domenica 25 settembre 2016

L'uomo è un problema irrisolto

Scriveva l'acuto osservatore dell'umanità che da quando non crediamo più nella città celeste siamo costretti ad inseguire la felicità qui sulla terra e proprio perché costretta entro i limiti della materia questa felicità ci si presenta come deperibile e quindi già contenente il germe dell'infelicità. Causa il ricorrente riaffiorare di un certo malessere connaturato allo spirito posso dire che sì, non posso che trovarmi d'accordo, che così come la fede nella felicità ultraterrena aveva prodotto nel mondo le sue belle distorsioni, così la raison illuminista ci ha ridotti a quel nulla che siamo o che crediamo di essere e che ci avvelena l'esistenza, nell'ansia di dover per forza giocarci tutto nell'unica occasione che ci è concessa. Si vive nel panico, altro che nella felicità affrancata dalla ragione, e questo panico, interiorizzato perché non sia d'impiccio nello svolgimento delle attività quotidiane, scava sottotraccia e riemerge nei mille rivoli delle ossessioni e delle nevrosi che affliggono i contemporanei. Morale della favola: l'uomo è un problema irrisolto (e al momento privo di soluzione).

Nelle mani del Signore

Eppure l'intelligenza che ci contraddistingue in quanto uomini d'ingegno dovrebbe portarci a considerare l'azione politica come tutt'altra cosa rispetto alle stupidaggini e alle arlecchinate che si porta appresso, se non fosse che tolte le stupidaggini e le arlecchinate ci accorgiamo che rimane ben poco e allora vada per le stupidaggini, dai e dai qualcosa ne uscirà di buono, se non altro per eterogenesi de fini.

Senza via di scampo

Posto che siano tutti dei cazzari, dei ciarlatani, dei venditori di pentole, all'elettore smaliziato non resterà che scegliersi in sede di consultazione il cazzaro che meno lo indispettisce oppure disinteressarsi completamente della questione in ossequio alla regola d'oro "don't feed the...", e in fondo l'astensionismo risponde in parte a questa sollecitazione. Senonché. Senonché quelli se ne fanno un baffo dell'astensionismo e beatamente vi ricorderanno come il loro sindaco sia stato eletto con il consenso del 67,5% dei romani o il loro premierissimo sia stato votato dal 40,8% degli italiani, non c'è via di scampo (una percentuale è più giornalistica di un numero a sei cifre, è nella natura delle cose).

mercoledì 21 settembre 2016

Ritorno al proporzionale

Mi piace questa idea di tornare al proporzionale, ma così, pour parler, in fondo non sarebbe poi cosi male. Introducendo a suo tempo la quota uninominale si era pensato di abituare gli italiani a decidere, o dentro o fuori, ma decidere a noi non piace, oltretutto col rischio di ritrovarsi alla mercé del risentimento altrui, meglio un sistema che addolcisca le sconfitte e che non escluda nessuno a priori. Morale della favola: puoi riformare il paese finché vuoi, siamo noi che siamo irriformabili. E bravi i Cinquestelle che ci tengono allegri con le loro boutade (sul no alle Olimpiadi invece persino il rimbalzato Malagò ha gioco facile a dire che è tutta demagogia, e quella è, demagogia da movimento antisistema che si scaglia contro gli interessi delle lobbies, ma tant'è, è un modo per certificare la nostra inidoneità senza possibilità di appello).

martedì 20 settembre 2016

Schopenhaueriano

Il mio essere schopenhaueriano si riduce essenzialmente alla consapevolezza di essere totalmente alla mercé della vita (cosa che fra l'altro farebbe la gioia dei più), e cioè di essere in balia di quella sorta di pilota automatico che è incistato in ogni organismo vivente, dall'uomo alla pianta al paramecio, che non è tanto propensione ad esistere quanto a resistere in vita, condotto dall'istinto verso la riproduzione che per mia fortuna mi è stata risparmiata (e per questo devo ringraziare le donne che hanno fatto mostra di non considerarmi mai troppo sotto quel punto di vista). I miei istinti non mi appartengono, la mia natura nemmeno, non l'ho decisa io, mi sento come trasportato dai flutti, una pedina nella disponibilità di un giocatore misterioso che beatamente si diverte a tormentarci tutti, è abbastanza per sentirsi schopenhaueriani? E allora lasciamoci trasportare.

