mercoledì 28 giugno 2017

La saggezza del vivere

La scoperta che la vita non ha alcun significato, che è semplicemente un destino che va percorso volenti o nolenti, ha reso più lieve lo sgomento che di solito mi prende di fronte al pensiero della morte. Certo, ad avere la morte davanti agli occhi l'istinto di sopravvivenza si riattiverebbe all'istante recando con se le rose e le sue spine, ma lo sgomento “metafisico”, quello più astratto e più pensato (e non meno doloroso) è in un certo modo ridimensionato al punto da permettere di consumare lietamente la vita di tutti i giorni con le sue inderogabili faccende. E’ breve la vita, uno spreco continuo, soprattutto quando ti illudi di assaporare l'attimo il più a lungo possibile e ti accorgi invece che proprio in ragione di quello sforzo ti sei perso tutto il bello dell'istante, che a sforzarsi di vivere si ottiene l'effetto contrario, è d'uopo accettare l'impermanenza (Ommmmmm… ecc.). 

lunedì 26 giugno 2017

La volta che incontrai Berlusconi

Ora posso dirlo senza timore di turbare il silenzio elettorale: ebbi l'occasione di incontrare Berlusconi dopo l'operazione e siccome non sono Travaglio gli feci i miei più sinceri auguri per la sua salute e gli dissi che pur non essendo mai stato un suo elettore lo ammiravo per la sua tenacia e per le straordinarie doti di resilienza, “sa cos'è?”, dissi, “lei mi ricorda quei fuoriclasse che pur non potendo correre in lungo e in largo per il campo appena gli danno la possibilità di tirare una punizione sono ancora letali”, lui scoppiò in una grande risata e mi guardò con quei suoi occhietti furbi, due fessurine da cinese, “lei è proprio un caro ragazzo”, disse, dopodiché chiamò un inserviente e gli bisbigliò qualcosa all'orecchio. Apparve come dal nulla una meravigliosa ragazza, non troppo alta, visetto angelico, occhi languidi, bella patata, mi chiese se volevo seguirla nel salottino, io dissi di sì ma solo per non offenderla, perché si sa che sono imbranato con le donne, e ci sedemmo su un bel divano di pelle color panna a sorseggiare un tè freddo alla pesca. Sentii subito come una mano posata sulla gamba, vidi i suoi bei capelli biondi avvicinarsi come in sogno mentre già mi si appannava la vista, "non è possibile!", mi ripetevo, mi parve di udire un suono celestiale di campanelli e… era la sveglia, era lunedì mattina e io ero già in un ritardo mostruoso.

sabato 24 giugno 2017

Sub specie aeternitatis

Ci ha fregato tutti, a tutti ci ha fregato. Si era fatto fotografare con gli agnellini, lui, che di avicoltura si era occupato, sì, ma in senso lato, era diventato pure vegetariano, si era messo a parlare coi cani, i merli e gli uccellini, lo davamo tutti per spacciato, e lui che fa? Zac, ti piazza la zampata alle comunali e tutto d'un tratto risorge come la fenice che dalle ceneri cresce (ogni volta). Puoi distruggerla come vuoi, ti rinasce da dentro (cit.). E quei gioppini di Renzi, Grillo e Salvini lasciati con un palmo di naso, l'onestah-tah-tah, l'immigra-toh-toh. Dico, non è genio questo? Ci vuole un'innata e notevole capacità di immedesimazione col carattere e la natura propria dell'homo italicus per resistere e persistere con tanta insistenza, tanto di cappello. E' ammirazione la mia, forse mi sono lasciato ammaliare dal fascino della ribalderia? E' una presa d'atto. Quando per troppo tempo girano solo contraffazioni senza ne arte ne parte a qualcuno poi viene la tentazione di riappropriarsi del cliché originale, è umano.

giovedì 22 giugno 2017

Mi hai tolto un peso

"Più sopra ho usato gli per loro: «Stupirebbero gli amatori... se qualcuno gli dicesse... ». Eguale scambio lo fa anche il Manzoni: «Chi si cura di costoro a Milano? Chi gli darebbe retta?» (Pr. Sp., II). L'accordo dei pronomi coi nomi al plurale è uno dei pesi più grossi che ostacolano i movimenti della nostra lingua. Se non ci abituiamo a sbagliare questo e altri accordi, non toglieremo mai l'italiano dalla sua aulica rigidità, ne faremo mai di esso una lingua duttile alle pieghe e ai ripieghi del nostro pensiero."

