dà un passaggio non mi offendo.

giovedì 7 luglio 2016

Disclaimer

Non è per altruismo o spirito di servizio che mi interesso di politica, è per curare le mie paranoie, sicché più me ne fotto delle paranoie e meno mi interesso di politica.

martedì 5 luglio 2016

Brevissime

Essendo che scrivevo soprattutto per chiarirmi, una volta chiarito non sento più così impellente il bisogno di scrivere. Non è vero che non si smette mai di imparare, è una palla che ci si inventa per fare i modesti, in realtà su certi argomenti si arriva pure a mettere la parola fine. Del resto sono le emozioni l'ostacolo maggiore alla comprensione, e questo lo sapevano già gli stoici. Riguardo alla verità, la verità è che un argomento contiene in sé un po' tutte le verità, favorevoli e contrarie, ma in parti diverse e secondo diversi gradienti che opportunamente trattati dalla retorica si possono far risaltare alla bisogna, come i sapori che si usano in cucina, e questo lo sapevano già i sofisti. Eppure, sotto l'apparente varietà di soluzioni, c'è sempre almeno un fatto indubitabile che fa da sostrato alla teorizzazione dell'infinita dubitabilità delle cose, e questo, volendo, lo sapeva già Cartesio. Ora l'unico vero pericolo sono le mucche nel corridoio.