lunedì 19 settembre 2016

Teoria del giusto mezzo

Stavo cercando di convincere un compagno che più che la proprietà dei mezzi di produzione è la loro natura a fare la differenza: se il mezzo non è nato per la giustizia redistributiva (o ridistributrice), a voglia di possederlo collettivamente, non farà altro che restituire la sua fallacia. Occorre invece un mezzo che per sua stessa natura sia generatore di redistribuzione, che detta così pare una formula campata in aria, in realtà mica tanto, un mezzo del genere genererà giustizia indipendentemente da chi e in quanti lo possiedono. Ma è un discorso irricevibile per chi invece vuole rovesciare la realtà in quanto innamorato della rivolta, del gesto estetico prima ancora che etico. Il come produrre un mezzo del genere riguarderà più gli inciampi della tecnica che l'indottrinamento politico delle masse.

I miracoli

«Si è sciolto il sangue di San Gennaro, il miracolo nel duomo di Napoli».

«Nella capitale, e più ancora nelle città del Sud, i miracoli sono le uniche manifestazioni regolari. I tram non funzionano, gli uffici nemmeno, i telefoni sbagliano, i treni si scontrano volentieri, i miracoli invece sono perfetti. Ne consegue un'estrema fiducia del popolo per il soprannaturale e una diffidenza invincibile per tutto ciò che è opera dell'uomo. Anche lo spirito più educato alla scienza e al ragionamento si abitua ad aspettarsi dalla metafisica quei vantaggi che il progresso meccanico gli nega». (Ennio Flaiano, Diario Notturno).

domenica 18 settembre 2016

Vaghe speranze

 «Si Deus est unde malum? Et si non est, unde bonum?»

Più che sulla persistenza del male bisognerebbe interrogarsi sulla transitorietà del bene, perché vi sia così poca offerta in rapporto alla domanda, che in realtà non sia tutto un gioco d'ombre, un cantarcela e un suonarcela fra di noi, è più che un sospetto. "Bene" dovrebbe essere, allo stato dell'arte, l'amore per il prossimo, l'empatia, quel senso di umanità che ognuno ha in sé e che a ben guardare può riscoprire nell'altro, tutto ciò che dà gioia senza peraltro danneggiare alcuno, e questo in barba a una precedente morale che prevedeva invece il sacrificio di sé, l'asservimento alla tradizione, alle leggi del creato, all'autorità che di quel creato si faceva garante. Il "Bene", in buona sostanza, è per i più ottimisti un'inclinazione naturale che va incoraggiata. Ma se è così, chi ce l'ha messa questa inclinazione dentro gli uomini? La natura, la natura ma in forma di un dio, un dio personale, "deista", un padre buono e comprensivo che ci ha messi al mondo per godere della vita, un dio che non ha più nulla a che vedere con le religioni tradizionali, e talmente è travolgente questa concezione del Bene che perfino nel papa esaltiamo gli aspetti che la confermano ("è un papa moderno") e scartiamo come superstizione quelli che la contraddicono ("è un papa conservatore"). Volete sapere come la penso? Che il Bene non è che la proiezione di vaghe speranze, il segreto sta nel non indagarle troppo.

sabato 17 settembre 2016

Il mondo di sempre

E' un guaio per la politica e quindi per la democrazia che certi principi che si vorrebbero tenere saldi siano invece così malfermi, e mi riferisco proprio all'onestà, alla parola data, al senso dell'onore, valori che anche volendo non torneranno mai di moda perché in fin de conti non lo sono mai stati, aldilà dell'importanza data e delle dichiarazioni di facciata. E tuttavia, che sarebbe un mondo senza principi morali? Temo esattamente questo, quello di sempre.