(Alberto Savinio, Nuova Enciclopedia).

martedì 20 giugno 2017

Resa incondizionata

E io che pensavo di avere trovato l'argomento definitivo contro il Piano Kalergi, ma pensa te che ingenuo, il piano è un atto di fede, se ci vuoi credere non c'è ragione che tenga. Mi sento come Schopenhauer contra Hegel, niente è nelle mie possibilità, la supercazzola vince sulla cruda realtà: ebbene, hai vinto tu, ti meriti la coppa. Ma che sostituzione programmata degli europei! Quelli vengono qui spinti dal bisogno e dal fascino dell'occident... no, come non detto: vinto tu, ti meriti la coppa.

domenica 18 giugno 2017

La marche sur Paris

E noi che eravamo preoccupati che Renzi pigliasse tutto il potere, hai visto cosa ti ha combinato Macron in Franza? La Marcia su Parigi: maggioranza assoluta con la metà della metà degli elettori, gli ultimi volenterosi sopravvissuti a tutta la sfilza di dispositivi elettorali. Nemmeno io andrò al ballottaggio settimana prossima, i due contendenti locali mi sono indifferenti. E poi sprecare due timbri due per un sindaco solo mi pare spropositato, c'è da fare la fila all'ufficio elettorale se finisci il lenzuolino, c'è da prendere il numerino, mica ceci. Si pone il problema della rappresentanza. La gente s'è disaffezionata, posto che noi si comprenda realmente quello che è nelle possibilità della politica e quello che non, ne dubito fortemente.

Occidentali's dharma

Voi lo sapete, io non sono per lo ius soli automatico, prima ci vuole un esamino, se sei fan di Ariana Grande, se segui Vacchi su Instagram, se guardi Uomini e donne, allora sì che puoi ritenerti un vero italiano, altrimenti tornatene a casa.

mercoledì 14 giugno 2017

Il piano Kalergi

E' arrivato Kalergi, dice che te saluta. "Kalergi lo sapeva: stanno sostituendo i popoli europei coi migranti. Il Capitale importa dall'Africa schiavi senza coscienza di classe per disfarsi dei cittadini radicati e protetti dai diritti. Mentre l'ideologia gender e il nuovo mito omosessualista distruggono la nostra procreazione" (l'ultimo marxista). Non è dunque che siamo fin troppi al mondo e tutti in cerca di qualcosa di cui vivere, no, c'è un piano ben congegnato del Capitale per togliere i diritti ai cittadini delle polis attraverso l'introduzione di schiavi numidi senza coscienza di classe. C'entrano pure i maricones, che, li vuoi lasciare fuori? Gli utili idioti del Capitale, i corruttori degli umori vitali dell'occidente che ci condurranno tosto all'estinzione. Ora, non è mia intenzione entrare nel merito dell'affaire Kalergi, cosa sia, cosa non sia e via dicendo (qui ve la vedrete voi, se ne avrete voglia), io dico solo che la questione è molto più semplice di come la dipinge il filosofo ribelle: siamo in tanti su questa terra, le crescenti necessità di ciascuno creano per eterogenesi dei fini tutto l'intricato plesso di problematiche ascritte al famigerato piano Kalergi, del quale non v'è alcun bisogno per spiegare le fantasmagoriche vicende della realtà (applicazione pratica del rasoio di Occam). Poi se ti piace infiorettare i fatti per renderli più romanticamente rivoluzionari fai pure, ma non ti aspettare che venga a stenderti ponti d'oro.

martedì 13 giugno 2017

Diefenbach

Dietro al motto "Omnia vincit ars" c'è un personaggio curioso, Karl Wilhelm Diefenbach, appartenente alla tribù teosofica e frequentatore del Monte Verità, di cui, pare, fu il primo ispiratore. Utopista, nudista, pacifista, poligamo e vegetariano, probabilmente omeopatista, sicuramente no-vac, intimamente legato al ricordo della madre che gli apparirà più volte in forma di visione nei frequenti momenti di crisi, non stupisce che gli vennero tolti i figli. Ne soffrì e cominciò a vagare a piedi nudi in cerca di se stesso, si cibò di bacche, si sdraiò frequentamente sull'erba, finché trovò conforto nella pittura, genere simbolista: paesaggi marini, cieli notturni e tempestosi afferenti al concetto di sublime kantiano, esotismi ed esoterismi vari, figure femminili di luce e via dicendo. La scarsa documentazione fotografica ce lo mostra barbuto e con lo sguardo da matto, avvolto in una tunichetta da Jedi, una via di mezzo fra Rasputin e Gustav Klimt. Altro motto celebre: "Meglio morire che rinnegare i miei ideali!". Dopo il crack finanziario della sua comunità si trasferì a Capri, dove morì nel 1913 all'età di sessantadue anni senza aver rinnegato i suoi ideali e dove sessant'anni dopo gli verrà dedicato un museo ospitato presso la locale Certosa di San Giacomo (l'amore per il Grand Tour e per le rovine del passato, il richiamo della macchia mediterranea abitata dalla pittoresca fauna meridionale che resiste tutt'ora e riverbera nei soggiorni ischitani della cancelliera). Poi un giorno ne diremo due sulla teosofia.

lunedì 12 giugno 2017

Omnia vincit ars

Noi pensatori d'alta quota, frequentatori del bello, iperborei habitué del sublime, abbiamo sviluppato un metodo infallibile per reagire alle contumelie della vita quotidiana: manca il denaro, i conti non tornano già al principiar del mese? Niente paura: tosto un pregiatissimo libro sotto il braccio e via a rinchiuderci dentro il bagno, là sul trono in ceramica dove ogni clamore cessa. Intendo il clamore del mondo che irrompe dall'esterno in melodiosa antitesi al borboglio dello stomaco che erompe dall'interno. L'arte vince ogni cosa, omnia vincit ars.

L'analisi

Renzi talmente era concentrato su Grillo che da dietro gli è spuntato Berlusconi e oplà, Sotomayor! Grazie zio Silvio, a buon rendere. "Pazzo, che dici? Berlusconi il corrotto e il corruttore, l'emblema del disastro antropologico italiano1!1!!!". Hai ragione: che rabbia. Più indignato: diamine, che sciagura! Seguono geremiadi sull'italiota coprofago a cui piace prenderlo in culo, ecc. ecc. (comunque io non darei per spacciato il grullismo, il tempo è galantuomo). (adesso che il centrodestra è risorto possiamo fare a meno anche di Renzi: addìos, come dice Cannavacciuolo).

domenica 11 giugno 2017

Hebdomeros

Che bello l'Hebdomeros di Giorgio De Chirico, lo scrivo pensando ai quei due o tre appassionati dei dioscuri che per ipotesi passassero di qua. Colgo l'obiezione: eh ma non è un romanzo, non ha una trama, un luogo, un tempo ben definito, non ha personaggi. "Ebben, che vuol dire? Basta con queste ubbie grette e piccine!" (citazione del Gianni Schicchi di Puccini su libretto di Giovacchino Forzano, nonno di Luca Giurato). L'Hebdomeros è un campionario di visioni e umori direttamente tratti dalla produzione pittorica del Maestro, ne è l'immaginario svelato e messo nero su bianco, è come leggerne i quadri invece che guardarli. E come scrive bene, il maledetto, maestro della rêverie, gran cuciniere della madeleine, di gran lunga più raffinato dei colleghi surrealisti che finirono pure per prenderlo a schiaffi, letteralmente. A tratti più carognetta del fratello Savinio, che al confronto ci fa la figura del galantuomo. Ottimo sarebbe poterne assorbire lo stile per poi riproporlo sulle pagine del blog, ci stiamo lavorando. (Hebdomeros da "hébdomos" e "ēmera", cioè “del settimo giorno”, con riferimento ad Apollo, nato nel settimo giorno del mese e Dio della bella armonia e delle arti in generale).