giovedì 15 settembre 2016

Todo vale

Dio è morto e tu pretendi dal premier la correttezza istituzionale, il gentlemen's agreement, l'onestà intellettuale? Ma ormai vale tutto, la morale è un'abitudine che si forma in seno alla società e così come si forma si disfa, è friabile come una sbrisolona. A uno come Renzi non gli fa schifo nulla, la sua stella polare è la convenienza, lui è post-ideologico, post-democristiano, post-moderno, avrebbe concesso anche il matrimonio fra consanguinei se vi fossero state le condizioni e il tornaconto, ma capirai che gliene importa: se nessuno fa più conto di tenere in conto certi princìpi e al massimo si limita a brontolare allora significa che si può fare quel che si vuole.

mercoledì 14 settembre 2016

Il giorno tropicale era un sudario

Aldilà dello sberleffo io un po' lo capisco il povero Di Maio, che il Sud America è un po' tutto uguale, che in fatto di golpe sono i detentori del marchio e raccapezzarsi in mezzo a tutti quei colonnelli ci vuole una cabeza especial. In fondo ha solo trent'anni, Di Maio, nel '73 il padre frequentava ancora i campi Hobbit, per lui la storia inizia con gli Oasis e le Malvinas erano quelle che cantavano la Macarena. Bisogna dargli fiducia a Di Maio.

martedì 13 settembre 2016

Gli amici etiopi

Renzi si vede lontano un miglio che le spara tanto per spararle, i Cinque Stelle no, loro si impegnano per davvero (a parte la Raggi che già dal tono della voce pare la segreteria telefonica di uno studio dentistico), così che sul profilo antropologico di Renzi abbiamo già detto tutto, su quello dei Cinque Stelle ci si può ricamare sopra ad libitum, fino a stufarsi. Primo articolo del credo del movimentista: La verità vera si trova sul web, anche la più inverosimile, dal momento che si trova sul web, è già ammantata dell'aura della controcultura che ne decreta automaticamente l'autenticità. Solo da questo voi capite che il caso Renzi è un caso già abbondantemente trattato dalla letteratura medica, quello dei Cinque Stelle invece no, è un fenomeno ancora tutto da studiare nei suoi risvolti tragicomici: nel Movimento Cinque Stelle rivive il milieu culturale dell'amico etiope di morettiana memoria*.

lunedì 12 settembre 2016

Imperturbabilità

Mi chiedevo, fra l'altro, come avrebbe fatto Renzi ad uscire dall'imbuto referendario in cui si era cacciato e moderatamente mi lambiccavo, mi sforzavo di capire... tutto inutile, la soluzione era la più semplice che si potesse immaginare: semplicemente rimangiarsi la parola. Con Renzi l'opportunismo acquista una sua dignità, diventa pura scaltrezza (che da noi è una virtù), e pazienza se noi questa dignità non ce la vediamo, una buona dose di nonchalance e il re nudo apparirà il più vestito. Renzi dunque schizofrenico? Macché, senza vergogna, piuttosto, che la vergogna è un sentimento inopportuno quando si ha da far ripartire un paese, ci vuole senso di responsabilità.

domenica 11 settembre 2016

Chanson de regret

Dopo tanta serietà un po' di leggerezza: mi piacciono le donne vulnerabili e indolenti, ma non se ne trovano più, fanno tutte mostra di essere tostissime. Io non sono un maschio alpha, vi dirò che non mi trovate nemmeno nell'alfabeto, per questa ragione io e le donne non ci incontriamo (quasi) mai. Mi viene allora da ridere quando sento parlare di ritorno alla sottomissione, che poi si tratta di sottomissione pelosa: io mi sottometto cristianamente al mio uomo ma in cambio chiedo fedeltà, responsabilità e ginnastica da camera, ma solo a scopo procreativo (c'è la battaglia demografica da vincere, viva l'Italia!). Intesi che il sub e il dom possono scegliersi le regole che vogliono all'interno del loro personale gioco di ruolo, ma che razza di sottomissione è quella che pone delle condizioni? Parafiliaci che fanno mostra di passare per avanguardie. Detto questo, io mi ritrovo da capo a desiare la mia vulnerabile e indolente, telefonare ore pasti (magna tranquillo).