sabato 10 giugno 2017

L'ordoliberalismo

L'ordoliberalismo (od ordoliberismo che dir si voglia) sulle prime può sembrare addirittura una parolaccia e invece è un concetto che ha la sua importanza e conviene farsene un'idea se si vuole stare al passo con il pensiero antagonista e ribelle che va per la maggiore. Sul web lo si trova abbinato al concetto di economia sociale di mercato, come suo precursore, può venire indicato anche come Scuola di Friburgo. L'ordoliberismo approva e sostiene il liberismo e l'iniziativa privata ritenendole fondamentali per lo sviluppo economico, tuttavia con alcune restrizioni, riservando cioè allo Stato e ai governi il compito di intervenire là dove il liberismo viene meno alla sua funzione sociale. L'ordoliberismo non crede dunque all'azione autoregolatrice della mano invisibile, il concetto per cui la somma degli interessi particolari gioverebbe provvidenzialmente all'interesse collettivo, cardine del pensiero liberista classico, l'ordoliberismo fa da balia ai mercati e ne corregge le storture garantendo per quando possibile uno sviluppo economico il più armonioso possibile. Perché dunque tanta avversione nei suoi confronti da parte del pensiero antagonista e ribelle? Perché viene per forza di cose identificato con le vicende della grande finanza mondiale, con i giochi di potere delle banche centrali, con la tecnocrazia tedesca che si arroga il diritto di porsi al comando della comunità europea con la sua sovrapproduzione di leggi e di normative, e non ultimo con il complotto mondialista plutomassonico (nei casi più conclamati di paranoia trova il modo di agganciarsi anche alla teoria del gender e al venir meno dei valori giudaico-cristiani). Voi non date retta ai ciarlatani e maître à penser dell'ovvio e della grulleria imperante, prendete l'ordoliberalismo per quello che è, una vicenda seria e importante che ha contribuito non poco allo sviluppo economico europeo del secondo dopoguerra, grazie a quello oggidì anche i dissidenti possono permettersi il lusso di vestire Prada e sfoggiare orologi di marca. 

Ricerca

Mi scuso se non ho toccato palla in questi giorni di grandi fatti di cronaca e di sconvolgimenti interplanetari ma bisognava darsi da fare per la pagnotta. Com'è avere i soldi? Mi piacerebbe tanto saperlo, perché devo condurre uno studio, devo fare delle ricerche, avrei bisogno di immedesimarmi in quello che il suo stipendio ce l'ha di sicuro alla scadenza pattuita ed estrarne il profilo psicologico, per vedere cosa s'inventa per trovare comunque qualcosa da lamentarsi.

domenica 4 giugno 2017

Tifosotti

Ora, non voglio offendere nessuno che mi ci metto dentro anch’io, ma se pensi a quanto sia idiota in sé tifare per una squadra di calcio, proiettare le proprie frustrazioni sui colori di una maglia, fare gruppo per sentirsi massa (Canetti, ecc.), in un bisogno quasi patologico di ritrovare nell’altro le tue stesse passioni, così da esserne confortato, rinfrancato al punto da coltivare l’ebrezza della violenza nei casi più conclamati, be’, solo allora ti rendi conto quanto l’idiozia sia un fardello che ci portiamo appresso come un gemello parassita impossibile da estirpare. Detto questo, Juve merda (scherzo, su). 

La resistenza è inutile

Ora il Renzi me lo ritrovo anche su Medium, mi arrivano le notifiche anche se non lo seguo. Un pezzullo sui fatti di Londra, non dobbiamo permettere che cambino il nostro stile di vita, ecc. Presidiano il web per non perdere la battaglia delle news, diffondono meme, tampinano i grillini, vanno a scovare quello che "io non sono razzista però i negri puzzano", giustissimo, solo che poi "orgogliosi di questa generazione, due grandi capitani!", vale a dire il Renzi e il Totti, testé arruolato per i sacri valori sportivi che rappresenta. Inutile resistere, ogni epoca ha le sue tecniche di propaganda commisurate ai mezzi a disposizione, e anche se ti prende un qual certo imbarazzo e ti sembra a volte di doverti vergognare per loro, attivisti del web grillini e renziani in toto, sappi che quello superato sei tu che stai ancora ai dischi di Little Tony.

(la grillina razzista poi non era vero che era razzista, una fake news segnalata da Renzi in persona a bella posta per farci la figura del signore).

Riabilitazione

Un apologeta è un apologeta, fa il suo mestiere. Così quando di tanto in tanto mi capita di spiluccare "Storia dell'Inquisizione" (Il Sapere, 100 pagine 1500 lire, Tascabili Economici Newton, 1997) non mi sorprendo più di tanto delle tesi ivi esposte. "Dove più s'incupisce il nero della leggenda è a proposito della tortura", scrive l'autore. Primo: la tortura la praticavano tutti (e va be'), veniva anche usata nei tribunali laici per estorcere confessioni (i laici medievali te li raccomando). Secondo: L'inquisizione non irrorava direttamente le pene, quello spettava al braccio secolare (cambia tutto). L'eretico pertinace, in quanto tale, veniva condannato subito al rogo e basta (mi hai tolto un peso). Terzo: esistevano particolari confraternite che avevano il compito di proteggere i condannati condotti al patibolo dalle intemperanze della folla inferocita (ma quale tortura?). Mi hai convinto: l'Inquisizione non era poi così brutta come la dipingono i moderni.

mercoledì 31 maggio 2017

Conditio sine qua non

Dicevo: Il sistema elettorale tedesco con scappellamento al cinque è un ottimo sistema, a condizione di trovarsi in Germania. Io in Germania ci sono stato per lavoro qualche anno fa, fu il mio primo viaggio all'estero se escludiamo il Ticino e la Calabria, ho visitato Amburgo, la regina, passando per Ochtrup, il paese delle fiabe, poi ridiscendendo sono passato per Düsseldorf, che ho trovato brutta, quindi per la Westfalia, che ho trovato bella, e infine per la Baviera, che ho trovato media. Che dirvi? Germania mia patria d'elezione, l'ultima Thule, la sensazione di un paese governato col maggioritario. L'unica vera vocazione dell'Italia è invece la cazzimma.

lunedì 29 maggio 2017

Imperturbabilità

Una volta che hai equiparato le passioni politiche a quelle calcistiche è come se ti si aprisse un mondo, avrai trovato la chiave di volta dell'universo. Non lo vedi quello che augura la morte all'avversario, lo "sparati!", il "lascialo lì che concima!" che ho sentito quella volta che sono stato a San Siro? Sette anni son passati dalla caduta in disgrazia di Fini e Storace era ancora lì seduto sulla riva per infierire sul cadavere (mi viene in mente Lercio: "Aspetta in riva al fiume il cadavere del suo nemico ma lui passa su uno yacht pieno di figa"). E non c'è pure quello che augura un cancro a Renzi, uno sturbo a Grillo, quello che spera che il Salvini se lo inculi il negro? La politica è pure peggio del pallone, tutto è livore, acrimonia, risentimento, e ad inseguire l'acrimonia farai la fine di quelli dell'Mdp, cioè darsi arie di capire tutto per non combinare niente. Il giorno che guarderai tutto con distacco e comprenderai che l'unico vero modo per smontarli è non prenderli nemmeno in considerazione acquisirai una tale imperturbabilità che al confronto Seneca diventerà l'incredibile Hulk, e in più conserverai intatte le tue camicie. 