sabato 10 settembre 2016

Transfert

La verità, una volta che ce la impongono, non ci interessa, questo ho letto di sguincio su un libro di Flaiano ed è quello che in sostanza penso anch'io, che la verità la accettiamo solo se ci piace, in barba ad ogni argomentazione razionale che pure abbia la forza di imporsi come evidente. Mettiamo il caso che la verità sia che tutto è destino, che tutto accada in modo predeterminato, ci interesserebbe una verità del genere? Molto poco, perché la consolazione di noi moderni sta nel pensare di poter decidere della nostra vita, di poterci riscattare con le nostre forze. E dunque si viene a formare un inevitabile conflitto tra questa idea, che ci vorrebbe tutti impegnati a decidere del nostro destino e l'accadere del mondo che invece si fa beffe della nostra volontà, con conseguente grande effusione di rimpianti e quella sgradevole sensazione di essere vittime di un'ingiustizia in un mondo senza dei e governato da leggi indifferenti alle nostre suppliche. Qui l'uomo moderno ci sbatte le corna ma non si arrende e rilancia, nella speranza che un giorno possa vincere ogni resistenza e possa abbattere ogni barriera che si pone fra lui e la sua volontà. A noi questa idea di verità interessa perché è l'unica che lascia ampi spazi di manovra alla speranza irragionevole in un'illimitatezza, in un qualche forma di immortalità, speranza che non si è certo esaurita con la morte di Dio, ha solo cambiato indirizzo (se non per intercessione divina, per contributo della scienza che aspira all'onniscienza, scienza e Dio sono la stessa cosa e per proprietà transitiva anche l'uomo).

giovedì 8 settembre 2016

E così sia

Io sono una brutta persona, non credo quasi più a niente, nemmeno alle proprietà taumaturgiche dell'onestà, questa onestà che qui da noi rimane sempre più nelle parole che nei fatti. Più che l'onestà io prediligo la serietà, che è qualità che la comprende, mentre i nostri paladini della correttezza, questi movimentisti a cinque stelle che fanno ridere già dal nome, sono tutto fuorché seri. Non mi importa nulla dello "scandalo" giudiziario in sé, anzi, penso che nemmeno esista e se esistesse non cambierebbe di una virgola il mio giudizio, qui la questione è che l'onestà assurta a feticcio nasconde solo il vuoto pneumatico della proposta politica, che non va molto aldilà della semplice protesta contro "il sistema", l'essere contro per essere contro, e basta. Ahimè non basterà tutto questo a sgonfiare le vele al movimento, però tutto fa brodo in attesa dell'arrosto, e così sia.

martedì 6 settembre 2016

Il nulla nulleggia

Si diventa strabici a seguire le vicende della politica nostrana, da un lato volgi lo sguardo a Renzi e alla sua abituale quanto operosissima insipienza, coi suoi referendum, le sue patacche e i suoi pataccari, dall'altro alla Raggi e alle sue tragicomiche peripezie, 'sto uccellino bagnato della consistenza di una spuma di Adrià, fra l'incudine dei direttori e il martello dei poteri forti, evocatrice di trasparenze (sia detto senza malizia, che ne è congenitamente priva). Il fatto è che non c'è più alcun diaframma ideologico o culturale che separa l'insipienza del popolo sovrano da quella dei suoi rappresentanti eletti, i quali finiscono per assomigliarsi fra loro come si assomigliano fra loro i profili di Facebook: che differenza passa, per esempio, fra una Raggi e una Maria Elena Boschi o fra un Di Maio e un Orfini? Nessuna, figurine intercambiabili che potrebbero benissimo apparire credibili, opportunamente riprogrammate, nell'uno come nell'altro schieramento. L'avete voluta la morte delle ideologie? E adesso tenetevi questo deserto.

sabato 3 settembre 2016

Qui pro quo

Su Charlie Hebdo credo vi sia un malinteso: non è che lo abbiamo difeso per la sua arguzia e intelligenza, lo abbiamo difeso e basta, e se oggi ci appare greve, nessuno scandalo, è il suo registro. Non fa ridere? Pazienza. Offende? Non te lo filare, sarebbe come chiedere al Vernacoliere di dire meno parolacce (se al Vernacoliere togli "il culo" e "la topa" chiude il giornale, vanno tutti in cassa integrazione). Il mandato della satira non è quello di essere intelligente. Senonché fra i vignettisti nostrani, invero molto mediocri, c'è chi si mette a fare la morale ai francesi, credendosi, i nostri, degli umoristi di qualità superiore in quanto politicamente corretti e rispettosi delle buone creanze, che è poi il metodo migliore per ammazzare la satira, escluso il mitra.

L'offensiva del Têt

Ho fatto un incubo. C'era questa schiera di donne con dei calendari che eseguivano complesse triangolazioni sul ciclo, e poi una catena ininterrotta di ultraquarantenni a gambe aperte che mi invitavano con parole suadenti di sirena ad approfittare del momento propizio, e allora io a questo punto scappavo, però inseguito da un esercito di mammelle ingrossate e formidabili areole scure, e pance già piene lì lì per erompere, e mentre correvano da sotto gocciolavano come coppe dell'olio da vagine madide e tumescenti, e mi gridavano: "vieni, vieni! VIENI!", e io: "aiuto, aiuto! AIUTO!". No, ragazzi, non si può terrorizzare così una generazione.

martedì 30 agosto 2016

Ipotesi per un incipit

"A quel tempo l'immondizia, il pattume, il residuo organico, la porzione secca erano tenuti in grande considerazione, almeno quanto la cacca (santa) dei bambini, segno del buon appetito della società, coefficiente di benessere, cascame e distillato ultimo di tutta la produzione di cianfrusaglie passate attraverso l'addome della civiltà dei consumi." [troppo anticapitalista?] "E per giunta la deiezione, opportunamente riqualificata, reintrodotta nel ciclo ad libitum, fino ad esaurimento scorte, dimodoché da una bottiglia di acqua minerale un filato per mutande, e dalle mutande di nuovo acqua minerale." [sì, fa troppo ecologismo, troppo Grillo, domani ne provo un altro].

domenica 28 agosto 2016

"Non poter percorrere le vie medie"

Per gustarsi appieno Gadda bisogna prima accettare di entrare nella sua nevrosi, quella dell'uomo di lettere frustrato dalle ambizioni borghesi della madre che lo volle ingegnere, frustrazione che fa da carburante a quella serie di bozzetti grotteschi che messi tutti in fila costituiscono l'ossatura della sua produzione. Così parlerebbe un De Sanctis, un Contini non so (di seguito un brano per farsene un'idea).

Dunque solo i casi umani possono veramente gustarsi un Gadda, i casi umani come lui, come voi, come me, ma se siete troppo fiduciosi nelle possibilità infinite della vostra volontà allora il Gadda vi risulterà perlopiù incomprensibile e pesantissimo nella sua densità. Così come scrive il suo alter ego nella "Cognizione del dolore": [si ostina a] "lambiccare rabbioso una qualcheduna di quelle sue parole difficili che nessuno capisce e di cui gli piace ingioiellare una sua prosa dura, incollata, che nessuno legge." Oddio, poi la fortuna letteraria sopraggiunse già in vita per il povero ingegnere, ma lui, completamente arreso alla sua "malattia" (qui intesa in senso sveviano), di questo successo perlopiù se ne vergognava, per giunta preoccupatissimo dalle possibili rappresaglie degli individui che avrebbero potuto riconoscersi nelle sue parodie: come sempre in casi del genere, la sua "malattia" fu la nostra fortuna (detto questo, me la sto finalmente gustando la "Cognizione").