Baggio

Le suore tiravano le mele, e fanno male le mele, se ti arrivano in testa e sulle braccia o peggio in mezzo alle gambe, le tiravano veloci e prendevano la mira. Erano suore incattivite e acide, indurite dalla vita, niente di più lontano dai precetti francescani o dal giuramento di Ippocrate, del resto i loro degenti avevano perlopiù l'attitudine delle bestie in gabbia nutrite a film di Alvaro Vitali e da quegli animali in qualche modo dovevano pur difendersi, le poverette. "Sorella, che me la può dare adesso la mela che io in cambio le do la banana?", e via che partiva la mela con traiettoria tesa diretta al basso ventre prontamente parata con gli avambracci dal provocatore. L'Ospedale Militare di Baggio era una via di mezzo fra una caserma e un carcere, finii nelle sue grinfie per un prolasso della valvola mitrale e per una diagnosi di depressione, ne uscii dopo un andirivieni durato circa due anni in cui prima mi fecero rivedibile e poi mi riformarono definitivamente. Del resto a Baggio, come in ogni ospedale militare, era praticamente impossibile distinguere l'imboscato dal malato vero, vigeva la presunzione di colpevolezza (la fermata della metro era Inganni), così che con un prolasso si finiva in fureria, con la depressione era già una scommessa più rischiosa (pensarono bene di non rischiare, soprattutto dopo Full Metal Jacket). Difficile descrivere un posto più squallido di quello, forse nemmeno Céline avrebbe potuto, fatto sta che ad iter concluso caddi ancor più nello sconforto, talmente mi svuotarono di ogni residua energia psichica e nervosa che solo adesso riesco a parlarne a cuor leggero, ho ancora i bozzi delle mele prese di rimbalzo.

domenica 28 maggio 2017

Commodo

[l'addio di Totti mi ha fatto venir in mente l'antica Roma, ecco qui una storiella dei bei tempi andati]

Anche al grande Marco Aurelio toccò in sorte di generare un figlio scemo, Commodo, il padre se n'era pur accorto ma in ossequio al precetto stoico si era come rassegnato al destino ben conscio che tutto accade secondo volontà del logos, sperava forse che le responsabilità dell'impero avrebbero fatto rinsavire il giovane ma si sbagliava. Commodo era appassionato di giochi gladiatori e tanta era la passione che scendeva egli stesso nell'arena vestito da Ercole con la testa di lupo sul capo, come l'Uomo Tigre o quel tal figlio di Gheddafi che credendosi Messi si era fatto scritturare dal Perugia. Tronfio e megalomane, aveva cominciato a rinominare le istituzioni dell'impero con nomi fantasiosi seguiti dall'aggettivo "commodiano", talmente era unfit che in mancanza di moderne procedure di impeachment il Senato cominciò a tramare contro di lui, una prima congiura finì male per i congiurati, la seconda riuscì nell'intento. I principali registi e promotori furono il prefetto del Pretorio e il cubicularius Ecletto (praticamente il responsabile della camera da letto), i quali, temendo rappresaglie per essersi opposti alle ennesime stravaganze dell'imperatore, con l'appoggio di alcuni senatori assoldarono la concubina Marcia, favorita dell'imperatore, per avvelenarlo. Come nel caso di Rasputin l'avvelenamento non sortì effetto alcuno perché l'imperatore, sentendosi appesantito, chiese ai servitori di aiutarlo a vomitare praticandogli così una rudimentale lavanda gastrica. Disperati, i congiurati si rivolsero allora al maestro dei gladiatori Narcisso (praticamente il suo personal trainer), il quale, sotto la promessa di una lauta ricompensa, raggiunse l'imperatore nella spa e finalmente lo strangolò. Dopo la morte si ordinò la damnatio memoriae, finché Settimio Severo, per motivi di opportunità politica, ne decretò la riabilitazione e la beatificazione, con apposito culto a lui dedicato. Fin qui la narrazione ufficiale, quella scritta dai vincitori, ma che ne possiamo sapere, noi, della verità storica, noi che di Craxi abbiamo fatto un ladro e di Berlusconi un erotomane? Diciamo allora che Commodo era un po' come Trump, solo più imbecille.

sabato 27 maggio 2017

Disbrigo

E' stata una settimana difficile: il caso Insinna scoppiato come un fulmin a ciel sereno, le sentenze del Tar, Long John scambiato per un santo. Da esperto di pacchi posso dirvi che Insinna si vedeva lontano un miglio che è un falsone, tutta quell'allegria ciarliera, ti avevamo sgamato. Sulla sentenza del Tar certo che Franceschini ci poteva stare un po' attento, non è tanto il "prima gli italiani", è che non si fanno le cose a cazzo di cane (il Tar del Lazio comunque è da abolire e da sostituire con un patronato della UIL). En passant posso segnalare che il sovrintendente della Scala di Milano è austriaco e questo non è bello nel paese del Va' pensiero. Un solo capitano, una sola maglia: Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia! E con questo passo e chiudo e ritorno nel mio mondo (funzioni fisiologiche espletate nel tempo di valore europeo di sei secondi netti).

lunedì 22 maggio 2017

Disgelo

Ogni anno la stessa storia: noi che al nord passiamo nove mesi al buio imbacuccati nelle pelli d'orso a intagliare ruspe di cedro per i nostri piccini ai primi caldi veniamo come abbacinati dal bagliore delle gambe delle nostre squaw, come se per tutto quel tempo si fossero conservate in frigo fra il grasso di foca e le costine di maiale e si portassero appresso ancora un poco di quel rigore da disciogliere come rugiada sotto i tiepidi raggi del sole. La donna che d'inverno è tutta più segreta e sola, tutta più morbida e pelosa, e bianca, afgana, algebrica e pensosa, d'estate è più pubblica e impegnata, tutta più tonica e depilata, e afro, americana, euristica e facilona, è una geometria non euclidea che sconvolge i piani ben congegnati dell'uomo parallelepipedo, e tutto questo per un brevissimo arco di tempo, poi la finestra temporale si richiude e arrivederci all'anno successivo. Morale della favola: buonanotte.

domenica 21 maggio 2017

Trova le differenze/2

La differenza principale fra Grillo e Briatore è che Grillo fa i soldi con lo storytelling della povertà, Briatore con quello della ricchezza, per il resto stessi yacht, stesse scarpe da barca (stessi belli capelli!). Sia detto questo senza alcuna invidia sociale, anzi, ad avere i mezzi anch'io passerei le mie giornate sugli yacht (ci sarà la wifi sugli yacht?), solo l'innocente vi dirà che Grillo è antropologicamente superiore, eticamente irreprensibile, grande senso morale, perché lui, a differenza di me e Briatore, è sinceramente interessato e compartecipe delle miserie dei poveri e degli esclusi: una volta i montati si credevano Napoleone, oggi si credono San Francesco.


Cartesio e l'eresia capitalista

Hanno cominciato con Cartesio, colpevole, lui, di aver ricondotto il mondo sensibile alla fredda logica della res extensa: il mondo è una sofisticata macchina popolata da automi, conoscendone a fondo i meccanismi si potrà ben replicarne le forme viventi. Certo, rimane il problema di infondere vera coscienza nelle macchine, che per Cartesio la rex cogitans è storia a sé e giunge nel mondo provenendo dall'esterno (Dio, ecc.), ma è pur sempre qualcosa. Proprio da qui, infatti, inizia l'eresia, quel modo di sfidare la natura sul proprio campo con l'inconfessata (?) intenzione di dominarla, eresia che allargandosi a macchia d'olio darà poi la stura alla produzione industriale di massa e al vile mercantilismo moderno (il capitalismo, nientemeno). Ah, quanto erano invece più giusti i greci delle polis che sapevano rimanere entro i propri limiti senza alcun danno per l'umanità! Dimenticandosi en passant tutte le miserie del passato, perché il tempo che non è stato vissuto è sempre più eroico e favoloso, pronto per essere idealizzato rispetto al magmatico presente e all'imperscrutabile futuro. Guarire dal passatismo filosofico, giudicare più obiettivamente i grandi processi storici, questo il mio umile consiglio.