sabato 27 agosto 2016

Il Dio indulgente

Vi furono tempi meno balordi di questi in cui la teodicea era un gioco da ragazzi, in cui ogni catastrofe si poteva beatamente ascrivere all'ira del Signore, adirato per uno qualsiasi dei molteplici casi di corruzione che affliggevano le sue creature (come se a crearli apposta deboli di carattere fosse colpa loro), ma oggi no, non è più così, oggi Dio è guarito dalla sua nevrastenia e per i suoi figli non ha che occhi di riguardo, per cui, come spiegarsi la persistenza del male? Forse si sbagliano i preti, forse Dio è rimasto quello di una volta e a cambiare opinione sono state le sue creature, direttive vaticane, nuovi protocolli di accesso alla figura divina, spogliata delle sue prerogative più terribili e ridotta a immaginetta bonaria, tipo il nonno di Heidi o Babbo Natale, ma nella versione che non prevede il carbone. Sarebbe un guaio, perché se così fosse le sue creature si sentirebbero legittimate a proseguire nel loro scellerato stile di vita credendo di non stare facendo nulla di male, speriamo di sbagliarci.

Storia di pattume e di anarchia

Bisognerebbe congegnare una bella storia sulla spazzatura, o basùra, come direbbe mia madre che è cresciuta nel Maradagàl, ma tutta giocata nel registro del comico e del grottesco, in modo da vendicare tutto il fastidio e la cagnara che ne consegue la raccolta, specialmente nelle ore notturne, e per contro il dramma della sua accumulazione, specialmente nelle ore diurne. Principiare con i postulati della raccolta differenziata, proseguire con monografie sulle municipalizzate che hanno reso grande la munnezza e riconoscibile come un brand esportato in tutto il mondo, più di Gomorra e di Romanzo Criminale, illustrare come un torso di mela oggi valga assai più di un profugo e in prospettiva sia molto più redditizio. Purtroppo io non sono bravo sulle lunghe distanze, altrimenti la scriverei io.

giovedì 25 agosto 2016

C'è da spostare una Weltanschauung

Dicevo: quale presunzione nell'uomo che guarda il mondo e pensa che sia proprio così, come lo vede, come se i suoi occhi fossero la misura di tutte le cose. Ma tu, uomo, per tua stessa ammissione non sei che una delle molte possibilità dell'universo, chi ti dà il diritto di pensare che sia proprio questo tuo peculiare modo di vedere, questo tuo peculiare modo di percepire, che corrisponde alla realtà delle cose? Sono i tuoi occhi quelli che guardano, la tua mente quella che pensa, e tu saresti così presuntuoso da farti misura di tutte le cose presenti nell'universo? Lo so, è un discorso che non attacca nell'era della tecnica, siamo tutti avvolti nella nostra Weltanschauung: che l'universo intero si pieghi alla nostra utilità. Così guardiamo le stelle e diciamo: le stelle sono proprio queste certe cose che ho definito una volta per tutte, oltretutto scientificamente, perché così mi è utile, mentre alle stelle, per modo di dire, tocca venirci incontro e adattarsi al nostro peculiare modo di conoscerle, nascondendo invariabilmente la loro vera natura (o "cose in sé"). Discorso sottile che farebbe di me un vero kantiano, se non fosse che...

martedì 23 agosto 2016

Giocare con internet

All'aumento dell'informazione non corrisponde un uguale aumento della conoscenza, è la formula che meglio descrive le velleità dei movimenti di protesta nati su internet, una ruminazione di ideologie egualitarie già ampiamente ruminate quarant'anni fa, un enorme dispiego di informazione che regolarmente va ad incagliarsi nelle secche delle teorie della cospirazione. Si sono fissati sul mezzo abbagliati dalla sua luce, sperando che dal mezzo uscissero le idee come i conigli dal cilindro, si sono fatti stregare dal concetto di "partecipazione dal basso", ma una volta entrati nel meccanismo della partecipazione vengono risucchiati dallo sloganificio che serve loro la pappa già pronta (e se qualcuno osa chiedere quel che c'è dentro viene accompagnato all'ingresso). Oh, intendiamoci, è una storia vecchia come il mondo, ma loro la fanno passare per nuova. In sostanza il messaggio è nella funzione: io sono il tuo movimento di protesta, farò tali cose, quali ancora no so, ma saranno il terrore del governo. Nemmeno qui c'è molto da sperare.